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Il superconsulente Marko lascia la Red Bull. Ma sono dimissioni forzate

Helmut Marko (afp)
L’ex pilota, 82 anni, lascia con un anno di anticipo la scuderia austriaca, che non ne poteva più del suo protagonismo
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Dietro alle parole affettuose, ai saluti velati di commozione, si nasconde un divorzio maturato in mesi e mesi di rapporti sempre più difficili, sfociati nello scontro finale che è costato la poltrona a Helmut Marko. Il superconsulente lascia la Red Bull a 82 anni, dopo un ventennio in cui ha portato alla scuderia austriaca gli otto Mondiali piloti dei due campioni che ha saputo scovare con il fiuto del grande talent scout Vettel e Verstappen. Proprio il titolo mancato per un soffio dall’olandese e vinto da Norris ad Abu Dhabi “mi ha commosso profondamente e mi ha fatto capire che ora è il momento giusto per me, personalmente, di chiudere questo capitolo molto lungo, intenso e ricco di successi". Così l’uomo di Graz spiega le sue dimissioni sul sito della Red Bull, che lo saluta con le parole al miele del Ceo del gruppo, Oliver Mintzlaff: “Sono estremamente dispiaciuto ma ho capito che dovevo rispettare la sua decisione”.

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Dietro alle parole affettuose, ai saluti velati di commozione, si nasconde un divorzio maturato in mesi e mesi di rapporti sempre più difficili, sfociati nello scontro finale che è costato la poltrona a Helmut Marko. Il superconsulente lascia la Red Bull a 82 anni, dopo un ventennio in cui ha portato alla scuderia austriaca gli otto Mondiali piloti dei due campioni che ha saputo scovare con il fiuto del grande talent scout Vettel e Verstappen. Proprio il titolo mancato per un soffio dall’olandese e vinto da Norris ad Abu Dhabi “mi ha commosso profondamente e mi ha fatto capire che ora è il momento giusto per me, personalmente, di chiudere questo capitolo molto lungo, intenso e ricco di successi". Così l’uomo di Graz spiega le sue dimissioni sul sito della Red Bull, che lo saluta con le parole al miele del Ceo del gruppo, Oliver Mintzlaff: “Sono estremamente dispiaciuto ma ho capito che dovevo rispettare la sua decisione”.

Helmut Marko con Max Verstappen (afp)

I due piloti imposti alla scuderia

Ma le voci di dentro raccontano invece che sia stato proprio Mintzlaff a volere far fuori Marko, obbligandolo di fatto a farsi da parte con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del suo contratto. Troppo ingombrante la sua figura, per nulla apprezzata la sua tendenza al protagonismo, che era cresciuta in maniera evidente dopo l’allontanamento dell’ex team principal Christian Horner. Due, in particolare, le mosse che hanno fatto infuriare Red Bull: aver imposto la sua ultima scoperta, il 18 enne Arvid Lindblad – londinese di orgini indiane e svedesi – alla Racing Bulls, dove prenderà il posto di Isack Hadjar, passato in Red Bull. E aver messo sotto contratto l’irlandese Alex Dunne, fresco di rottura con la McLaren. Una scelta talmente poco apprezzata che la Red Bull ha deciso di rescindere immediatamente il contratto, pagando a Dunne una penale da centinaia di migliaia di dollari.

Le accuse ad Antonelli e le scuse della Red Bull

Marko – che da pilota aveva conquistato una 24 ore di Le Mans con Porsche nel 1971 – aveva capito che il suo tempo in Red Bull era arrivato alla fine. E, come aveva previsto chi lo conosce da una vita, nelle ultime settimane ha accentuato il suo protagonismo, culminato con le infelici dichiarazioni alla fine del Gran Premio del Qatar, penultimo appuntamento della stagione, quando ha accusato Kimi Antonelli di aver volontariamente commesso un errore di guida per farsi sorpassare da Norris. Dopo i messaggi di odio e le minacce di morte riversati sui social del pilota bolognese, la Red Bull si è scusata pubblicamente, sconfessando Marko. È stata l’ultima volta, in venti anni pieni di successi e di gaffe.

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