Sveglia, dice baby Kimi all’Italia. Un anno fa prendeva la patente (a San Marino) ora si è preso il suo primo Gp di Formula Uno. A 19 anni, 6 mesi e 18 giorni. Più precoce di Jannik Sinner che si è aggiudicato il suo primo Slam a 22 anni e 165 giorni.
Lanterne rosse per Antonelli. Il ragazzino della via Emilia ha vinto alla sua ventiseiesima corsa dopo essere diventato il più giovane poleman di sempre. Italy First, ma su Mercedes. E già perché la Gen Z fa strada, ma non nel nostro Paese dove a 40 anni sei ancora un ragazzo che manda curriculum. Segni particolari, tutti: Kimi a otto anni era già in un paddock (Gp di Hockenheim), suo papà Marco, ex pilota e titolare di una squadra, l’aveva fatto entrare nascondendolo dentro una pila di gomme. Anche sua mamma Veronica lavora nel team. I bimbi crescono a ninna nanne, Kimi a rombo di motori e a kart. In più metteteci la Motor Valley emiliana, Lucio Dalla, Nuvolari, la passione del bimbo per Ayrton Senna di cui porta il numero 12. Insomma, …
Sveglia, dice baby Kimi all’Italia. Un anno fa prendeva la patente (a San Marino) ora si è preso il suo primo Gp di Formula Uno. A 19 anni, 6 mesi e 18 giorni. Più precoce di Jannik Sinner che si è aggiudicato il suo primo Slam a 22 anni e 165 giorni.
Lanterne rosse per Antonelli. Il ragazzino della via Emilia ha vinto alla sua ventiseiesima corsa dopo essere diventato il più giovane poleman di sempre. Italy First, ma su Mercedes. E già perché la Gen Z fa strada, ma non nel nostro Paese dove a 40 anni sei ancora un ragazzo che manda curriculum. Segni particolari, tutti: Kimi a otto anni era già in un paddock (Gp di Hockenheim), suo papà Marco, ex pilota e titolare di una squadra, l’aveva fatto entrare nascondendolo dentro una pila di gomme. Anche sua mamma Veronica lavora nel team. I bimbi crescono a ninna nanne, Kimi a rombo di motori e a kart. In più metteteci la Motor Valley emiliana, Lucio Dalla, Nuvolari, la passione del bimbo per Ayrton Senna di cui porta il numero 12. Insomma, un predestinato.
La Ferrari lo boccia a 12 anni
Tanto che Massimo Rivola allora responsabile dell’Academy Ferrari lo segnala ai piani alti. È una bella idea: cavallo e Cavallino della stessa regione. Ma viene bocciata: «Non si possono spendere così tanti soldi per un monello». Uno che ancora va a scuola (Istituto Tecnico Salvemini a Casalecchio di Reno) dove si è diplomato scegliendo il tema sul rispetto. Forse a Maranello trascurano che la Formula Uno è diventata un videogioco alla Mario Kart sul cui sedile le nuove generazioni guidano benissimo. O forse l’Italia resta quel paese dove la gioventù è sempre quella della notte prima degli esami e mai quella dopo.
In Spagna il calciatore Lamine Yamal ha debuttato in nazionale a 16 anni e 57 giorni senza che nessuno dicesse che la sua infanzia era rovinata. Del resto nell’84 tutti a vantarsi del premio Nobel per la fisica ottenuto da Carlo Rubbia che però lavorava a Ginevra e insegnava ad Harvard perché tutte le università in Italy lo avevano scartato.
La scelta di Toto
Vabbè, all’austriaco Toto Wolff, numero uno della Mercedes, quel ragazzino di dodici anni piace. «Ha talento e piedi a terra». Lui e tutto il team lo chiamano son, figlio. Toto resta colpito soprattutto dalla solidità della famiglia di Kimi e dalla maturità di quello che per altri è solo un moccioso. Senza tanti problemi lo prende nella squadra junior, lo invita anche a casa, insiste: «Anche se più giovane è più saggio del mio primo figlio, Benedict». Che è del 2001 mentre Kimi è del 2006.
Antonelli in F1 esordisce col botto su Mercedes nel 2024 nelle libere di Monza, dopo pochi metri si schianta alla Parabolica. Lui resta emotivamente scosso, la Mercedes no, tanto che lo promuove al posto di sir Lewis Hamilton per la stagione successiva. Tre podi l’anno scorso, fino alle lacrime cinesi dove è stato annunciato come Raikkonen (certo se ti chiami Kimi). Ora tutti a dire che 20 anni dopo l’ultimo successo azzurro e 73 dopo Alberto Ascari un pilota italiano potrebbe tornare a vincere il titolo mondiale e che se Antonelli avrà lo stesso effetto di Sinner sul tennis meglio prepararsi a una magnifica primavera su quattro ruote.
Dilemma: uomo o macchina?
Ma resta il dilemma su quello che si annuncia un derby emiliano per prendersi il mondo: l’Italia tiferà Ferrari o Kimi? Sceglierà la macchina o il pilota? Antonelli che è andato a vivere da solo e si è appena sfidanzato da Eliska Babickova, ex pilota di kart, aveva nove mesi quando Hamilton vinceva la sua prima corsa. A Shanghai ha preceduto di 25 secondi il pilota inglese della Ferrari e di 5 il compagno di squadra Russell. Ha guidato con calma, gestendo benissimo il vantaggio, controllando le rimonte, senza frenesie, anche quando ha fatto un piccolo errore. Significa (anche) saper leggere la gara, capire che il volante che tieni in mano guida più cose. Poi certo piangi come un bambino aspettando le tagliatelle al ragù della mamma.
Ieri notte nella cerimonia degli Oscar a Los Angeles c’era candidato anche il film F1: The Movie che parla di un vecchio pilota (Brad Pitt) che torna a vincere, ma solo per lasciare posto al rookie, al ragazzino del futuro. Guarda caso. Ah sì, al monello che l’anno scorso ha preso la patente c’è una cosa che non riesce bene: parcheggiare. Ma pare che in F1 non serva.