Lewis Hamilton, successo n° 106: uno dei migliori?
«Lo sono tutti, ma questo è speciale».
Trent’anni dopo la prima vittoria di Schumacher in rosso.
«Avevo 12 anni ed ero a casa sul divano a guardare quella gara e pensavo: chissà com’è sedersi in quell’abitacolo rosso e vincere con la Ferrari?. Quel momento che sognavo da bambino è arrivato, non lo dimenticherò mai. Anche se il mio abitacolo è bianco, lo farò tornare rosso come quello di Michael. Impossibile trovare le parole per un’emozione che va oltre i sogni più sfrenati».
Ci provi.
«Ho creduto nella mia decisione di entrare in Ferrari e in quello che avremmo potuto realizzare insieme. Tutto è iniziato con grande entusiasmo l’anno scorso, poi ci sono state molte critiche e molta negatività».
Ha anche dubitato di se stesso?
«Sono un essere umano. Ci sono stati momenti in cui ho permesso che le critiche mi influenzassero e mi penetrassero profondamente. Mi sono detto: cavolo, forse è vero che quando arrivi a un certo punto, perdi il …
Lewis Hamilton, successo n° 106: uno dei migliori?
«Lo sono tutti, ma questo è speciale».
Trent’anni dopo la prima vittoria di Schumacher in rosso.
«Avevo 12 anni ed ero a casa sul divano a guardare quella gara e pensavo: chissà com’è sedersi in quell’abitacolo rosso e vincere con la Ferrari?. Quel momento che sognavo da bambino è arrivato, non lo dimenticherò mai. Anche se il mio abitacolo è bianco, lo farò tornare rosso come quello di Michael. Impossibile trovare le parole per un’emozione che va oltre i sogni più sfrenati».
Ci provi.
«Ho creduto nella mia decisione di entrare in Ferrari e in quello che avremmo potuto realizzare insieme. Tutto è iniziato con grande entusiasmo l’anno scorso, poi ci sono state molte critiche e molta negatività».
Ha anche dubitato di se stesso?
«Sono un essere umano. Ci sono stati momenti in cui ho permesso che le critiche mi influenzassero e mi penetrassero profondamente. Mi sono detto: cavolo, forse è vero che quando arrivi a un certo punto, perdi il tocco».
Come l’ha riscoperto?
«Lavorando, attingendo all’io interiore, trascorrendo molto tempo con la famiglia, con gli amici, persone vere che mi conoscono, che non hanno mai dubitato di me. I miei fan mi hanno salvato e aiutato a ricordarmi chi sono. Mi sono allenato duramente per correre con dei diciannovenni. Sono felice nella vita. Sono tornato nel mio equilibrio».
È stata la ricetta per vincere a Barcellona?
«Tutti hanno lavorato duramente: ottimi pit stop e ottima strategia. La macchina andava alla grande, gli aggiornamenti hanno funzionato. Sono grato ai ragazzi qui, in fabbrica, e a Fred Vasseur per aver creduto in me e portato nel team. L’anno scorso ho iniziato un sogno che sembrava quasi impossibile, ma non abbiamo mai perso la speranza, la squadra ha continuato a sostenermi. Mi ha creduto e si è fidata delle cose che ho chiesto di modificare. Quando sono arrivato a Maranello è stato uno shock per il sistema, io sono uno molto schietto. Ora ho la squadra giusta e la macchina giusta intorno a me, posso iniziare a fare ciò che so fare meglio».
Carlo Santi, il suo ingegnere di pista, è il suo nuovo Bonnington, ex di Schumacher che adesso lavora con Kimi Antonelli?
«Non ci conoscevamo, siamo andati d’accordo da subito. È molto tranquillo, sorridente, per lui è difficile esprimere le proprie emozioni. Mi piace pensare che il nostro incontro abbia riacceso l’amore che prova per il suo lavoro di ingegnere, così come lui ha fatto per me come pilota».
La lotta per il titolo è aperta? Potrebbe essere il suo ottavo.
«Non ci ho pensato in questi termini. E la strada è ancora lunghissima, la Mercedes è forte e dobbiamo colmare il divario. Non è finita, questo è certo. Bisogna continuare a essere innovativi come siamo stati finora. Quest’anno è all’insegna dell’innovazione».
Dormirà?
«Credo che lo farò con questa maglia rossa».