Barcellona – La ricostruzione di un campione. E la conquista di una squadra, dopo un anno in panchina a guardare la felicità degli altri. A 41 anni, alla sua seconda stagione in rosso, Lewis Hamilton ha preso in mano il volante della Ferrari. Ha chiesto e preteso una macchina a sua misura. Persone diverse per stargli accanto. Ed è arrivato il successo a Barcellona: è l’inizio di una seconda vita per lui e anche di un altro Mondiale? I punti (-41 da Kimi Antonelli) e le evoluzioni tecniche della SF-26 portate in Catalogna, in attesa anche degli aggiornamenti motore, dicono che il campionato è aperto. Di certo il pilota è ritrovato, dopo un percorso complicato, attraversato da critiche e dubbi, anche su se stesso. Quando è entrato ufficialmente a Maranello, il 20 gennaio 2025, era in doppiopetto e scarpe di vernice nera con suola rossa. All’ingresso della fabbrica dei sogni disse buongiorno, presentando i suoi documenti: sette titoli, sono qui per aggiungerne un altro. Flash, applausi, …
Barcellona – La ricostruzione di un campione. E la conquista di una squadra, dopo un anno in panchina a guardare la felicità degli altri. A 41 anni, alla sua seconda stagione in rosso, Lewis Hamilton ha preso in mano il volante della Ferrari. Ha chiesto e preteso una macchina a sua misura. Persone diverse per stargli accanto. Ed è arrivato il successo a Barcellona: è l’inizio di una seconda vita per lui e anche di un altro Mondiale? I punti (-41 da Kimi Antonelli) e le evoluzioni tecniche della SF-26 portate in Catalogna, in attesa anche degli aggiornamenti motore, dicono che il campionato è aperto. Di certo il pilota è ritrovato, dopo un percorso complicato, attraversato da critiche e dubbi, anche su se stesso. Quando è entrato ufficialmente a Maranello, il 20 gennaio 2025, era in doppiopetto e scarpe di vernice nera con suola rossa. All’ingresso della fabbrica dei sogni disse buongiorno, presentando i suoi documenti: sette titoli, sono qui per aggiungerne un altro. Flash, applausi, clic. Il borsino dei social e degli sponsor si impennò. Quel giorno fuori pioveva, dentro ha cominciato presto. Il successo nella sprint in Cina fu un’illusione avventata, cui sono seguite solo amarezze: zero podi.
La difficoltà nel trovare la strada giusta
Un Lewis irriconoscibile: estraneo alla macchina, alle procedure, ai collaboratori. Troppo vecchio, troppo Hamilton per essere un ferrarista? Eppure c’erano le migliori intenzioni. Dormiva in un camper vicino alla pista di Fiorano, girava nei reparti a stringere mani a ingegneri e meccanici, chiedeva loro i nomi, prendeva lezioni di italiano. Studiava, ascoltava. Invece, no way. Non trovava la strada. Scopriva che i dodici anni passati in Mercedes rimanevano nella sua testa e che la Ferrari era un’altra cosa: la rossa non si guida soltanto, ma va sentita nella carne. È arrivato a dire, dallo sprofondo dei risultati e dello spirito, di aver bisogno di un trapianto di cervello. Proprio non capiva una cultura così lontana. Quella dove Charles Leclerc era invece cresciuto, preso da ragazzino nel vivaio e allevato in casa: il monegasco parla italiano, conosce il vocabolario della Ferrari, è l’uomo al centro del progetto. E gli sta davanti.
Ma nessuna resa, anzi...
Hamilton ha subìto ma non si è arreso, a costo di sembrare presuntuoso e viziato. Ha cominciato a prendere appunti, a scrivere dossier. A chiedere modifiche e innovazioni, il coraggio di cambiare, possibilmente di osare. I risultati: «Abbiamo tirato fuori l’aletta sullo scarico, poi la Macarena. Lo chiedevo l’anno scorso, hanno dimostrato di saperlo fare e lo faranno ancora». È andato a bussare alla porta di Fred Vasseur, il manager che l’ha portato a Maranello, per cucire la rossa su se stesso. «Non sarei qui senza di lui. L’anno scorso è stato davvero difficile da gestire, il mio arrivo è stato un grande shock per il sistema perché sono molto schietto. Se vedo qualcosa che non ritengo giusto, spingo molto forte, questo è il mio modo di essere, sono implacabile. Penso che non sia facile trovarsi dall’altra parte ad amministrare un’intera organizzazione impostata in un certo modo. Ma ha continuato a credere in me, si è dimostrato un mio alleato. Alla fine mi ha ascoltato, ho davvero dovuto insistere per alcuni cambiamenti. Lui li ha resi possibili, gliene sarò per sempre grato».
L’importanza del legame con Carlo Santi
Via Riccardo Adami dal muretto, dentro Carlo Santi. L’ingegnere di pista che non conosceva ma col quale ha subito legato. I freni: passa a dischi e pastiglie Carbone Industrie, per il resto l’impianto rimane Brembo. Lewis si sente a casa, e vola. E chissà che non c’entri anche l’amore con Kim Kardashian a spingerlo in alto («Sono felice nella vita»).
Il momento difficile di Leclerc
Mentre Charles arretra. Non gli manca il talento né la velocità, e il cuore è appagato (si è sposato). Ha sopportato stagioni durissime, con una dedizione incondizionata per la Scuderia con la quale ha appena rinnovato il patto. Eppure qualcosa si è incrinato nella sua fiducia proprio mentre dall’altra parte del garage si rafforzava. Piccole insicurezze ed errori che, sommati, diventano distanza in classifica (-40 dal compagno). La ritroverà, ma al momento la rossa gli sfugge dalle mani. Proprio quando a Lewis riesce l’impresa più difficile che non è guidare la Ferrari, ma essere la Ferrari.