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Antonelli, un casco per l’Italia. E gli altri piloti lo incoronano: “Bravo e autentico”

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Kimi a Monza con l’edizione speciale realizzata con Valentino Rossi: nelle vignette immagini e luoghi comuni sull’italiano medio. Leclerc: “Se il Mondiale non lo vince uno di noi ferraristi, vorrei che fosse lui”
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Monza – Kimi tricolore. Logo delle scarpe verde-bianco-rosso, come la visiera del cappellino. Antonelli primo italiano leader del Mondiale a Monza (non succedeva da Alberto Ascari, 1953). Partirà dal fondo, per cambio motore. «Non è che mi renda felice nel gp di casa, ma è la pista giusta per farlo: si può superare e fare una bella gara. Obiettivo? Tra i primi 5. Ma anche di più: partirò full attack, mettendoci la testa, mica voglio schiantarmi». Gesto scaramantico. Sarà una domenica bollente. Anche per i cuori dei tifosi. Nei giorni in cui Maranello, con nuovo motore sulle rosse, celebra l’eredità di Michael Schumacher. «Il derby con la Ferrari? Qui c’è un tifo gigantesco e credo ancora di più per il Cavallino, ma in effetti fa strano perché ci sono io lì davanti però su Mercedes, credo che per i tifosi non sia facile. Io un giorno in Ferrari? Alla Mercedes devo molto per l’opportunità che mi hanno dato».

Semplicissimo amare il ragazzo della via Emilia che parla una lingua nuova e di…

Monza – Kimi tricolore. Logo delle scarpe verde-bianco-rosso, come la visiera del cappellino. Antonelli primo italiano leader del Mondiale a Monza (non succedeva da Alberto Ascari, 1953). Partirà dal fondo, per cambio motore. «Non è che mi renda felice nel gp di casa, ma è la pista giusta per farlo: si può superare e fare una bella gara. Obiettivo? Tra i primi 5. Ma anche di più: partirò full attack, mettendoci la testa, mica voglio schiantarmi». Gesto scaramantico. Sarà una domenica bollente. Anche per i cuori dei tifosi. Nei giorni in cui Maranello, con nuovo motore sulle rosse, celebra l’eredità di Michael Schumacher. «Il derby con la Ferrari? Qui c’è un tifo gigantesco e credo ancora di più per il Cavallino, ma in effetti fa strano perché ci sono io lì davanti però su Mercedes, credo che per i tifosi non sia facile. Io un giorno in Ferrari? Alla Mercedes devo molto per l’opportunità che mi hanno dato».

Semplicissimo amare il ragazzo della via Emilia che parla una lingua nuova e diversa anche per la Formula 1. Come ha fatto Valentino Rossi in moto. E infatti: casco speciale realizzato con l’amico su due ruote. Con tutti i simboli di Vale, tra cui il sole e la luna, e le immagini dell’italiano medio: un uomo in canottiera, lo stuzzicadenti, la pizza e il caffè fumante. Kimi ci ha aggiunto i suoi: le stelle, la famiglia, il kart. Fodera interna tricolore. Il suo mondo, piccolo e grande. Lo dice anche il capo del Circus, Stefano Domenicali: «Kimi sta portando dentro il nostro sport un nuovo pubblico che si riconosce in lui, i numeri ci sorprendono. Il motivo? È un ragazzo che affronta la grande responsabilità di leader del Mondiale con leggerezza, tipica dei giovani, ma lui ci aggiunge la sua italianità: il sorriso e la giovialità del nostro modo di vivere. È naturale, non si sente ingabbiato nel ruolo del pilota professionista che deve seguire certe regole. Tutto questo, unito alla sua capacità di andare forte, ne fanno un fenomeno». Il golden boy d’Italia.

Piace a tutti, anche agli avversari. Lewis Hamilton lo insegue a -59 punti. Al circuito arriva con doppiopetto e cappotto di cammello (con 32 gradi), a bordo di una Ferrari F40 scovata in un garage e sul cui motore ha scoperto inciso il numero 44, quello con cui corre. Segno del destino. Anche in Kimi vede fili che si incrociano con i propri. Ha preso il suo posto sulla Freccia: «Toto Wolff non lo lascerà andare via tanto presto. Ha fatto un lavoro incredibile quest’anno e ha una squadra fantastica. Ha Bono come ingegnere, che conosco molto bene, che gli avrà dato tantissimi consigli. Ha imparato e osservato anche quello che ho fatto io lì. Ma vedere i suoi progressi così giovane e la sua costanza… Non ha pesi sulle spalle, capita quando hai venti anni e sei affamato di successo e in forma».

Charles Leclerc lo battezza: «Se il Mondiale non lo vince un pilota Ferrari, mi farebbe piacere che ci riuscisse Kimi. Se lo merita. È una brava persona. Sarebbe una bella storia, così giovane, al suo secondo anno in F1». Max Verstappen quest’anno non combatte contro, ha una Red Bull ancora incompiuta. Ma adora Kimi. Forse ci si rivede? «È semplicemente un bravo ragazzo, molto simpatico. Ha un talento incredibile. Mi piace come lavora e mi piace la sua intelligenza. È al posto giusto, dietro si vede un bel lavoro di squadra. Ha la spinta della famiglia. È autentico. Ed è questo che mi piace. Consigli? Non ne ha bisogno, è davvero bravo e sta facendo tutto perfetto. Rimane favorito per il titolo, ma non deve pensarci troppo. Lasciatelo in pace, fategli fare il suo lavoro».

Fine settimana ad alto contenuto emotivo, sì è derby. Così caldo che la Fia ha imposto i giubbotti refrigeranti. Kimi allontana gli spiriti bollenti: «Partire dietro toglie pressione, prenderò un’altra penalità più avanti ma solo di 5 posizioni. Qui posso guidare spensierato, godendomela. E sperimentare qualcosa di nuovo. Non devo dimostrare niente. A Monza ho tanti bei ricordi: qui sono stato annunciato, ho fatto i primi podi e vittorie. La curva più bella? L’Ascari, non facile. Imola come ultima tappa? Sarebbe bello, anche se a dicembre il meteo... Potrei riscattarmi per Monza, anche se non è detto che qui non faccia una gran gara». La forza leggera di Kimi.

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