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Monza, le pagelle: Kimi merita il massimo, Verstappen gladiatore. Leclerc dietro la lavagna

Kimi Antonelli festeggia la vittoria (reuters)

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Promossi e bocciati del Gp d’Italia di Formula 1
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ANTONELLI 10

Il sorpasso numero 26 è quello giusto. Partito dalla posizione numero 19, dopo aver fatto la fotografia a tutto il resto della griglia, al giro 50 si consegna definitivamente alla storia, infilando il compagno di squadra Russell e involandosi verso il traguardo. Mai nessuno a Monza aveva vinto partendo da così indietro. Di più: era dal 1966 che un italiano (Scarfiotti) non vinceva il gran premio degli italiani, non c’era ancora la diretta tv. È il settimo sigillo della stagione, anche questo è record, perché Ascari si era fermato a sei. In attesa di ereditare da Ascari anche il titolo iridato (66 punti di vantaggio sul secondo, Russell), riscrivendo la storia dell’automobilismo italiano, ha già invaso con prepotenza il libro dei fenomeni.

RUSSELL 7

Può apparire paradoss…

ANTONELLI 10

Il sorpasso numero 26 è quello giusto. Partito dalla posizione numero 19, dopo aver fatto la fotografia a tutto il resto della griglia, al giro 50 si consegna definitivamente alla storia, infilando il compagno di squadra Russell e involandosi verso il traguardo. Mai nessuno a Monza aveva vinto partendo da così indietro. Di più: era dal 1966 che un italiano (Scarfiotti) non vinceva il gran premio degli italiani, non c’era ancora la diretta tv. È il settimo sigillo della stagione, anche questo è record, perché Ascari si era fermato a sei. In attesa di ereditare da Ascari anche il titolo iridato (66 punti di vantaggio sul secondo, Russell), riscrivendo la storia dell’automobilismo italiano, ha già invaso con prepotenza il libro dei fenomeni.

RUSSELL 7

Può apparire paradossale, ma sta vivendo una stagione da incubo. Mai avrebbe creduto se uno ad inizio stagione gli avesse detto che quel giovane, Antonelli, gli avrebbe fatto le scarpe, sottraendogli la chance di vincere il titolo mondiale, e men che meno avrebbe immaginato di finire secondo a Monza, rimontato dal compagno di box partito non davanti come lui, ma dalla decima fila. Ci vorrà tempo per riprendersi da una simile mazzata. Sportiva e morale.

VERSTAPPEN 8

Il solito gladiatore. Macchina inferiore, eppure con le unghie e con i denti riesce a salire sul podio, battendo le Ferrari e le McLaren. Con lui lo spettacolo è comunque assicurato.

NORRIS 6

Finisce quarto per concessione di Piastri e della squadra. Un brodino per chi l’anno scorso ha vinto il titolo iridato. Reduce da due successi, questo è minimo sindacale.

PIASTRI 6

Anche lui ordinaria amministrazione. Prova ad essere protagonista nella prima parte, ha la meglio ad esempio su Hamilton in un duello lungo parecchi chilometri, frana però nel finale.

HAMILTON 6

La solita giaculatoria di lamentele via radio. Non vanno le gomme, non funziona l’assetto, non c’è velocità. Fatto sta che nei primi giri è protagonista e illude, dopo una partenza balbettante. Ma nella seconda parte si ridimensiona e alla fine deve accettare un indigesto sesto posto. Per fortuna del pubblico vestito di rosso, data la latitanza sua e di Leclerc, c’è Antonelli. Italiano di Bologna. Non lontano da Maranello. La gente ha deciso: il tricolore non è più solo Ferrari. Soprattutto questa deludente Ferrari.

GASLY 7

Eroe del sabato su una pista che gli porta fortuna. Pole conquistata dopo 190 gran premi, su un circuito che nel 2020 (imperversava il Covid) aveva ospitato la sua unica vittoria. Che la domenica tornasse comparsa, al di là dell’onorevole settima piazza finale, era quasi inevitabile.

COLAPINTO 6

Meno eroe al sabato sulla Renault del compagno di squadra Gasly, prova a mettersi in luce nei primi giri con una partenza a razzo. Un fuoripista lo rispedisce all’indietro, da dove riemerge di nuovo, sino al nono posto finale.

La delusione di Leclerc (ansa)

LECLERC 5

Spiace, ma in qualche modo ha tradito. Aveva promesso fuoco e fiamme, un grande colore rosso, passione ed entusiasmo e invece al giro 3 va a sbattere contro le barriere. Riconosce di aver perso la macchina e questo per certo gli attribuisce responsabilità. Poi di sicuro le colpe non saranno tutte sue, ma partiva dalla seconda fila, dannazione, almeno il podio. Le lacrime dei ferraristi si sono viste subito. La delusione resterà a lungo.

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