I riccioli fradici di sudore e anche il cuore, manca poco, quasi niente, perché Kimi Antonelli vinca il Mondiale. «Già a Austin? Davvero?». Davvero ragazzo strepitoso, tra due settimane. Anche se la matematica offre combinazioni complesse, rilanciando maggiori probabilità in Messico (1° novembre), è facile riconoscere lo spirito e anche l’intelligenza del campione: il bolognese terzo nella Singapore dei leoni, dietro un Max Verstappen che ruggisce al futuro (secondo successo di fila e poker a Marina Bay per l’olandese) e alla Ferrari di Charles Leclerc, ma al posto che avrebbe dovuto occupare con l’altra rossa Lewis Hamilton, se il 7 volte campione del mondo non avesse deciso di saltare il rientro ai box durante un’interruzione che gli è costata il podio.
I riccioli fradici di sudore e anche il cuore, manca poco, quasi niente, perché Kimi Antonelli vinca il Mondiale. «Già a Austin? Davvero?». Davvero ragazzo strepitoso, tra due settimane. Anche se la matematica offre combinazioni complesse, rilanciando maggiori probabilità in Messico (1° novembre), è facile riconoscere lo spirito e anche l’intelligenza del campione: il bolognese terzo nella Singapore dei leoni, dietro un Max Verstappen che ruggisce al futuro (secondo successo di fila e poker a Marina Bay per l’olandese) e alla Ferrari di Charles Leclerc, ma al posto che avrebbe dovuto occupare con l’altra rossa Lewis Hamilton, se il 7 volte campione del mondo non avesse deciso di saltare il rientro ai box durante un’interruzione che gli è costata il podio.
La scelta di Hamilton, Kimi sul podio
Il britannico sprofonda sesto con le gomme cotte sul finale, viene superato da Antonelli e dalle due McLaren, chiude amaro e svuotato (salta le interviste tv per un malore) e fa mea culpa: «Errore mio, scusatemi, ho fatto perdere dei punti importanti». Il team principal conferma: «Abbiamo chiamato entrambi i piloti, Lewis ha mancato l’ingresso in pit. Ne dovremo parlare. È un peccato, perché avremmo potuto fare due e tre».
Leclerc, podio e rammarico
Il due, il podio che per Leclerc è il quinto dell’anno, porta con sé un solo rammarico: «Avrei potuto essere più aggressivo con Max al via, ma se lo avessi fatto saremmo finiti tutti e due a muro. Se avessi saputo che aveva problemi con la batteria, avrei usato la mia diversamente. Abbiamo fatto passi avanti, ce ne servono altri per vincere, spero presto». Il primo posto non è stato mai in discussione: Max in stato di grazia da quando la sua Red Bull sembra ritornata l’astronave dei vecchi tempi, dopo un inizio di stagione durissimo. Ha vinto a Sepang la settimana scorsa e anche a Baku, se fosse partito più avanti, chissà. A Marina Bay dove non ha mai fatto pole e vinto, ha preso tutto: due partenze al palo e due gare. In quella vera, come considera lui la domenica, temeva solo la partenza che nella sprint era stata fiacca.
Verstappen, grinta e tecnica
All’assalto di Leclerc alle spalle, ha reagito alla Max: ha stretto la via e impedito al monegasco il sorpasso. I primi giri sono stati in apnea, con problemi di dispiegamento energia, poi quando ha dato la scossa, non l’ha visto più nessuno. Cartoline dal passato. «Mi ci è voluto un po’ per vincere qui, ma è andata bene. Le ultime gare sono state davvero positive per noi. Nel team c’è molta motivazione, speriamo di poterci divertire ancora un po’ fino alla fine dell’anno».
E Russell rischia il secondo posto
Avviso ai naviganti: potrebbe persino soffiare il secondo posto in classifica a Russell, sfortunato con una safety finita mentre entrava ai box dopo una rimonta dalle retrovie per cambio motore. George, a muro nella sprint dove poteva recuperare punti, in gara è nono e in lista è solo a +9 su Hamilton e a +17 su Verstappen. Kimi vola a +102. Se a Austin vince e George non fa meglio di 9°, è campione. «Il titolo? Se ne parla da un po’, ma per fortuna ho persone attorno che mi tengono coi piedi per terra».
Kimi, la matematica e il titolo
Sì, però difficile resistere alla tentazione di vedere lassù un italiano dopo 73 anni (Alberto Ascari). Anche guardando a questa Singapore, troppi gli indizi per non sognare subito: Kimi corre con una Mercedes nervosa per gli aggiornamenti (a differenza di Russell su usato garantito, «ma dal Texas entrambi saremo su auto nuova»), parte in difesa, boccheggia nel traffico, i freni fanno bizze, la borraccia perde acqua, la sete monta col caldo, cerca aria con le mani in alto. Eppure è lì quando sul finale Lando Norris si addormenta dopo l’attacco ad Hamilton, lui ne approfitta e passa entrambi i litiganti. «So che sono vicino al Mondiale, ma allo stesso tempo so che se non faccio le cose per bene con quello che ho non arrivo al risultato». Arrivederci in Texas, cowboy.