Messico senza nuvole. A due punti dal cielo Antonelli prepara la festa
di Giuseppe Antonio PerrelliIl Mondiale per Kimi Antonelli è vicino, vicinissimo. Dopo il successo ad Austin, con 125 punti in palio negli ultimi 5 Gran premi, tra sei giorni in Messico gli basta un nono posto per neutralizzare la vittoria di Russell (che ha 123 punti di ritardo) e un decimo posto per vanificare il successo di Hamilton (che è a -124). I sedici chilometri che separano lo stadio Azteca dall’autodromo Hermanos Rodriguez, nell’immensa e caotica periferia di Città del Messico, possono quindi trasformarsi in un viaggio nella storia dello sport italiano: da Italia-Germania 4-3 dei Mondiali di calcio del 1970 al titolo festeggiato in Formula Uno da Antonelli nel 2026. E chissà se l’impresa di Kimi non diventerà il titolo di un film, come è successo alla partita del secolo, decisa dal gol di Rivera.
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Il Mondiale per Kimi Antonelli è vicino, vicinissimo. Dopo il successo ad Austin, con 125 punti in palio negli ultimi 5 Gran premi, tra sei giorni in Messico gli basta un nono posto per neutralizzare la vittoria di Russell (che ha 123 punti di ritardo) e un decimo posto per vanificare il successo di Hamilton (che è a -124). I sedici chilometri che separano lo stadio Azteca dall’autodromo Hermanos Rodriguez, nell’immensa e caotica periferia di Città del Messico, possono quindi trasformarsi in un viaggio nella storia dello sport italiano: da Italia-Germania 4-3 dei Mondiali di calcio del 1970 al titolo festeggiato in Formula Uno da Antonelli nel 2026. E chissà se l’impresa di Kimi non diventerà il titolo di un film, come è successo alla partita del secolo, decisa dal gol di Rivera.
Il mondo di Antonelli capovolto in un anno
Sul circuito messicano, 2200 metri sul livello del mare, con l’aria rarefatta che stressa i motori e l’aerodinamica delle monoposto, Antonelli correrà per la seconda volta nella sua vita. Ma in un anno il mondo si è capovolto. Nel gp del 26 ottobre 2025, quando si trovava in quarta posizione dietro a Bearman, la Mercedes gli chiese di far passare Russell, che aveva più volte chiesto un ordine di scuderia ritenendo di avere un ritmo gara superiore. Kimi si era poi visto restituire la posizione negli ultimi giri, tagliando il traguardo per la prima volta davanti al compagno di team: sesto lui, settimo il britannico. A fine gara, però, nessuna esultanza. Anzi, con tutto il garbo possibile, Antonelli si era fatto sentire: «Il team order mi ha colto di sorpresa. Se avessimo mantenuto le posizioni, probabilmente saremmo finiti al quarto e al quinto posto».
La resa di Russell
Un anno dopo tutto è cambiato: il sorriso da grande favorito è scivolato via lentamente dal volto di Russell, sostituito prima dall’espressione lamentosa del «capitano tutte a me e non al mio compagno di team» e poi dalla rassegnazione di chi ha capito che il ragazzino di pochi mesi fa è diventato un pilota di un’altra categoria.
La festa in Brasile nel nome di Senna
Nessun ordine di scuderia questa volta potrà fermare Antonelli nella gara messicana che si correrà, come in Texas, alle 21 italiane (le qualifiche del sabato scatteranno invece alle 22). Perché ormai la domanda più importante non inizia più con un se ma con un quando. Non dovesse arrivare domenica prossima, il titolo si consegnerà ad Antonelli una settimana dopo in Brasile, sul circuito di Interlagos (gara della domenica alle nostre 18, qualifiche del sabato alle 19). Non più nella città di Italia-Germania 4-3 ma a San Paolo, dove è nato Senna, l’idolo di Kimi, che ha scelto di correre con il numero 12 in suo onore e che a lui viene spesso accostato: «Ma il paragone non mi piace molto», aveva detto il bolognese dopo il successo nel Gp di Monaco e le cinque pole position consecutive. «Ayrton ha fatto la storia di questo sport, io neppure una minima parte di quello che lui è riuscito a realizzare». Ma Kimi ha 20 anni. Il tempo corre al suo fianco.