La voglia mondiale di Antonelli, appuntamento con la storia in Messico. Hamilton riassapora la pole
dalla nostra inviata Alessandra ReticoCITTA’ DEL MESSICO – Il bambino italiano che fa innamorare il mondo. E il vecchio leone inglese che gli ha lasciato la macchina e non smette di amare le corse. Eccolo Kimi Antonelli, vent’anni, riccioli spettinati come fosse caduto un minuto fa dal letto. Ed ecco Lewis Hamilton che a dormire non è mai andato, a 41 anni: torna in pole dopo oltre tre anni (Budapest 2023), è la n° 105 per lui, la prima con la rossa e la prima per la Ferrari nel 2026. Proprio in Messico, dove oggi Antonelli può vincere il Mondiale. Al bolognese bastano due punti, parte 4° con alle spalle Verstappen. E davanti ha gli avversari diretti: George Russell parte 2°, 3° Charles Leclerc con l’altro Cavallino. Kimi non si scompone. Anche se mancano poche poche ore al giorno più importante della sua vita. Primo azzurro nel firmamento da 73 anni, da Alberto Ascari, il più giovane si sempre. Il ragazzo cresciuto a motori sulla via Emilia ha tutto per andare oltre e lontano: talento, capacità di imparare in fretta, for…
CITTA’ DEL MESSICO – Il bambino italiano che fa innamorare il mondo. E il vecchio leone inglese che gli ha lasciato la macchina e non smette di amare le corse. Eccolo Kimi Antonelli, vent’anni, riccioli spettinati come fosse caduto un minuto fa dal letto. Ed ecco Lewis Hamilton che a dormire non è mai andato, a 41 anni: torna in pole dopo oltre tre anni (Budapest 2023), è la n° 105 per lui, la prima con la rossa e la prima per la Ferrari nel 2026. Proprio in Messico, dove oggi Antonelli può vincere il Mondiale. Al bolognese bastano due punti, parte 4° con alle spalle Verstappen. E davanti ha gli avversari diretti: George Russell parte 2°, 3° Charles Leclerc con l’altro Cavallino. Kimi non si scompone. Anche se mancano poche poche ore al giorno più importante della sua vita. Primo azzurro nel firmamento da 73 anni, da Alberto Ascari, il più giovane si sempre. Il ragazzo cresciuto a motori sulla via Emilia ha tutto per andare oltre e lontano: talento, capacità di imparare in fretta, forza mentale. E la leggerezza per sopportare un sistema spietato. Pressione? Macché, lui se la gode.
Il team
Allegria contagiosa. La gioia di guidare, smontare la macchinina, farla andare più veloce di tutti. Portarci tutti gli amici, da Marco Bezzecchi a Jannik Sinner, a sentire che rumore fa la felicità. Kimi l’irristibile: per la giocosità dello spirito, per quella sua fisicità molto italiana. All’inizio in Mercedes non erano preparati a tanto calore, all’intimità di certi gesti. L’ingegnere di pista Peter Bonnington, 51 anni, inglese tutto d’un pezzo, rimaneva impalato come uno stoccafisso quando Antonelli lo abbracciava. Non era abituato: prima, con l’altrettanto british Lewis Hamilton, l’intesa tecnica non andava oltre certi confini. Che rivoluzione, adesso: Bono, vittima prediletta di svariati scherzi, si è sciolto come uno zuccherino. Ieri, seduto in ufficio alla sua scrivania, quando Kimi è arrivato per salutarlo come sempre con una stretta, ha prima fatto finta di ignorarlo e poi fatto spruzzare da una scimmietta di peluche poggiata sulla sua spalla, rimproverandolo ridendo: «Hai saltato un giorno di lavoro!». Giovedì, influenzato, è rimasto in hotel e questo è il prezzo da pagare. Due anni fa Bono sarebbe stato l’ultimo degli attori in una scena così. In Cina, al primo successo di Kimi, in radio gli disse quasi piangendo: «Andiamo, figlio mio». Addio cieli grigi e lontananza, dopo intense sessioni di divertimento italiano.
Il bambino della porta accanto
Lezioni di umanità, in uno sport crudele che va veloce e fa crescere, o soccombere, molto in fretta. Dall’apprendistato aspro del 2025 a questa imprendibilità: 9 successi, 7 pole, 15 podi in tutto. Eppure è rimasto il bambino della porta accanto. Papà Marco uomo di corse e proprietario di un team, mamma Veronica che aiuta l’impresa, la sorellina di 11 anni, Maggie, sulla quale Kimi non ha dubbi: «È la più sveglia di tutti». Sono arrivati tutti in Messico, per una storia che è anche privata. Di lavoro, valori, unità. Prima di giocare con la velocità, Kimi ha dovuto dimostrare a scuola di meritarsela. Certo, non solo sentimenti. Kimi ha avuto la macchina giusta e l’ha saputa usare meglio del compagno, George Russell. Anche grazie alla freschezza mentale: al nuovo regolamento si è adattato senza l’ingombro della lunga esperienza. La squadra: il capo, Toto Wolff, lo ha ingaggiato a 11 anni e allevato in casa, poi promosso in prima classe contro i dubbi di molti. Kimi protetto dal suo circolo magico: famiglia, Bono, il coach spagnolo Sergi Ávila, l’avvocato Riccardo Giacomin, il capo meccanico Tom Mason, l’inflessibile bravissima manager della comunicazione Mercedes, Rosa Herrero Venegas. Antonelli fa fatica in una sola cosa: a mantenere le distanze. Pure gli avversari lo amano. Hamilton: «Ha talento, è calmo, ha fatto un lavoro incredibile. Sono orgoglioso di lui». Lando Norris, campione in carica: «È stato due livelli sopra George». Charles Leclerc: «Una bellissima storia da raccontare». Max Verstappen, poi, lo adora: «Lasciatelo in pace e tu, Kimi, rimani sempre te stesso». Ragazzo oltre le generazioni, piace anche vecchi eroi. Damon Hill: «Una combinazione di Senna e Prost, veloce e lucido». Nico Rosberg parla di «livello alla Schumacher». David Coulthard: «È un fenomeno». Per Jenson Button «è costante e veloce ovunque», per Gerhard Berger è «semplicemente speciale». Juan Pablo Montoya apprezza il carattere («Simpaticissimo, oltre che forte»), Emerson Fittipaldi: «È una fortuna per l’Italia». Il presidente del Circus, Stefano Domenicali: «Kimi infrange le regole, ha attratto nuove generazioni e fa bene a tutta la Formula 1». Chissà se anche ai nostri tempi ruvidi.