Le lacrime per il nonno, poi la festa con champagne e cappellini: la magica serata di Antonelli
dalla nostra inviata Alessandra ReticoCi sono notti che non finiscono quando si spengono i motori. Restano negli occhi, nelle fotografie, negli abbracci di chi sa cosa significa questa felicità. Quella di Città del Messico è una di queste. Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1, neanche lui si rende conto di quanto grossa l’ha combinata. Il casco ancora in testa, le mani sul volante, la voce rotta dal pianto già prima del traguardo. “Prima dell’ultimo giro ho mollato, le lacrime mi scendevano a fiotti, non riuscivo a vedere la strada davanti a me. In quel momento mi sono tornati in mente tantissimi ricordi, tutti quelli che vanno dal karting fino a oggi. Ho dato sfogo alle emozioni perché stavo realizzando uno dei miei sogni più grandi”.
Non è solo il sogno di Kimi. Ma di un Paese che non vedeva un italiano campione da 73 anni, da Alberto Ascari. E di tutti quelli che vedono in questo ragazzo semplice e caloroso la possibilità di realizzare i propri, di sogni. A vent’anni Kimi scrive la storia: il più giovane di…
Ci sono notti che non finiscono quando si spengono i motori. Restano negli occhi, nelle fotografie, negli abbracci di chi sa cosa significa questa felicità. Quella di Città del Messico è una di queste. Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1, neanche lui si rende conto di quanto grossa l’ha combinata. Il casco ancora in testa, le mani sul volante, la voce rotta dal pianto già prima del traguardo. “Prima dell’ultimo giro ho mollato, le lacrime mi scendevano a fiotti, non riuscivo a vedere la strada davanti a me. In quel momento mi sono tornati in mente tantissimi ricordi, tutti quelli che vanno dal karting fino a oggi. Ho dato sfogo alle emozioni perché stavo realizzando uno dei miei sogni più grandi”.
Non è solo il sogno di Kimi. Ma di un Paese che non vedeva un italiano campione da 73 anni, da Alberto Ascari. E di tutti quelli che vedono in questo ragazzo semplice e caloroso la possibilità di realizzare i propri, di sogni. A vent’anni Kimi scrive la storia: il più giovane di sempre. Mamma Veronica gli dice “bravo topo”, lei lo chiama così il figlio campione del mondo, poi se lo abbraccia e piange anche lei. Papà Marco, proprietario di un team, ha gli occhi lucidi, anche se ne ha viste di corse. La sorellina Maggie, 11 anni, mascherata con un abito messicano, si mette le mani tra i capelli. Tutti e quattro si stringono a cerchio: questa è anche una storia di famiglia. Sono loro ad aver conosciuto i sacrifici, i viaggi, le sveglie all'alba e le notti in officina. Loro che lo hanno visto crescere tra i motori e che adesso lo vedono diventare campione del mondo. Finalmente anche loro pronunciano la parola proibita per scaramanzia: “Mondiale”.
Poi comincia la festa vera. Nella pit lane del circuito Hermanos Rodríguez si scioglie la tensione di una stagione intera. La Mercedes coi cappellini “campione del mondo” si stringe attorno al suo giovane eroe, lui sta lì e scherza con tutti, avvolto nel tricolore. Ci sono meccanici, ingegneri, personale delle cucine, manager. Ci sono tutti, compreso il suo capo, Toto Wolff, che lo ha messo sotto contratto quando Kimi aveva 11 anni. Gli obiettivi dei fotografi sono una selva allegra, ognuno cerca la propria inquadratura, alcuni si arrampicano su delle scale per riprendere meglio dall’alto. Si stappano le bottiglie di champagne, c’è anche il compagno George Russell a omaggiare il bambino che gli ha rubato la scena. Col trofeo in una mano e un simbolo della Mercedes nell’altra, Kimi viene sollevato sulle spalle dei ragazzi del team, tutti con le magliette celebrative.
Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Per un autografo, un selfie, un abbraccio. I fan nel paddock, anche quelli con le divise di squadre avversarie. Le celebrità e i meccanici e il personale di altri team. Kimi non si nega a nessuno. Max Verstappen vincitore del gp davanti a Lewis Hamilton, sono i primi a rendere omaggio al loro erede: con Kimi sul podio, fanno 12 titoli mondiali complessivi (4 Max, 7 Lewis). Se lo caricano addosso, lo lanciano quasi in aria. Non è soltanto una premiazione, una gioia vera dei due vecchi leoni: è un passaggio di consegne.
Anche gli altri avversari si fermano a riconoscere il risultato. Lando Norris, campione uscente, si avvicina mentre Kimi ai microfoni della tv, gli dice “lavoro straordinario”, gli lascia il posto. Antonelli, col cappellino nero dove c’è scritto campione del mondo 2026 e la t-shirt in tono con su solo il suo nome, non riesce ancora a realizzare quello che è successo. “Ora cercherò di godermela. E poi subito ricomincerò a spingere per concludere il campionato con dei buoni risultati”.
Ride e piange insieme. In conferenza stampa, quando gli chiedono del perché fosse un po’ stordito sul podio quando suonava “Nessun Dorma”, comincia balbettare: “Mi ha molto commosso perché era una canzone che mio nonno ascoltava sempre, quindi è stato davvero speciale sentirla. E penso che lui...”. Si ferma, in lacrime, poi si scusa. “Volevo dire che penso che mio nonno sarebbe molto orgoglioso di me”. Non solo lui, questa è una notte larga e profonda, che non finisce mai.