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Accademia Mercedes, dove si fabbricano i campioni come Antonelli: “Usiamo l’approccio del sarto”

Kimi Antonelli durante la Karting Winter Cup OK-Junior nel 2019, a Lonato.

 (agf)

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Come l’Academy coltiva i talenti per farne futuri campioni
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Mercedes veste su misura e ogni pilota è un pezzo unico. «Per i giovani usiamo l’approccio del sarto. Questo rende il nostro programma imbattibile», racconta Gwen Lagrue, nel 2016 fondatore del Mercedes junior team, l’accademia che ha forgiato Antonelli. «Elaboriamo un pacchetto specifico per ognuno. Prima del passaggio in Formula 4, con Kimi abbiamo lavorato tanto sulla mente — il segreto dei grandi piloti è anche la gestione del sonno — e sul fisico, un po’ fragile, con nutrizionista e mental coach», prosegue il francese che presto passerà in Red Bull. «Io e Toto Wolff, team principal della Mercedes, abbiamo fondato questo programma dieci anni fa. Un anno dopo ci siamo fiondati su Kimi. Nel 2024 eravamo d’accordo: “Antonelli prenderà il posto di Hamilton”. Abbiamo ricevuto molte critiche». Ogni anno il team investe milioni nel programma che, tra gli altri, ha cresciuto George Russell, compagno di scuderia di Kimi. È cambiato l’approccio, però: «George ha passato del tempo in Willia…

Mercedes veste su misura e ogni pilota è un pezzo unico. «Per i giovani usiamo l’approccio del sarto. Questo rende il nostro programma imbattibile», racconta Gwen Lagrue, nel 2016 fondatore del Mercedes junior team, l’accademia che ha forgiato Antonelli. «Elaboriamo un pacchetto specifico per ognuno. Prima del passaggio in Formula 4, con Kimi abbiamo lavorato tanto sulla mente — il segreto dei grandi piloti è anche la gestione del sonno — e sul fisico, un po’ fragile, con nutrizionista e mental coach», prosegue il francese che presto passerà in Red Bull. «Io e Toto Wolff, team principal della Mercedes, abbiamo fondato questo programma dieci anni fa. Un anno dopo ci siamo fiondati su Kimi. Nel 2024 eravamo d’accordo: “Antonelli prenderà il posto di Hamilton”. Abbiamo ricevuto molte critiche». Ogni anno il team investe milioni nel programma che, tra gli altri, ha cresciuto George Russell, compagno di scuderia di Kimi. È cambiato l’approccio, però: «George ha passato del tempo in Williams, forse troppo, prima di sbarcare in Mercedes, quindi abbiamo dovuto aspettare un periodo di adattamento. Con Antonelli non è servito».

Kimi Antonelli festeggia il successo a Montecarlo 

 

I tre programmi

Da programma, per i giovani esistono tre piani di sviluppo: A, B o C. La meta più ambita è la Formula 1 (A) con Mercedes, come Kimi e Russell. C’è anche chi — Ocon prima dell’espulsione dalla Haas — resta nel circus al volante di un’altra macchina (B). Poi ci sono le altre categorie del motorsport (piano C). In ogni caso, l’obiettivo è garantire un futuro ai talenti. L’investimento varia: per il percorso di crescita di Antonelli, Mercedes ha speso più di 15 milioni. «Senza le academy si fatica. Noi abbiamo supportato Kimi nelle primissime curve della sua carriera», spiega Mario Isola, direttore generale di Aci Sport, nei primi anni 2000 tecnico delle gomme di Toto Wolff, allora pilota Gt. Un rapporto di amicizia conservato nel tempo: «Due anni fa, Toto mi confessò il suo piano: Antonelli subito in Formula 1, al volante della Mercedes. Gli dissi: “Non è meglio farlo passare dalla Williams?”. Mi sbagliavo. E adesso i summer camp di Aci Sport raccolgono tantissime adesioni. C’è già un effetto Kimi». Nel 2014, in uno dei camp organizzati dall’Automobile club a Sarno, era stato proprio il nuovo campione del mondo a distinguersi, come rivela Raffaele Giammaria, direttore della Scuola federale Aci Sport: «I genitori degli altri bambini pensavano che il suo kart fosse truccato. Allora, per smentirli, gliene abbiamo cambiati tre. Ha gareggiato — e vinto — con un mezzo sfasciato». Si sono ricreduti tutti, anche suo padre Marco. «Ora hai un dovere morale. Rendi tuo figlio un pilota», gli ripeteva Giammaria dopo quell’esperienza. «Sei pazzo?», la replica di Antonelli senior mentre baby Kimi «sembrava un professore in mezzo a ragazzi molto più grandi di lui». Così Marco, Toto e Gwen consegnarono Antonelli nelle mani di Dino Chiesa, il maestro padovano di kart che l’ha cullato dal 2018 al 2021. «Quando c’era il Covid, sul podio la mascherina gli copriva il viso, ma gli occhi dicevano già tutto. È sempre stato un ragazzo dolce: gli ho insegnato a essere più cattivo, nel rispetto dell’avversario». E Kimi divenne furia: «Nel 2020 si ruppe una gamba. Era arrabbiato perché non poteva gareggiare, non per il dolore. Ho rivisto lo spirito di Senna, qualcosa di mistico». È il gioiello più prezioso dell’accademia: «Il suo sedile è occupato per i prossimi 15 anni. L’altro, tra qualche stagione, lo prenderanno Kenzo Craigie, Niccolò Perico o Jack Wolff, il figlio di Toto. Capite perché Lagrue ha cambiato scuderia? La Mercedes è sistemata per sempre».

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