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L’incantevole Kimi: “Resterò in alto, questo è solo l’inizio”

Kimi Antonelli
Kimi Antonelli 

Antonelli, il nuovo re della Formula Uno. “In Brasile con un casco speciale per Senna. Metto in ufficio il telaio della Mercedes. Correrò con il 12 anche nel 2027, l’1 è bello ma porta sfiga. Mi faccio i capelli tricolore”

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Città del Messico – Mantengo la promessa: mi tingo i capelli. Tricolori, che dite? O magari rosso-blu per Bologna. Ma tricolore ci sta». È la notte dopo l’esame più bello della vita. Kimi Antonelli si siede sfinito nell’hospitality Mercedes dopo il podio, le conferenze, una prima festa con la squadra sulla pit lane messicana, ne seguirà un’altra in un locale in città. Pantaloncini corti, T-shirt col suo nome, il cappellino con su scritto campione del mondo.

Comincia a rendersi conto di quello che ha fatto?

«Piano piano. Credo che realizzerò davvero dopo il Brasile, dove avrò un casco speciale in omaggio a Senna. Intanto finalmente non devo più toccare ferro ogni volta che mi dicono “congratulazioni”. Questo weekend è stata un’agonia. Mi sono anche arrabbiato per i complimenti in anticipo: per me finché non è finita non è finita».

È finita.

«Veramente questo è solo l’inizio. E deve essere un nuovo punto di partenza per ricominciare e tornare ancora più forti. A proposito: resto col numero 12. Deciso».

Il numero 1 da campione in carica non le piace?

«Ho la sensazione che col 12 riesco a stare più con i piedi per terra. L’1 è bellissimo, lo userei pure. O forse meglio di no, mi ha sempre portato un po’ di sfiga. È che il 12 mi dà più consapevolezza, l’idea di ripartire e ricostruire».

Titolo con podio.

«Ci volevo salire e finire bene, non accontentarmi dei punti necessari. E poi che podio, incredibile: la foto con Max e Lewis me la voglio incorniciare e appendere a casa».

Colpito dalle loro parole di stima?

«Sì. Tutto l’anno c’è stato grande rispetto reciproco: sono sempre stati gentili con me, anche se in pista ce le davamo. Mi piace che dicano quello che pensano, soprattutto Max, nel bene e nel male. È bello vedere tanta stima da due piloti che hanno fatto la storia del motorsport».

Era teso prima del via.

«Sì. Lo sono stato per tutto il weekend, anche fisicamente sono arrivato provato. Alla prima curva ho lasciato spazio a Max, anzi un portone, gli ho proprio detto passami pure. Infatti. Se non mi avesse superato avrei potuto fare quello che ha fatto lui e magari vincere. Ma con i “se” non si fa niente. Va bene così: ho vinto una cosa più importante».

Qual è la cosa che l’ha colpita di più tra le tante che le avranno detto?

«Quella che mi ha detto Toto sabato sera: di restare rilevante il più a lungo possibile. È verissimo: non vuoi vincere un Mondiale e poi sparire, da sportivo vuoi lasciare un segno e, quando smetterai, guardare indietro senza rimorsi. Sarà la mia motivazione per i prossimi anni. In Brasile, intanto, qualche scherzo a Toto lo farò, visto che si definisce tanto simpatico e lamenta che nessuno glieli fa».

Quand’è che ha pensato “posso vincere il Mondiale”?

«Dopo Monaco, ma poi sono arrivati due ritiri di fila per problemi tecnici e ho detto “calma”. A Monza ho avuto una sensazione più precisa, era una gara cruciale, partivo dal fondo e ho pensato: se qui riesco a recuperare do un bel colpo, soprattutto a livello psicologico. Ho vinto. Da quel momento mi sono detto che bisognava andare a prendersi questo titolo».

Nel 2006 la Nazionale di calcio vinceva il Mondiale e adesso lei.

«È bellissimo aver riportato l’Italia in alto. Il Paese sta andando benissimo anche in altri sport: pensiamo ai Giochi Olimpici di quest’anno, alla MotoGp con tanti italiani, e alla F1, dove mancavamo da tanto. È bello aver riportato il tricolore sul tetto del mondo, significa tantissimo per il Paese e per i giovani, cercheremo di continuare così».

E per lei che valore ha quello che ha fatto?

«Conta tantissimo. L’anno scorso non è stato facile, nessuno si aspettava una stagione così e molti dicevano che non ero pronto. E forse, in alcuni momenti, sembrava davvero così. Ma proprio quelle difficoltà mi hanno fatto crescere molto più velocemente. Correre subito in Mercedes, sotto i riflettori, mi ha costretto a maturare come pilota e come persona».

La famiglia le è stata molto vicino.

«Da sempre, ha fatto sacrifici per me, mi è stata accanto. Bello che fossero tutti qui a condividere e a essere testimoni di questo Mondiale. E poi mio padre Marco era triste per aver perso il titolo del Gt italiano col suo team. Mi sono detto: adesso devo rimediare io. Sono grato ai miei genitori e alla Mercedes, che mi ha preso sotto la sua ala quando avevo undici anni: senza di loro non sarei qui».

Sul podio era molto commosso quando suonava Nessun Dorma.

«Veramente ho cominciato a piangere già prima dell’ultimo giro, non riuscivo neanche a vedere la strada per le lacrime. Mi sono tornati tanti ricordi dei tempi dei kart, si stava realizzando il mio più grande sogno da bambino. Poi sì: Nessun Dorma mi ha emozionato moltissimo perché era quella che ascoltava sempre mio nonno. Penso che sarebbe molto orgoglioso di me. Ero felice anche per lui».

Presto le serviranno vestiti eleganti per i gala dove la inviteranno.

«Non vedo l’ora di andare a Shanghai a ritirare il trofeo di campione del mondo, che spero mi lascino tenere. Vorrei anche quello di Monaco e quello di Monza».

E la macchina, la tiene?

«Quello sarebbe next level. Mio padre mi ammazza perché abbiamo già troppa roba, ma se me la danno lo spazio lo trovo. Magari solo il telaio, con le ali e senza motore, da mettere in ufficio. Intanto portiamo a casa il trofeo, al resto penseremo dopo».

Ha in mente un regalo speciale per questo titolo?

«Sì, prendermi più Mondiali possibili, così mi danno la macchina vera. Scherzi a parte, il prossimo sogno è continuare a vincere: la strada è ancora lunghissima, prima del vero picco c’è tanto da imparare e tante situazioni in cui posso fare meglio, e questo dà fiducia per il futuro».

Cosa si aspetta dalla prossima stagione?

«Di crescere. Quest’anno abbiamo avuto una macchina competitiva, soprattutto a inizio stagione, ma ora le prestazioni sono molto vicine: la Red Bull va bene in certe piste, la Ferrari qui era velocissima, ad Austin eravamo noi in forma. Non è scontato ripartire da dove siamo ora, quindi serviranno costanza e uno step in più, anche perché mi ritroverò a lottare con Max e Lewis, e George che ha avuto sfortuna più di me, tornerà sicuramente più forte. Quindi devo alzare l’asticella».

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