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Fisichella: “Antonelli è il campione che aspettavamo, ci farà sognare a lungo”

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Intervista all’ex pilota di F1 che ha conosciuto Kimi da bambino: ne aveva più di altri e si vedeva da subito
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Giancarlo Fisichella, 53 anni, romano e ultimo pilota italiano a far parlare di sé in Formula 1 per successi (3), pole (4), podi (19). Fino a Kimi Antonelli.

«Non ci sono parole».

Proviamo a trovarle.

«Sono felicissimo per lui, per la sua famiglia e per il Paese. Lo aspettavamo da un po’».

Primo italiano campione del mondo dopo 73 anni, un successo che mancava da Alberto Ascari.

«Finalmente, era ora. Kimi mi ha tolto tutti i record, sono davvero contento che si torni a parlare di un italiano in questo sport difficile e bellissimo, troppo a lungo senza un tricolore. Avevamo perso le speranze».

Ha solo venti anni, primato storico.

«L’ho conosciuto nelle formule minori e si capiva subito che ne aveva più di molti altri, anzi di quasi tu…

Giancarlo Fisichella, 53 anni, romano e ultimo pilota italiano a far parlare di sé in Formula 1 per successi (3), pole (4), podi (19). Fino a Kimi Antonelli.

«Non ci sono parole».

Proviamo a trovarle.

«Sono felicissimo per lui, per la sua famiglia e per il Paese. Lo aspettavamo da un po’».

Primo italiano campione del mondo dopo 73 anni, un successo che mancava da Alberto Ascari.

«Finalmente, era ora. Kimi mi ha tolto tutti i record, sono davvero contento che si torni a parlare di un italiano in questo sport difficile e bellissimo, troppo a lungo senza un tricolore. Avevamo perso le speranze».

Ha solo venti anni, primato storico.

«L’ho conosciuto nelle formule minori e si capiva subito che ne aveva più di molti altri, anzi di quasi tutti. A tanti suoi coetanei ci vogliono anni per evolvere, lui ha vinto campionati al primo colpo. Impara in fretta. Ha una famiglia solida e per bene dietro, suo papà Marco conosce bene il mondo delle corse, ha grande passione e gliel’ha trasmessa. Insomma, ha tutti gli ingredienti giusti. Non a caso la Mercedes l’ha messo sotto contratto da piccolino, aveva appena 12 anni, ha creduto in lui da subito, l’ha portato avanti e scelto immediatamente in prima squadra senza farlo passare da un secondo team, sfidando i dubbi di molti. Hanno visto in lui un grande pilota, che è quello che sta dimostrando».

Che cos’ha di diverso questa generazione rispetto alla sua?

«Cominciano prestissimo a correre, i più bravi e fortunati a 18 anni sono in Formula 1, noi ci arrivavamo minimo a 22. Lavorano al simulatore, noi non avevamo tutta questa tecnologia. Detto questo, Antonelli è un fuoriclasse e si è visto subito».

Si aspettava che il titolo arrivasse così presto, alla seconda stagione in F1?

«Non mi aspettavo che dominasse in questa maniera sin dall’inizio. Tanto è vero che lui doveva essere il secondo pilota in Mercedes, dietro George Russell già candidato a essere campione. Invece Kimi ha ribaltato tutte le aspettative e surclassato il compagno».

A parità di macchina, Kimi cos’ha più di Russell?

«La capacità di sfruttare queste nuove regole per la ricarica del motore, grazie al suo stile di guida, diverso da quello di George che a un certo punto, al di là di problemi tecnici, ha perso un po’ la testa. Kimi invece è cresciuto e maturato velocemente dopo un primo anno altalenante, ha una forza mentale sorprendente. E ha cominciato l’anno con una serie di gare pazzesche, in particolare le cinque vinte di fila».

Dalla prima in Cina a Montecarlo. Quale l’ha colpita di più?

«Quella nel Principato per me è la più emblematica. Non partiva da favorito, la Mercedes non lo era su quella pista. Invece non ha sbagliato niente, dalla pole alla vittoria di una gara molto caotica. Mi ha impressionato la sua calma alla ripartenza dopo l’incidente di Leclerc. Non è da tutti, ci vogliono anni di esperienza su un circuito come quello per gestire la pressione in quel modo, senza perdere la concen- trazione e senza fare errori. Sbalorditivo. E ha scoperto l’arte della pazienza».

Per esempio?

«A Baku dove è partito dietro dopo il botto in qualifica. Non si è fatto prendere dall’ansia della rimonta, lì non è come a Monza dove puoi sorpassare. È stato attento, ha aspettato a infilarsi proprio quando era sicuro di riuscirci, ha pensato di dover portare a casa i punti e limitare i danni. Sono anche queste le cose che ti danno quel vantaggio utile a giocarti il mondiale in anticipo».

Le ricorda qualcuno dei suoi compagni o avversari?

«No, non lo accosto a nessuno. È un tipo diverso, fortissimo, simpatico, giovane, con tutte le qualità per diventare un grande nome e farci sognare a lungo».

E anche a farci ridere: è simpatico anche agli avversari.

«È un bambino, scherza, parla con tutti, ha uno spirito molto leggero, riesce a fare squadra. Piace ai piloti, al pubblico italiano e a quello straniero, ai grandi e ai ragazzi come lui, ai social. In Formula 1 porta una ventata di freschezza e novità».

Un italiano da caratura internazionale, che mangia la pasta nel trofeo di Monza.

«Dove di solito si beve champagne. Scelta intelligente e molto simbolica».

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