NEWPORT - Tutto, ma proprio tutto il mondo del golf ed una fetta del pianeta (620 milioni di famiglie davanti alla tv) si concentrerà da domani sul Galles, sulla 38a Ryder Cup che ogni due anni oppone Europa a Stati Uniti. Dopo le Olimpiadi è con i mondiali di calcio l'evento sportivo più seguito in tv nel mondo.
E sul campo del Celtic Manor Resort, il più scrutato grazie al dislocamento di 80 telecamere, il più spiato grazie a 60 microfoni piazzati sulle diciotto buche, giocheranno due fratelli italiani, i torinesi Molinari. Edoardo detto "Dodo", l'estroverso, e Francesco detto "Chicco", il riservato. Il primo "putta", chiude la buca, con una precisione da cecchino, il secondo è un mago del fairway, fa viaggiare la pallina come su un'autostrada, scansando laghetti, rami e buche di sabbia (bunker). Insieme si completano alla perfezione: infatti insieme hanno vinto la Coppa del mondo per nazioni in Cina.
Solo Francesco era sicuro di partecipare alla Ryder Cup. A Edoardo restava una sola chance: vincere a Gleneagles il Johnnie Walker Championship, torneo prestigioso, quindi difficile da espugnare. Non per lui, capace di un finale travolgente, di tre buche conclusive da antologia. "Mai visto niente del genere in 24 anni" ammise quel giorno il capitano dell'Europa, il corpulento scozzese Colin Montgomerie costretto a far fuori campioni del golf anglosassone come Paul Casey. Ed ora eccola, ricomposta, la coppia piemontese che ha già stabilito alcuni record prima ancora di scagliare il primo drive alla buca uno. Mai l'Italia aveva schierato due atleti nella squadra europea di Ryder Cup: Costantino Rocca fu selezionato tre volte, ma sempre da solo. E ancora: mai, dal 1963 ad oggi, due fratelli giocavano insieme nella mitica manifestazione, l'ultima volta ci riuscirono i britannici Bernhard e Geoff Hunt ad Atlanta.
È una faccenda molto seria, la Ryder Cup: infatti il golf, tradizionalmente attento allo stile, al fairplay e all'etichetta, in questa sfida perde la testa. Scatena un tifo infernale, che in passato ha perfino espresso episodi di scorrettezza e maleducazione. In Galles si giocherà su un campo creato apposta per la coppa (si chiama non a caso Twenty Ten Course): gli organizzatori erano sicuri del fatto che le tre giornate di gare avrebbero fatto il pienone (130 mila biglietti venduti) e piazzato la Usk Valley sulla mappa dei santuari del golf. Un'operazione da 120 milioni di euro. Mille giornalisti accreditati, e 850 addetti televisivi, hanno risposto al richiamo della grande sfida. Anche il principe Carlo è venuto ieri in visita, facendosi un giro a bordo di una golf cart. Attorno a quella coppa offerta dal commerciante di sementi Samuel Ryder si lotta dal 1927: prima vincevano sempre gli americani, da quando il team britannico, nel '79, s'è aperto a spagnoli (Ballesteros, Olazabal), tedeschi (Langer), italiani (Rocca), gli europei hanno vinto spesso e volentieri: cinque successi nelle ultime sette edizione. Ma l'ultima volta, al Valhalla GC di Louisville, l'hanno spuntata gli americani (16,5-11,5). A "Dodo" e "Chicco", insomma, è stato chiesto di conquistare punti preziosi. Per riportare in Europa la coppa più ambita.
E sul campo del Celtic Manor Resort, il più scrutato grazie al dislocamento di 80 telecamere, il più spiato grazie a 60 microfoni piazzati sulle diciotto buche, giocheranno due fratelli italiani, i torinesi Molinari. Edoardo detto "Dodo", l'estroverso, e Francesco detto "Chicco", il riservato. Il primo "putta", chiude la buca, con una precisione da cecchino, il secondo è un mago del fairway, fa viaggiare la pallina come su un'autostrada, scansando laghetti, rami e buche di sabbia (bunker). Insieme si completano alla perfezione: infatti insieme hanno vinto la Coppa del mondo per nazioni in Cina.
Solo Francesco era sicuro di partecipare alla Ryder Cup. A Edoardo restava una sola chance: vincere a Gleneagles il Johnnie Walker Championship, torneo prestigioso, quindi difficile da espugnare. Non per lui, capace di un finale travolgente, di tre buche conclusive da antologia. "Mai visto niente del genere in 24 anni" ammise quel giorno il capitano dell'Europa, il corpulento scozzese Colin Montgomerie costretto a far fuori campioni del golf anglosassone come Paul Casey. Ed ora eccola, ricomposta, la coppia piemontese che ha già stabilito alcuni record prima ancora di scagliare il primo drive alla buca uno. Mai l'Italia aveva schierato due atleti nella squadra europea di Ryder Cup: Costantino Rocca fu selezionato tre volte, ma sempre da solo. E ancora: mai, dal 1963 ad oggi, due fratelli giocavano insieme nella mitica manifestazione, l'ultima volta ci riuscirono i britannici Bernhard e Geoff Hunt ad Atlanta.
È una faccenda molto seria, la Ryder Cup: infatti il golf, tradizionalmente attento allo stile, al fairplay e all'etichetta, in questa sfida perde la testa. Scatena un tifo infernale, che in passato ha perfino espresso episodi di scorrettezza e maleducazione. In Galles si giocherà su un campo creato apposta per la coppa (si chiama non a caso Twenty Ten Course): gli organizzatori erano sicuri del fatto che le tre giornate di gare avrebbero fatto il pienone (130 mila biglietti venduti) e piazzato la Usk Valley sulla mappa dei santuari del golf. Un'operazione da 120 milioni di euro. Mille giornalisti accreditati, e 850 addetti televisivi, hanno risposto al richiamo della grande sfida. Anche il principe Carlo è venuto ieri in visita, facendosi un giro a bordo di una golf cart. Attorno a quella coppa offerta dal commerciante di sementi Samuel Ryder si lotta dal 1927: prima vincevano sempre gli americani, da quando il team britannico, nel '79, s'è aperto a spagnoli (Ballesteros, Olazabal), tedeschi (Langer), italiani (Rocca), gli europei hanno vinto spesso e volentieri: cinque successi nelle ultime sette edizione. Ma l'ultima volta, al Valhalla GC di Louisville, l'hanno spuntata gli americani (16,5-11,5). A "Dodo" e "Chicco", insomma, è stato chiesto di conquistare punti preziosi. Per riportare in Europa la coppa più ambita.