Un veterano. Col cappellino piazzato su un cervello da trentenne (di classe infinita) ed il corpo del ragazzino che ancora è. O almeno, del teenager che la carta d'identità testimonia, anche se tutti, nel mondo del golf, sono ormai convinti che sui green si stia manifestando un campione senza età e senza tempo. Diciassette anni, e potenzialmente altri venti-trenta davanti, dipende da quanta voglia Matteo Manassero avrà di sfruttare il suo innato talento. Come in questi giorni nel distretto di Fanling, sul campo dell'UBS Hong Kong Open dove il veronese si è piazzato secondo in un torneo di rango del circuito europeo. Ultima tappa prima del gran finale della prossima settimana: il Dubai World Championship, sfida per i migliori 60 del tour con 7,5 milioni di dollari in palio e tre italiani in campo: i Molinaris e, ovviamente, Matteo. Il ragazzo che va di fretta, un record dopo l'altro tra i dilettanti, poi il debutto tra i "pro" lo scorso maggio, solo diciotto tornei giocati per conquistare un posto tra i grandi e diventare il più giovane vincitore di sempre di un campionato, il mese scorso in Spagna. Ma Hong Kong è un altro passo in avanti, perché gli avversari erano fuoriclasse come Poulter (che infatti ha vinto, di un solo colpo), McDowell e McIlroy, battuti in scioltezza dopo un'incredibile rimonta nell'ultimo giro: da 8° a 2°, otto sotto il par, con un aggancio addirittura al primo posto di Poulter prima di un eagle decisivo dell'inglese alla buca 13. "È stata una giornata fantastica. Ho eseguito grandi colpi, ma sono soddisfatto soprattutto per la determinazione con cui ho cercato di raggiungere Ian. Sono felice, tutto sta arrivando molto prima di quanto mi aspettassi".
Qualcosa del genere non s'era mai visto nel golf europeo, ma anche nello sport italiano. Mennea vinse il bronzo in staffetta agli Europei del '71 quando aveva diciannove anni. Alberto Tomba salì per la prima volta sul podio di Coppa del mondo a vent'anni praticamente compiuti. Dopo i vent'anni, invece, Adriano Panatta conquistò i primi tornei internazionali, e Valentino Rossi vinse tra i big della 500. Negli sport di respiro mondiale solo Federica Pellegrini, col suo argento olimpico a sedici anni, tiene il ritmo di questo piccolo ambasciatore italiano in uno sport che per tradizione non ci apparteneva. Ed ora ci piazza alla tavola dei potenti, come paese natale del fenomeno che tutti vorrebbero avere in casa. Ed è prevedibile che in un paese che tirava tardi la notte per il Moro di Venezia e comprava la multiproprietà in montagna per TombalaBomba, Manassero e i Molinari finiranno per provocare una nuova Valanga Verde.
Qualcosa del genere non s'era mai visto nel golf europeo, ma anche nello sport italiano. Mennea vinse il bronzo in staffetta agli Europei del '71 quando aveva diciannove anni. Alberto Tomba salì per la prima volta sul podio di Coppa del mondo a vent'anni praticamente compiuti. Dopo i vent'anni, invece, Adriano Panatta conquistò i primi tornei internazionali, e Valentino Rossi vinse tra i big della 500. Negli sport di respiro mondiale solo Federica Pellegrini, col suo argento olimpico a sedici anni, tiene il ritmo di questo piccolo ambasciatore italiano in uno sport che per tradizione non ci apparteneva. Ed ora ci piazza alla tavola dei potenti, come paese natale del fenomeno che tutti vorrebbero avere in casa. Ed è prevedibile che in un paese che tirava tardi la notte per il Moro di Venezia e comprava la multiproprietà in montagna per TombalaBomba, Manassero e i Molinari finiranno per provocare una nuova Valanga Verde.