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"Spudorato come Valentino
Voglio il futuro tutto per me"

Matteo Manassero, prodigio del green: "Che bello battere i big". A 17 anni è già famoso, suoi tanti record: "Vado di fretta, ma per un torneo Major ci vuole tempo. Vorrei lo strapotere di Tomba e qualcosa anche di Rossi". Con i Molinari può creare la 'Valanga verde'

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ROMA - Quando aveva sette anni partecipò ad un campionato per dodicenni. Vinse. Quando ne aveva sedici partecipò al British Amateur. Vinse anche allora, più giovane di sempre. Lo invitarono al British Open, quello "vero", e cominciò a giocare come sapeva. D'istinto, d'intuito, senza star lì a calcolare cento volte quale millimetrica variazione avrebbe impresso il vento o l'erba umida di Carnoustie. Tom Watson, leggenda del golf, lo squadrò e si raccomandò: "Non cambiare niente di te". Infatti. Al Masters, nove mesi dopo, giocando accanto a Tiger Woods, Matteo Manassero divenne il più giovane a passare il taglio ad Augusta, e così via, record dopo record, risultato dopo risultato, sponsor dopo sponsor. Fino al secondo posto, domenica scorsa, in mezzo ai campioni dell'Open di Hong Kong. Lo sport italiano raramente ha assistito all'ascesa di un talento così precoce. "Ma io non mi sono ancora affermato" ammonisce Matteo da Jumeirah, distesa di mare, golf, torri di cemento e Ferrari nel panorama visionario degli Emirati. Sede del Dubai World Championship, ultima prova del circuito europeo.

Manassero, la scorsa settimana a Hong Kong si è battuto alla pari con un campione come Poulter, ne ha superati altri come McDowell e McIlroy. Cosa si prova?
"Giocare con golfisti di questo livello fa parte della vita di un professionista".

Lo dà già per scontato? A diciassette anni?
"Beh, diciamo che ho sempre sognato tutto questo. Mi fa piacere".

Dati alla mano, è arrivato ai massimi livelli prima di Mennea, di Tomba o Valentino Rossi.
"Mi fa impressione essere accostato a loro. Ma per poter avvicinarli ci vorranno anni".

Si parla di precocità, ovvio, la carriera è un'altra cosa.
"Aspetto prima di sentirmi al loro livello. Quando e se mi affermerò, dovrò continuare a vincere: come hanno fatto loro. Solo a quel punto potrò fare dei paragoni".

Cauto, non si è montato la testa. Ma se dovesse scegliere, cosa vorrebbe avere di uno dei tre?
"Diciamo lo strapotere che aveva Tomba nel vincere. E la "spudoratezza", nel senso buono, di Valentino".

Come lo sci aveva la Valanga Azzurra, lei e i fratelli Molinari state creando una specie di "Valanga Verde" del golf in Italia?
"Sì, qualcosa del genere sì, non c'è dubbio. Stiamo giocando tutti e tre molto bene. È una fortuna, che dobbiamo sfruttare nell'interesse di tutti i giocatori italiani che verranno dopo di noi".

Che impressione fa essere ammesso così giovane tra i grandi del Dubai World Championship?
"Mi fa un certo effetto, perché il successo è arrivato inaspettatamente. Con una velocità incredibile".

Due mesi fa sembrava impossibile: è passato professionista solo a maggio, ha giocato appena 18 tornei.
"Ma ora ho capito di essere in grado di competere con i grandi campioni. È molto bello".

I suoi avversari sono seguiti da moglie e figli.
"Io invece ho papà e mamma qui a Dubai".

Ha vinto 800 mila euro sul tour europeo: potrebbe già comprarsi un appartamento tutto suo e andare a vivere da solo.
"Ma io non ci penso proprio ad un'altra casa".

Faccia una classifica delle persone che hanno più contribuito al suo successo.
"I miei genitori. Poi il mio allenatore Binaghi, infine Maestroni, il primo maestro".

Il complimento più bello?
"Essere paragonato a Severiano Ballesteros. Oppure sentire del possibile premio come migliore esordiente dell'anno".

Cosa le ha dato più fastidio?
"Sentire gente che dubitava di me al passaggio da professionista. Mi ha infastidito, ma anche stimolato: volevo fargli cambiare idea".

È tifoso del Milan.
"E quest'anno vinciamo lo scudetto, assolutamente".

Quante volte a settimana si allena?
"Tre-quattro, concentrandomi soprattutto sul putt".

La palestra?
"Le dedico tre giorni. Ma nei miei allenamenti non ho orari prestabiliti".

La tensione ha ammesso di sentirla ogni tanto: e la paura?
"La paura di sbagliare un colpo ogni tanto c'è, è normale, ma passa giocando. Facendo esperienza, e sbagliando, perché no, tanti colpi".

Alla playstation hai mai giocato con se stesso in versione virtuale?
"Non ci sono ancora nella playstation. Allora mi prendo McIlroy, mi piace come colpisce la palla". 

A diciassette anni parla inglese senza inibizioni, affronta conferenze stampa e interviste.
"Ho studiato a scuola, poi il mio inglese è diventato fluente man mano che viaggiavo".

Ha detto che tutto sta arrivando prima del previsto: a quando la vittoria in un Major?
"Non penso sia ancora il momento. Questo è un sogno, e come tutti i sogni, richiede tempo".
 
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