AUGUSTA - Primo tiro, drive potente per avvicinarsi alla piazzola verde del green e difendere il primato nel Masters. La pallina decolla ad altissima velocità, ma impatta in un albero e schizza cinquanta metri a sinistra. Su una collinetta dove sono piazzate due casette bianche, le Peek e Berckman cabins, due delle dieci semplici ed eleganti residenze dove alloggiano i potenti soci dell'Augusta National. Comincia così, alla buca 10, il dramma di Rory McIlroy, il ragazzo prodigio che dopo tre giri di dominio poteva buttare solo via il Masters, ma alla fine ha buttato via anche se stesso in una discesa agli inferi che l'ha portato dal primo al quindicesimo posto in poche buche. Una vicenda esemplare, sulle tensione che divorano un professionista del golf, che all'improvviso, dopo decine di migliaia di colpi provati e riprovati, può perdere lucidità e giocare come un brocco. Capita a tutti, prima o poi, e magari McIlroy tornerà subito il campione che tutti pronosticano. Ma la scena del ragazzo che gioca in mezzo agli chalet mai inquadrati dalla tv è destinata a rimanere nella storia del Masters.
Dunque la pallina è finita lassù, le cose stanno girando male per Rory, il vantaggio di quattro colpi si è assottigliato, lui ha contribuito perdendo qualche colpo. Dimostrando tensione come quando ha colpito la sponda del bunker dopo essere finito nella sabbia. Il secondo colpo alla maledetta 10 ritrova il prato perfetto del fairway, col terzo si può riprovare a cercare il green e Rory sventaglia stavolta verso gli alberi a sinistra. La situazione precipita quando al quarto colpo, quello che dovrebbe servire a chiudere la buca nei limiti del par, McIlroy colpisce un ramo e la pallina resta ancora fuori dalla piazzola d'arrivo. Finalmente è green, al quinto colpo, e ci vogliono altri due putt per imbucare. Ormai il Masters se lo giocano altri, alla fine vincerà il sudafricano Schwartzel davanti agli australiani Scott e Day, Tiger Woods darà un altro saggio del suo passato risalendo fino al quarto posto (ma dopo le prime rabbiose buche era addirittura in testa). In breve lo sorpassa pure Edoardo Molinari, che nella sua rimonta giorno per giorno è risalito all'undicesimo posto.
Rory resta solo nel suo dramma, ormai abbandonato dalle telecamere pronte a immortalare il suo trionfo di più giovane vincitore del Masters dopo Tiger. Gli sfilano davanti le immagini della sua vita, l'infanzia a Holywood, sobborgo di Belfast, i sacrifici del padre che lavorava cento ore a settimana, pulendo i gabinetti e servendo al bar del circolo. Le prime precoci vittorie, le partite a Old Trafford come tifoso del Manchester United, le frasi sarcastiche su Tiger Woods e la Ryder Cup. A errore somma errore: nel golf può succedere, perché l'equilibrio mentale è la chiave di tutto. Cervello sgombro, grandi giocate. Nella sua casa di Jupiter, in Florida, rabbrividisce Greg Norman, icona anni Novanta che perse un Masters con sei colpi di vantaggio prima dell'ultimo giro: "So esattamente come si sente, l'ho vissuto anch'io". Rory conclude il suo strazio e cerca di mantenere un contegno: "Per ragioni che non riesco a spiegare ho colpito un po' troppo a sinistra rispetto a quanto volevo, ho preso quell'albero e credo che nessuno prima di me sia finito a giocare vicino a quelle casette. È stata una di quelle giornate che formano il carattere, mettiamola così. La prossima volta saprò cosa fare qui". Il problema è che lo sapeva benissimo anche nei giorni scorsi. Si era dimenticato solo quanto può mordere quella bestia chiamata Masters.
Dunque la pallina è finita lassù, le cose stanno girando male per Rory, il vantaggio di quattro colpi si è assottigliato, lui ha contribuito perdendo qualche colpo. Dimostrando tensione come quando ha colpito la sponda del bunker dopo essere finito nella sabbia. Il secondo colpo alla maledetta 10 ritrova il prato perfetto del fairway, col terzo si può riprovare a cercare il green e Rory sventaglia stavolta verso gli alberi a sinistra. La situazione precipita quando al quarto colpo, quello che dovrebbe servire a chiudere la buca nei limiti del par, McIlroy colpisce un ramo e la pallina resta ancora fuori dalla piazzola d'arrivo. Finalmente è green, al quinto colpo, e ci vogliono altri due putt per imbucare. Ormai il Masters se lo giocano altri, alla fine vincerà il sudafricano Schwartzel davanti agli australiani Scott e Day, Tiger Woods darà un altro saggio del suo passato risalendo fino al quarto posto (ma dopo le prime rabbiose buche era addirittura in testa). In breve lo sorpassa pure Edoardo Molinari, che nella sua rimonta giorno per giorno è risalito all'undicesimo posto.
Rory resta solo nel suo dramma, ormai abbandonato dalle telecamere pronte a immortalare il suo trionfo di più giovane vincitore del Masters dopo Tiger. Gli sfilano davanti le immagini della sua vita, l'infanzia a Holywood, sobborgo di Belfast, i sacrifici del padre che lavorava cento ore a settimana, pulendo i gabinetti e servendo al bar del circolo. Le prime precoci vittorie, le partite a Old Trafford come tifoso del Manchester United, le frasi sarcastiche su Tiger Woods e la Ryder Cup. A errore somma errore: nel golf può succedere, perché l'equilibrio mentale è la chiave di tutto. Cervello sgombro, grandi giocate. Nella sua casa di Jupiter, in Florida, rabbrividisce Greg Norman, icona anni Novanta che perse un Masters con sei colpi di vantaggio prima dell'ultimo giro: "So esattamente come si sente, l'ho vissuto anch'io". Rory conclude il suo strazio e cerca di mantenere un contegno: "Per ragioni che non riesco a spiegare ho colpito un po' troppo a sinistra rispetto a quanto volevo, ho preso quell'albero e credo che nessuno prima di me sia finito a giocare vicino a quelle casette. È stata una di quelle giornate che formano il carattere, mettiamola così. La prossima volta saprò cosa fare qui". Il problema è che lo sapeva benissimo anche nei giorni scorsi. Si era dimenticato solo quanto può mordere quella bestia chiamata Masters.