Augusta è casa sua, i prati verdi e il caldo tropicale il suo habitat, la giacca verde quella che gli calza a pennello, avendo imparato a portarla sin da ragazzino. Per Tiger Woods quell'abito è il simbolo del potere nel golf, il potere del Masters conquistato quattro volte, ma anche il riflesso di un torneo magico e inimitabile. Il Masters che parte giovedì sul campo sull'Augusta National Golf Club, nel profondo sud della Georgia, è un sogno per qualsiasi professionista o appassionato del green, ma certo sono i campioni a renderne indimenticabile un'edizione. L'anno scorso, dopo un finale thrilling, vinse il poco affascinante sudafricano Schwartzel. Quest'anno ci sono tutti gli ingredienti per vivere quattro giornate indimenticabili, precedute dall'adrenalina scatenata dalla presenza del vero Tiger Woods. "Masters, baby", oppure "Green jacket, Tiger", e ancora "You're back" gli urlavano i tifosi la settimana scorsa, durante la passerella tra due ali di folla seguita alla vittoria (trionfo, con cinque colpi di vantaggio!) all'Arnold Palmer Invitational.
Il primo torneo ufficiale vinto dopo 923 giorni di astinenza, nei quali Tiger, fermo dal 2008 a 14 Major vinti, ha vissuto di tutto a partire dalla famosa crisi coniugale: divorzio, rivelazioni piccanti, trasloco, confessioni, terapia, illusioni su un pronto recupero e paura, al contrario, di essere finito, riposo forzato, biografie scomode. Tutto, tranne una vittoria che è finalmente arrivata sul circuito Usa, il suo 72° titolo che si riallaccia ad un passato lontanissimo che sembrava ormai perduto. Ma il peccatore più famoso dello sport mondiale sembra tornato se stesso, molto più delle illusorie apparizioni al Masters delle ultime due edizioni, la prima nel 2010 ancora segnata dagli scandali che ne avevano addirittura imbolsito i lineamenti del volto, la seconda lo scorso anno caratterizzata da un gioco discontinuo, un secondo giro fantastico e altri passaggi oscuri, prologo di un ritiro dai campi per i soliti dolori al tendine d'Achille sinistro.
C'è voluto tempo, ma forse Tiger ha davvero metabolizzato tutti i colpi che si è inferto negli anni della "vida loca" sul circuito, pagati a carissimo prezzo. Ed è interessante che la vittoria all'Arnold Palmer sia arrivata nelle stesse settimane in cui è uscita una biografia irriverente del suo ex coach Hank Haney, nel quale vengono svelati particolari di piccoli sadismi e squallori del campione, i film porno imposti al devotissimo compagno di stanza Zach Johnson durante la Ryder Cup, la tirchieria che non gli faceva offrire nemmeno un ghiacciolo, la durezza nei confronti dell'ex moglie Elin.
Il vecchio Tiger insegue quello che forse sarà il nuovo Tiger, tre attrici che sostengono di essere state sue amanti - tali Devon, Holly e Joslyn - compaiono in un film per adulti ispirato alle performance erotiche del "World's Greatest Golfer", come recita il titolo. Di quel giocatore scatenato anche fuori dal campo si sono perse le tracce - in attesa di nuove biografie? - ma nel frattempo i risultati che precedono questo Masters vanno tutti nella stessa direzione: la tigre è di nuovo libera di azzannare.
Il primo torneo ufficiale vinto dopo 923 giorni di astinenza, nei quali Tiger, fermo dal 2008 a 14 Major vinti, ha vissuto di tutto a partire dalla famosa crisi coniugale: divorzio, rivelazioni piccanti, trasloco, confessioni, terapia, illusioni su un pronto recupero e paura, al contrario, di essere finito, riposo forzato, biografie scomode. Tutto, tranne una vittoria che è finalmente arrivata sul circuito Usa, il suo 72° titolo che si riallaccia ad un passato lontanissimo che sembrava ormai perduto. Ma il peccatore più famoso dello sport mondiale sembra tornato se stesso, molto più delle illusorie apparizioni al Masters delle ultime due edizioni, la prima nel 2010 ancora segnata dagli scandali che ne avevano addirittura imbolsito i lineamenti del volto, la seconda lo scorso anno caratterizzata da un gioco discontinuo, un secondo giro fantastico e altri passaggi oscuri, prologo di un ritiro dai campi per i soliti dolori al tendine d'Achille sinistro.
C'è voluto tempo, ma forse Tiger ha davvero metabolizzato tutti i colpi che si è inferto negli anni della "vida loca" sul circuito, pagati a carissimo prezzo. Ed è interessante che la vittoria all'Arnold Palmer sia arrivata nelle stesse settimane in cui è uscita una biografia irriverente del suo ex coach Hank Haney, nel quale vengono svelati particolari di piccoli sadismi e squallori del campione, i film porno imposti al devotissimo compagno di stanza Zach Johnson durante la Ryder Cup, la tirchieria che non gli faceva offrire nemmeno un ghiacciolo, la durezza nei confronti dell'ex moglie Elin.
Il vecchio Tiger insegue quello che forse sarà il nuovo Tiger, tre attrici che sostengono di essere state sue amanti - tali Devon, Holly e Joslyn - compaiono in un film per adulti ispirato alle performance erotiche del "World's Greatest Golfer", come recita il titolo. Di quel giocatore scatenato anche fuori dal campo si sono perse le tracce - in attesa di nuove biografie? - ma nel frattempo i risultati che precedono questo Masters vanno tutti nella stessa direzione: la tigre è di nuovo libera di azzannare.