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McIlroy vuole cancellare
l'incubo del Master

L'irlandese nell'edizione dello scorso anno buttò nelle ultime buche buttò via un torneo che sembrava già vinto

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AUGUSTA - Edoardo e Francesco Molinari saranno al via del 76° Masters Tournament, il primo major stagionale che si svolgerà da giovedì sul percorso dell'Augusta National, ad Augusta in Georgia. Dopo qualche anno si torna a vivere una vigilia vecchia maniera nella quale Tiger Woods, tornato al successo nell'Arnold Palmer Invitational, calamita l'attenzione di pubblico e media.

Il 'fenomeno' è nuovamente collocato in cima alla lista dei favoriti o quanto meno allo stesso livello dell'inglese Luke Donald, del nordirlandese Rory McIlroy e di Phil Mickelson, ossia di coloro che in questo scorcio di stagione hanno dimostrato di essere più in palla degli altri. E' evidente che il ritorno al successo di Woods e la sua risalita nel ranking mondiale (7°) non potevano aver altro risvolto, dal punto di vista tecnico, se non la revisione di tutte le previsioni. E' tornato l'entusiasmo dei suoi fans ma, soprattutto, quanti ruotano attorno al grande business del golf seguono con attenzione l'evolversi degli eventi, perchè il tour con il 'vero' è tutt'altra cosa.

McIlroy ha dimenticato in fretta la disavventura dello scorso anno, quando buttò via un Masters che sembrava acquisito con un giro finale da incubo (80 colpi). Una infortunio che avrebbe potuto stroncare un giovanissimo come lui, ma il nordirlandese ne ha fatto tesoro e qualche mese dopo ha firmato il suo primo major (US Open).
Dunque è evidente come abbia una gran voglia di prendersi la rivincita soprattutto con se stesso, unita al desiderio di superare Donald in vetta al ranking mondiale. L'inglese, invece, vuole dimostrare al mondo che non è un numero uno incapace di imporsi in un torneo del grande slam. Nel suo palmares manca un major e probabilmente il leader della classifica comincia a sentire il peso di questa lacuna, sebbene abbia ancora tempo per colmarla. Phil Mickelson è sembrato a suo agio nello Houston Open in Texas (quarto), ma probabilmente è stato felice di non vincerlo, perchè difficilmente si arriva alla giacca verde quando si va a segno nella settimana precedente. Per la verità il mancino di San Diego è uno dei pochissimi ad aver sfatato il tabù (2006 con Bellsouth Classic e Masters in sequenza), tuttavia è altrettanto vero che l'anno scorso gli andò buca dopo aver trionfato sette giorni prima nello stesso Houston Open.

Lunga, naturalmente, la lista degli altri pretendenti al titolo che inizia con il sudafricano Charl Schwartzel, campione uscente, il quale però non è stato mai convincente in questa fase della stagione, e con l'inglese Lee Westwood, anch'egli a caccia del primo major in carriera. Ha guadagnato considerazione Hunter Mahan, ma è reduce dal successo in Texas che, come abbiano visto, non è il miglior biglietto da visita per l'Augusta National. Accampano ambizioni, ma nessuno è al top della condizione, Steve Stricker, Nick Watney, Bubba Watson, Zach Johnson, Matt Kuchar, lo spagnolo Sergio Garcia, gli australiani Adam Scott e Jason Day, il nordirlandese Graeme McDowell e il sudafricano Louis Oosthuizen.

Non sembrano invece in grado di dire la loro Jim Furyk, l'argentino Angel Cabrera, l'irlandese Padraig Harrington e il fijano Vijay Singh, mentre non sarà presente Ernie Els, uscito dai top 50 del world ranking. I fratelli Molinari sono tra i possibili outsider e da loro si attende una prova tonica. Edoardo si è guadagnato un posto nel field con la bella prova nell'anno passato (11°). E' al quarto Masters dopo quello disputato da dilettante (2006) in cui non superò taglio come nel 2010. Nelle ultime uscite è andato in crescendo e sembra aver superato i problemi dovuti allo scarso allenamento invernale, fermato da guai fisici. Francesco Molinari è al terzo Masters dopo un 30° posto e un taglio nei due precedenti. E' apparso un pò alterno, però riesce quasi sempre ad esaltarsi negli appuntamenti che contano. Da tre anni gli italiani sono costantemente presenti ad Augusta, con punta nel 2010 quando furono in tre (c'era anche Matteo Manassero). Una gradevolissima inversione di tendenza se si pensa che prima del 2006 solo tre azzurri erano riusciti a salire sui tee georgiani: Alfonso Angelini (1964), Roberto Bernardini (1969/79) e Costantino Rocca (1994/96/97/97), che vanta ancora la miglior prestazione con il quinto posto nel 1997, quando ebbe la soddisfazione di partire per ultimo insieme a Woods

 
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