ROMA - L'Europa in campo. Ma stavolta non c'entrano la Bce di Mario Draghi, la Merkel, l'eurozona e la Bundesbank. Per tre giorni ogni due anni l'Europa diventa una squadra di golf, nella quale tedeschi e spagnoli, britannici e italiani (c'è anche Francesco Molinari) giocano sotto la stessa bandiera blu con dodici stelle dorate, si mettono sull'attenti ascoltando l'Inno alla Gioia di Beethoven e sognano la Ryder Cup. Riuscendo a vincerla, come è successo nel 2010 in Galles, battendo gli Stati Uniti e mettendo le mani sul trofeo con la statuetta di tal Abe Mitchell, che insegnò a giocare al signor Ryder donatore della coppa dorata. Ed il bello è che questi giocatori per tutto il resto della loro vita sono individualisti persi, perfezionisti maniacali di un gesto tecnico che studiano, scompongono e ricompongono per vincere milioni di dollari in premi. Il più clamoroso, gli 11,4 milioni guadagnati domenica scorsa da Brandt Snedeker, primo in un torneo americano e nella classifica della FedEx Cup. Ma quando arriva la Ryder, cambiano i valori, gli atteggiamenti, e il superprofessionista diventa studente di college, amicone, tifoso dei compagni di squadra secondo uno spirito cameratesco che rende tutti uguali e solidali. Sotto la guida di un capitano, che ha scelto due di loro oltre ai dieci selezionati attraverso complicate classifiche di merito.
La Ryder Cup comincia domani, durerà fino a domenica nell'orientaleggiante sede del Medinah Country Club, nell'area di Chicago, che oltre ai 40 mila spettatori sta ospitando stelle di Hollywood come Bill Murray e Justin Timberlake, campioni olimpici come Michael Phelps, più Michael Jordan, che a Chicago ha scritto la storia della Nba ed ora è diventato un golfista scatenato. Il Team USA, ovviamente, non ci ha pensato su due volte ad accoglierlo e ospitarlo, nonostante i voluminosi sigari che "Air" fuma anche sul green. Tiger Woods ha fatto da anfitrione, contando sull'amicizia consolidata con un simbolo che potrebbe ispirare gli americani nella riconquista di una coppa vinta dagli europei sei volte nelle ultime otto edizioni. Una volta c'erano solo i britannici, poi dal 1979 sono stati ammessi i "continental golfers", che a quei tempi si chiamavano Ballesteros e Langer. Oggi nel team europeo che sfida gli americani ci sono quattro inglesi, due nordirlandesi, uno spagnolo, uno svedese, un tedesco, uno scozzese, un belga e un italiano, Francesco Molinari appunto. Da lunedì scorso stanno facendo vita in comune, le stesse divise e magliette, le riunioni come una squadra di calcio, le famiglie al seguito, le foto da cerimonia con la coppa tra le mani. Da domani sera si sfideranno su sedici partite in coppia, per concludere con i dodici match singolari. Assisteranno a un'invasione di spettatori giunti al campo con un sistema di trasporti paragonabile ad un evento olimpico. Ma rispetto al Cio, la Pga of America, lo European tour e tutte gli enti interessati all'organizzazione hanno già assegnato le edizioni da qui al 2020: prossima edizione a Gleneagles (Scozia), poi Hazeltine (Minnesota), Parigi (Francia) e Whistling Straits (Wisconsin). La Ryder Cup costa (20 milioni per la fidejussione, 1,5 milioni di dollari per il rifacimento dei green a Chicago), ma porta grandi benefici economici all'area in cui si gioca il torneo. Tutti la vorrebbero ospitare, ma pochi sono in grado di farlo con successo. È una sfida unica, propone il meglio ed il meglio pretende. E per tre giorni si potrà far finta che un gruppo di ragazzi milionari, che a Chicago non percepiranno nemmeno un euro, possa affrontare e battere il potere americano. In nome dell'Europa. E pazienza se si tratterà solo di golf, e non di economia.
La Ryder Cup comincia domani, durerà fino a domenica nell'orientaleggiante sede del Medinah Country Club, nell'area di Chicago, che oltre ai 40 mila spettatori sta ospitando stelle di Hollywood come Bill Murray e Justin Timberlake, campioni olimpici come Michael Phelps, più Michael Jordan, che a Chicago ha scritto la storia della Nba ed ora è diventato un golfista scatenato. Il Team USA, ovviamente, non ci ha pensato su due volte ad accoglierlo e ospitarlo, nonostante i voluminosi sigari che "Air" fuma anche sul green. Tiger Woods ha fatto da anfitrione, contando sull'amicizia consolidata con un simbolo che potrebbe ispirare gli americani nella riconquista di una coppa vinta dagli europei sei volte nelle ultime otto edizioni. Una volta c'erano solo i britannici, poi dal 1979 sono stati ammessi i "continental golfers", che a quei tempi si chiamavano Ballesteros e Langer. Oggi nel team europeo che sfida gli americani ci sono quattro inglesi, due nordirlandesi, uno spagnolo, uno svedese, un tedesco, uno scozzese, un belga e un italiano, Francesco Molinari appunto. Da lunedì scorso stanno facendo vita in comune, le stesse divise e magliette, le riunioni come una squadra di calcio, le famiglie al seguito, le foto da cerimonia con la coppa tra le mani. Da domani sera si sfideranno su sedici partite in coppia, per concludere con i dodici match singolari. Assisteranno a un'invasione di spettatori giunti al campo con un sistema di trasporti paragonabile ad un evento olimpico. Ma rispetto al Cio, la Pga of America, lo European tour e tutte gli enti interessati all'organizzazione hanno già assegnato le edizioni da qui al 2020: prossima edizione a Gleneagles (Scozia), poi Hazeltine (Minnesota), Parigi (Francia) e Whistling Straits (Wisconsin). La Ryder Cup costa (20 milioni per la fidejussione, 1,5 milioni di dollari per il rifacimento dei green a Chicago), ma porta grandi benefici economici all'area in cui si gioca il torneo. Tutti la vorrebbero ospitare, ma pochi sono in grado di farlo con successo. È una sfida unica, propone il meglio ed il meglio pretende. E per tre giorni si potrà far finta che un gruppo di ragazzi milionari, che a Chicago non percepiranno nemmeno un euro, possa affrontare e battere il potere americano. In nome dell'Europa. E pazienza se si tratterà solo di golf, e non di economia.