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Ryder Cup, la sorpresa dei romani alla festosa invasione del popolo del golf

Ryder Cup, la sorpresa dei romani alla festosa invasione del popolo del golf
(ansa)

Quello che sta succedendo nella Capitale per la grande sfida è l’emblema del traino turistico di eventi del genere

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Roma - C’è sempre una prima volta, come si dice. E la prima (e probabilmente unica) edizione italiana della Ryder Cup per la prima volta appunto sta aprendo gli occhi agli italiani, e ai romani in particolare, sulla reale dimensione del fenomeno-golf nel mondo. Non erano bastati i successi di Costantino Rocca negli anni ‘90, quando vinse cinque tornei, partecipò a tre Ryder (dove, nel ‘97, sconfisse nel confronto diretto tale Tiger Woods allora 22enne) e sfiorò la vittoria al British Open del ‘95, perdendo solo allo spareggio con John Daly. Non sono bastati nemmeno quelli di Francesco Molinari lungo il primo ventennio del 2000, culminati (dopo tante altre vittorie) nel trionfo al British Open 2018 (anche lui dovette aver ragione di Tiger Woods) e nell’imbattibile record di cinque successi in cinque incontri alla Ryder parigina di quello stesso, magico anno. Niente di tutto questo, nemmeno le altre affermazioni di Edoardo Molinari o del giovane Manassero, sono bastate a smontare il pregiudizio nostrano sul golf come sport di pochi, ricchi e perfino “affamatori del popolo”, come amava ripetere Fidel Castro quando fece chiudere negli anni ‘60 l’unico campo esistente a Cuba. E soprattutto nessuno, tranne i non molti, veri appassionati del nostro Paese, riusciva ad immaginare che il Golf potesse stimolare un massiccio tifo da stadio, organizzato, divertente, divertito e assolutamente pacifico.

Mercoledì la Scalinata romana di Trinità dei Monti e la fontana berniniana a della Barcaccia, che fu danneggiata dai tifosi olandesi del Feyenoord nel 2015, hanno assistito alla festosa invasione dei supporter americani ed europei accorsi per veder sfilare i campioni delle due squadre accompagnati da mogli e fidanzate, alle prese con i gradini insidiosi per il loro tacchi 12. Cori, applausi, molta birra ma non un graffio a quelle splendide strutture. E intanto le foto della cerimonia di presentazione facevano il giro del mondo, come quelle della cena di gala alle Terme di Caracalla per mille invitati (in maggioranza stranieri) in uno scenario che nessun’altra città al mondo può offrire. Perché, con la sola eccezione di Gerusalemme (peraltro non adatta ai grandi eventi per mille motivi che è superfluo spiegare), solo Roma può raccontare i millenni. Gli altri, tutti, al massimo qualche secolo.

Sorpresi da un afflusso di turisti che non avevano immaginato, i tassisti romani hanno moltiplicato le presenze all’aeroporto, sguarnendo inevitabilmente altre stazioni di città (problema non nuovo, del resto). Trovare una stanza in albergo, in questi giorni, è quasi un’impresa, nonostante le tariffe alle stelle. I circoli di Golf romani sono felicemente assediati da turisti-giocatori al punto da aver quasi tutti annullato le tradizionali gare del fine settimana per lasciar loro spazio (e incassarne le tariffe di prenotazione, irrobustite nella circostanza). Ma anche i Club e i Resort del Nord Italia ne stanno beneficiando: perché moltissimi, da ogni parte del mondo, hanno colto il pretesto della Ryder per organizzarsi un “Grand Tour” italiano fatto di gioco, di musei, di cantine, di ristoranti.

La gara non è ancora cominciata, ma già nei giorni di prova la sola tribuna allestita sulla buca 1 era quasi piena in tutti i suoi 4800 posti. Ma il Golf, e la Ryder in particolare, è bello viverla sul campo, scarpinando buca dopo buca sui faticosi pendii del Marco Simone: da venerdì a domenica, perciò, saranno davvero circa 50mila al giorno gli spettatori attesi. Una cifra che ha suscitato tante ironie dai non addetti negli otto anni di vigilia, tra l’assegnazione del 2015 e oggi, ma che troverà riscontro giorno dopo giorno. Il Golf può essere anche questo: la Ryder Cup, trasformandolo per una volta in gioco di squadra, sollecita proprio quella contrapposizione del tifo tipica del calcio, del rugby, del basket e insomma di tutti gli sport non individuali.
Ma il Golf, e questa sembra essere la principale lezione di questo spesso contestato evento, può e deve essere soprattutto un formidabile additivo per il turismo, come da tempo hanno capito con successo Spagna, Portogallo, Marocco, Turchia. Anche perché, da noi, il Golf ha l’Italia attorno. E non c’è posto al mondo che possa reggere il confronto.

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