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Augusta Masters, si comincia: Tiger Woods sfida i fenomeni di oggi

Tiger Woods 
L’americano ancora tra i protagonisti sul green della Georgia: non ci saranno italiani
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Se non sei un socio, o un suo invitato, all’Augusta National Golf Club, il più famoso e inaccessibile Club del mondo, non potrai mai mettere piede, tranne che in questa settimana, a patto che tu sia riuscito nella non facile né economica impresa di procurarti un biglietto. Perciò quando si aprono i cancelli dell’inviolabile sito, dove Dwight Eisenhower organizzava riunioni con lo staff della Casa Bianca in modo da poterci infilare una giocatina nelle pause, i fortunati possessori del tagliando (qui e solo qui chiamati “Patrons”) si accalcano fra pini e azalee fin dal lunedì. Il torneo comincia, come tutti, di giovedì ma a molti basta essere qui un giorno, camminare lungo i fairways di un verde tanto intenso da parere innaturale, sbirciare i campioni che provano il campo e tornarsene soddisfatti a casa o in albergo, non prima di aver lasciato nelle 80 (dicesi 80) casse del principale Pro shop cifre considerevoli che a fine settimana toccano i 70 milioni di dollari (fonte Forbes). E inf…

Se non sei un socio, o un suo invitato, all’Augusta National Golf Club, il più famoso e inaccessibile Club del mondo, non potrai mai mettere piede, tranne che in questa settimana, a patto che tu sia riuscito nella non facile né economica impresa di procurarti un biglietto. Perciò quando si aprono i cancelli dell’inviolabile sito, dove Dwight Eisenhower organizzava riunioni con lo staff della Casa Bianca in modo da poterci infilare una giocatina nelle pause, i fortunati possessori del tagliando (qui e solo qui chiamati “Patrons”) si accalcano fra pini e azalee fin dal lunedì. Il torneo comincia, come tutti, di giovedì ma a molti basta essere qui un giorno, camminare lungo i fairways di un verde tanto intenso da parere innaturale, sbirciare i campioni che provano il campo e tornarsene soddisfatti a casa o in albergo, non prima di aver lasciato nelle 80 (dicesi 80) casse del principale Pro shop cifre considerevoli che a fine settimana toccano i 70 milioni di dollari (fonte Forbes). E infatti oggi che il campo richiama un numero limitato di spettatori, il serpentone per entrare a versare il proprio obolo alla causa del merchandising prevede un’attesa di buoni venti minuti e più.

Il derby “sotterraneo” con la Lega araba

Da domani parlerà il campo e tornerà a proporsi la sfida, sotterranea ma non troppo, fra i giocatori rimasti fedeli ai due Tour principali, americano ed europeo, e gli “scismatici” passati armi, bagagli e soprattutto IBAN alla Liv, la lega a capitale arabo, che si è accaparrata molti campioni veri, e non vecchie glorie sul viale del tramonto, a suon di ingaggi impensabili. Il più recente, e clamoroso, è proprio il campione in carica, John Rahm, lo spagnolo che resistette all’incredibile rimonta finale del 50enne Phil Mickelson, apripista dei transfughi in casa LIV, mettendosi sulle spalle la giacca verde che spetta ai vincitori. Tre fra i primi sette dell’anno scorso erano targati LIV (Rahm cambiò casacca poco dopo) e saranno 12 quest’anno a dar vita al derby sotto traccia fra i due mondi che non riescono ancora a trovare un”intesa, nonostante un generico accordo-quadro annunciato già molti mesi fa e ancora in attesa di vera definizione. Lo stesso Rahm (anche se ripetersi qui a un anno di distanza è riuscito solo a Jack Nicklaus e Tiger Woods, semplicemente i più grandi di sempre), Koepka, Dustin Johnson sono candidati credibilissimi per una eventuale vittoria targata LIV. Ma questo leggendario campo, inaugurato giusto 90 anni fa, può premiare l’accortezza e l’esperienza più della potenza. E insomma riserva sempre qualche sorpresa.

L’ennesima sfida di Tiger

Non mancano naturalmente i nomi “pesanti” fra i lealisti rimasti fedeli alla tradizione. Due su tutti: Scottie Scheffler, numero 1 del mondo e ormai capace di straordinaria regolarità da che proprio qui, nel ‘22 prese il volo, e Rory McIlroy, tecnicamente il più dotato di tutti ma alle prese con la “maledizione” dei Majors. Pur continuando a collezionare vittorie, non fa suo uno dei quattro tornei principali da 10 anni ed è proprio il Masters a mancare nella sua bacheca dei trofei. E poi naturalmente c’è lui, Tiger Woods. Era al suo primo mandato Bill Clinton alla Casa Bianca, nel ‘97, quando quel 21enne ragazzo di colore stupì il mondo annientando la concorrenza. 27 anni e molte vicende anche drammatiche dopo, è ancora qui. Gli obiettivi sono cambiati, non la grinta né il carisma che esercita sul popolo di Augusta che cercherà di sostenerlo in massa nel tentativo di stabilire l’ennesimo record: superare per la 24esima volta consecutiva il “taglio” che qualifica ai due giri finali solo i 60 migliori. L’ultima sua, miracolosa vittoria è del ‘19, come noi italiani ricordiamo malinconicamente bene avendo visto Francesco Molinari in testa fino a sei buche dalla fine (dopo 12 partecipazioni, purtroppo, non potrà esserci e nessun altro italiano ha acquisito il diritto). Giocando ormai pochissimo per i postumi del drammatico incidente d’auto del 2021, a 47 anni compiuti, Woods non può essere nella lista dei favoriti. Ma nessuno lo cancella dalla lista del cuore e tutti qui sperano di poter festeggiare il suo eventuale passaggio del “taglio” come l’ennesima vittoria di una carriera strepitosa.

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