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Augusta Masters, il primo acuto è di Justin Rose. Naufraga McIlroy

Justin Rose
Justin Rose 

Con un giro perfetto il britannico si porta al comando con tre punti di vantaggio su Scheffler e l’outsider Conners. Il nordirlandese in pochi minuti dal secondo al 26° posto

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Augusta - E’ Justin Rose il protagonista assoluto della prima giornata del Masters 2025. Si è infilato di prepotenza nella sfida annunciata fra Scottie Scheffler, numero 1 del mondo, e Rory McIlroy, numero 2. Un giro perfetto, quello dei sogni, il suo fino al colpo di partenza dell’ultima buca: 8 birdie, nessun bogey quando il suo drive si è imboscato fra gli alberi alla destra della delicatissima 18. Ne è scaturito l’unico bogey di giornata, tanto per lasciargli un po’ di amaro in bocca, ma il bellissimo 65 (-7) lo ha comunque issato al primo posto con tre colpi di vantaggio proprio su Scheffler e l’outsider Corey Conners.

Era lì, alla pari con Scheffler anche l’attesissimo McIlroy, ma il golf può distruggere in un attimo un giro fino a quel punto eccellente. Una pallina finita in acqua al par 5 della buca 15 gli è costata un doppio bogey; due buche dopo, un altro doppio bogey lo ha fatto inabissare. In pochi minuti è sprofondato dal -4 che valeva il secondo posto, al giro in semplice par che, alla fine, lo ha rimandato in club house 26esimo, deluso e innervosito con uno score di 72.

Rory McIlroy
Rory McIlroy 

Ha i suoi fantasmi da esorcizzare, McIlroy: non solo perché, pur primeggiando un po’ ovunque, non riesce più a vincere un Major da 11 anni; ma soprattutto perché proprio qui, nel 2011, dilapidò i 4 colpi di vantaggio che aveva la domenica mattina, vanificando una vittoria che pareva già scritta con un drammatico score di 80 colpi. E quel drammatico finale di oggi ricorda tanto quella giornata infausta.

Intanto, proprio in contemporanea, risaliva con un gran finale un altro fuoriclasse fortemente indiziato per il successo: Bryson DeChambeu. Due birdie nelle ultime tre buche ed eccolo proiettato alla pari di Scheffler e Conners all’inseguimento di Rose, mentre sull’Augusta National il sole cominciava a sparire dietro le cime degli alberi.

Scottie Scheffler
Scottie Scheffler 

I fantasmi di Rory in un finale da dimenticare

Un torneo, e specialmente un Major dove la concorrenza è spietata e l’assetto del campo difficilissimo, non si può mai vincere il primo giorno. Semmai si può perdere, se si comincia malissimo, perché recuperare è dura. Il bel giro di Rose, però, lancia un segnale importante. Stiamo parlando di un campione, vincitore US Open 2013, medaglia d’oro olimpica a Rio 2016 e tante altre cose fra cui sei partecipazioni alla Ryder Cup, di cui è destinato a diventare capitano europeo.

Bryson DeChambeu
Bryson DeChambeu 

Qui ad Augusta ha già sfiorato due volte la vittoria, arrivando secondo nel ’15 e nel ’17 (battuto solo allo spareggio da Sergio Garcia). Quando vinse l’Us Open a Merion, in Pensylvania, per celebrare il successo battezzò proprio Merion il nuovo purosangue della sua scuderia che, da perfetto inglese pur se di nascita sudafricana, rappresenta la sua vera passione. Dovesse andare fino in fondo, potrebbe scegliere un nome ispirato al Masters per un nuovo cavallo. Del resto non a un cavallo, ma alla sua prima figlia il vincitore Masters 2017 Sergio Garcia diede il nome di Azalea, in omaggio al fiore-simbolo di questo ex vivaio che è diventato il campo più famoso del mondo.

Vecchi campioni e sfide proibitive: il fenomeno-Couples

Quando Angel Cabrera ha mancato per pochi centimetri la clamorosa buca in uno al par 3 della 4 direttamente da circa 160 metri, osservandolo da bordo green ci aveva insinuato il sospetto che la sua sfida con se stesso e con i demoni del passato che gli erano costati 30 mesi di carcere conclusi nel ‘23 potesse anche essere vinta. Ma, realizzato quel facile birdie da vicinissimo, poco altro di buono si è aggiunto al suo bilancio. Il 75 finale (+3) lo colloca al 63esimo posto su 95 con pallide speranze di restare in gara nel week end, riservato ai migliori 50.

Fred Couples
Fred Couples 

Giro in 76 per un altro grande del passato, lo spagnolo Josè Maria Olazabal, due volte campione Masters (1994 e ‘99) assistito come caddie da un bravo professionista italiano, Lorenzo Galli, suo grande amico. 59 anni lui, 55 Cabrera. Per qualificarsi ai due giri finali servirebbe un mezzo miracolo golfistico. Un po’ meglio (74 colpi) ha fatto un’altra leggenda come il tedesco Bernhard Langer, 66enne con 2 titoli Masters in cascina, per ora 50esimo con speranza di passare ancora una volta. Ma chi davvero sembra in grado di ribellarsi alla legge del tempo è il formidabile Fred Couples, 66enne in campo per la quarantesima volta (la prima fu nell’83) vincitore nel ‘92 e per 11 volte classificatosi fra i primi 10. Con un giro in 71 (-1, con tre birdies e due bogeys) si è intrufolato ancora una volta fra quei ragazzi che gli potrebbero essere nipoti, contrapponendo la sua precisione alla loro potenza, cosa che qui all’Augusta National paga sempre. Può tranquillamente sperare di proseguire fino domenica. Si chiamerebbe, in origine, Alfredo Coppola, in quanto figlio di un immigrato italiano a Seattle, che ritenne opportuno americanizzarne il nome. Da italiani in astinenza consoliamoci così, visto che i fasti dí Molinari e di Rocca appartengono ormai al passato.

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