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Woodland, l’uomo che gioca temendo davvero di essere ucciso

Gary Woodland 

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Dopo un’operazione per un tumore cerebrale, il golfista statunitense va in campo con il terrore che tra la folla ci sia qualcuno intenzionato a ucciderlo. Al Masters di Augusta si è messo subito in mostra
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Giocare ogni singolo colpo combattendo il terrore, immotivato ma autentico, di essere ucciso. È questa la storia ai confini della realtà che vive, ormai da oltre due anni, Gary Woodland, 42enne di Topeka (Kansas), cinque vittorie sul Tour compreso un Major, il più difficile, l’US Open 2019.

La scoperta del tumore

Tutto ha inizio quando nel ‘23 gli viene diagnosticato un tumore cerebrale. Sottoposto a intensi trattamenti terapeutici riesce ugualmente a ottenere buoni risultati, pur senza vittorie, ma quando gli effetti collaterali s’ingigantiscono, provocando forte ansia, inappetenza e soprattutto perdita della memoria, decide di operarsi.

L’intervento e il ritorno sul green

Prima di entrare in ospedale, il 18 settembre 2023, scrive una lettera di addio alla moglie e a…

Giocare ogni singolo colpo combattendo il terrore, immotivato ma autentico, di essere ucciso. È questa la storia ai confini della realtà che vive, ormai da oltre due anni, Gary Woodland, 42enne di Topeka (Kansas), cinque vittorie sul Tour compreso un Major, il più difficile, l’US Open 2019.

La scoperta del tumore

Tutto ha inizio quando nel ‘23 gli viene diagnosticato un tumore cerebrale. Sottoposto a intensi trattamenti terapeutici riesce ugualmente a ottenere buoni risultati, pur senza vittorie, ma quando gli effetti collaterali s’ingigantiscono, provocando forte ansia, inappetenza e soprattutto perdita della memoria, decide di operarsi.

L’intervento e il ritorno sul green

Prima di entrare in ospedale, il 18 settembre 2023, scrive una lettera di addio alla moglie e ai tre figli. Gli viene asportato, non completamente, un tumore delle dimensioni di una palla da baseball. Incredibilmente dopo soli quattro mesi torna in campo ma i residui della massa tumorale che non è stato possibile asportare dall’amigdala, il nucleo che gestisce in particolare la paura, l’ansia e la rabbia, sconvolgono i suoi pensieri. Per sua esplicita ammissione, da allora Gary va in campo con il terrore che tra la folla ci sia qualcuno intenzionato a ucciderlo. Può bastare il movimento repentino di uno spettatore o il muoversi di un fotografo a risvegliare i suoi demoni. “Ho fatto - ha detto - un viaggio di andata e ritorno dall’inferno”.

La vittoria nello Houston Open

Ma da quell’inferno qualche demone gli è rimasto nell’anima. A ogni torneo si raccomanda agli uomini della sicurezza, anche se tutti - tranne lui - sanno che difficilmente aspiranti assassini si annidano tra gli spettatori. Anche perché la sua terribile e coraggiosa esperienza di vita lo ha reso ancor più popolare e amato. Ma questo all’amigdala non interessa. Eppure, nonostante i demoni, Woodland un mese fa è addirittura tornato alla vittoria, trionfando nello Houston Open e guadagnandosi così il diritto a disputare questa 90esima edizione del Masters di Augusta, dove la folla è enorme e spesso molto vicina ai giocatori, specie sul primo colpo di ogni buca. Ma, evidentemente, Gary sta trovando qualche contromisura e ha concluso il primo giro in 71 colpi, decimo pari merito, rientrando fra i pochi giocatori (18 su 90) capaci di scendere sotto il par di questo insidioso quanto leggendario percorso.

A chi gli chiede dei suoi programmi futuri risponde scuotendo la testa: “Amico mio devo preoccuparmi di oggi. Non posso permettermi il lusso di guardare più avanti”. E intanto l’oggi è il secondo giro di un torneo che lo vede protagonista nonostante tutto.

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