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Golf, McIlroy fa la storia: vince il Masters di Augusta per la seconda volta consecutiva

Rory McIlroy 

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Una vittoria sofferta, tra errori iniziali e un finale carico di tensione, in cui riesce a resistere alla rimonta di uno straordinario Scheffler e a difendere il vantaggio fino all’ultima buca
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La doppietta di Rory McIlroy, che per la seconda volta consecutiva ha vinto il Masters di Augusta, primo Major stagionale, iscrive il suo nome in un palmarès fra i più esclusivi. Nella storia infatti sono stati solo tre i campioni a realizzare l’impresa: Jack Nicklaus, Tiger Woods (cioè indiscutibilmente i due più forti golfisti di tutti i tempi) e “Sir” Nick Faldo, il fuoriclasse inglese nominato baronetto per meriti sportivi dalla Regina Elisabetta.

Ma in un’avvincente giornata finale McIlroy, prima di gioire, ha dovuto attraversare le fiamme dei tormenti per una partenza tanto incerta da farlo scivolare addirittura a due colpi dai momentanei leader, lui che dopo 36 buche impeccabili aveva cumulato un vantaggio dai 6 colpi in su ai danni di chiunque.

Un avvio da batticuore

L’altro McIlroy, l’Avatar maldestro che aveva dilapidato quel tesoretto in un terzo giro da incubo ha infatti aspettato 6 buche prima di uscire di scena. Ma in quel tratto di percorso era riuscito a cacciarsi nei …

La doppietta di Rory McIlroy, che per la seconda volta consecutiva ha vinto il Masters di Augusta, primo Major stagionale, iscrive il suo nome in un palmarès fra i più esclusivi. Nella storia infatti sono stati solo tre i campioni a realizzare l’impresa: Jack Nicklaus, Tiger Woods (cioè indiscutibilmente i due più forti golfisti di tutti i tempi) e “Sir” Nick Faldo, il fuoriclasse inglese nominato baronetto per meriti sportivi dalla Regina Elisabetta.

Ma in un’avvincente giornata finale McIlroy, prima di gioire, ha dovuto attraversare le fiamme dei tormenti per una partenza tanto incerta da farlo scivolare addirittura a due colpi dai momentanei leader, lui che dopo 36 buche impeccabili aveva cumulato un vantaggio dai 6 colpi in su ai danni di chiunque.

Un avvio da batticuore

L’altro McIlroy, l’Avatar maldestro che aveva dilapidato quel tesoretto in un terzo giro da incubo ha infatti aspettato 6 buche prima di uscire di scena. Ma in quel tratto di percorso era riuscito a cacciarsi nei guai con un doppio bogey scellerato (a causa di tre putt dalla corta distanza) e un altro bogey, mentre gli avversari rimontavano.

L’esperienza dei tanti anni al massimo livello, però, a qualcosa serve e nel momento più delicato, quando stava per chiedere perdono ai suoi stessi sogni cullati nei giorni precedenti, Rory ha scacciato il fantasma. Dalla sesta buca in poi si è rivisto il campione dei primi due giorni: fino alla 17, quattro birdie e nessun bogey, domando finalmente quella imprecisione sui colpi di partenza che lo aveva rallentato nella giornata-no di sabato. Si è presentato sul tee della 72esima e ultima buca con un rassicurante margine di due colpi. Finito? Macché. Il fantasma è improvvisamente rientrato in scena, ha bussato alla sua porta e il colpo di partenza è finito in bosco, come in quasi tutta la maledetta giornata precedente. Un brivido deve essergli corso lungo la schiena, perché pochi minuti prima Scottie Scheffler, n.1 del mondo che lo precede in classifica, aveva infilato un altro giro impeccabile in 68 colpi (-4) dopo il 65 del sabato, ripetendo l’exploit di non subire nemmeno un bogey.

A quel punto, perso nel bosco, in caso di doppio bogey McIlroy avrebbe dovuto affrontare un altro spareggio, dopo quello con Rose dell’anno scorso. Con maestria, però, ha trovato una traiettoria fra alberi e cielo, depositando la pallina nel bunker di green. Ha finito con lo sfiorare addirittura il par, accontentandosi però di un comodo bogey che è valso la vittoria, la sesta della carriera in un Major.

Scheffler, l’orgoglio del numero 1

Ad un solo colpo perciò è finito Scheffler, orgoglioso leader mondiale. Al termine del secondo giro era lontano qualcosa come 12 colpi dallo scatenato McIlroy dopo due giri più che mediocri in 70 e 74 colpi. Non ha smesso mai di crederci e ha rimontato buca dopo buca, non sbagliando praticamente più nulla, fino a sfiorare un successo statisticamente da record per la dimensione della rimonta. Alle sue spalle, con un solo colpo di ritardo, il terzetto composto da Tyrrel Hatton, il migliore di giornata con il suo 66, l’americano Russel Henley (68) e l’indomabile 46enne Justine Rose (70) che, arrampicatosi al primo posto dopo 10 buche ha accarezzato la speranza di vincere questo torneo già sfuggitogli due volte agli spareggi. Avesse finalmente vinto, sarebbe diventato il più anziano campione Masters, battendo per poco il record di Nicklaus del 1986. Sogno rimandato, o forse definitivamente sfumato perché la legge del tempo è implacabile. Anche per un campione (e signore) del suo stampo.

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