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MotoGp, la sfida di Petrucci: ''Con questa Ducati posso fare grandi cose''

Danilo Petrucci 
Presentata a Napoli la stagione del team Octo Pramac. Il pilota umbro, che avrà come compagno Redding, vuole un'annata da protagonista: ''Ho una moto ufficiale, come quelle di Lorenzo e Dovizioso. In un certo senso dovrò anche lavorare per loro, 'provando' la Rossa. Ma in gara potrò dare tutto: e questa è una moto nata per vincere, o comunque salire sul podio"
 
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NAPOLI - Quando Sebastian Vettel e Nico Rosberg sono passati da Napoli, poi hanno vinto il mondiale di Formula Uno. Danilo Petrucci non pretende tanto. "Però questa sarà una stagione decisiva per la mia carriera in MotoGp. Finalmente ho una Ducati ufficiale, una factory. Come quelle di Lorenzo e Dovizioso. Durante la stagione in un certo senso dovrò anche lavorare per loro, 'provando' la Rossa. Ma in gara potrò dare tutto: e questa è una moto nata per vincere, o comunque salire sul podio".

Campinoti e il 'laboratorio' Ducati - Il ragazzo di Terni, 26 anni, è il pilota di punta del team Octo Pramac, che ha presentato la stagione col suggestivo scenario di Castel dell'Ovo a fare da sfondo. Petrucci correrà insieme all'inglese Scott Redding nella squadra di Paolo Campinoti, che dal 2005 collabora con Borgo Panigale ed ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo delle moto e dei piloti Ducati. "Sarà anche il nostro laboratorio", ha confermato Gigi Dall'Igna, direttore generale della Rossa. "Con Danilo porteremo avanti diverse evoluzioni nel corso dell'anno". Per lui una Desmosdeci Gp17. Redding salirà invece sulla Gp16 che lo scorso anno ha trionfato 2 volte (in Austria con Iannone, con Dovizioso in Malesia). "Pramac non è un team satellite, ma un factory supporter", ribadisce Paolo Ciabatti, direttore sportivo Ducati.

"E' la Rossa, che ti dice come la devi guidare" - "Voglio fare meglio della stagione 2015, quando sono finito secondo a Silverstone e ho chiuso tra i primi 10 in classifica. L'anno passato me lo voglio lasciare alle spalle: ero partito fortissimo nei test, poi mi sono rotto due volte la mano destra. E quando ero in testa - Assen, Sachsenring - non sono riuscito ad arrivare in fondo". Dici che non ci sono più alibi. "Ho una grande moto, e due campioni davanti a me. Lorenzo è un fuoriclasse che a febbraio in Malesia e Australia non è ancora riuscito a dare tutto, perché ci vuole un po' di tempo per adattarsi alla Ducati". La Belva va capita, spiega Petrucci. "Devi fare come dice lei, adattarti. Guai ad agire d'istinto. Ci vuole metodo, e in questo Jorge è il migliore. Standogli dietro in pista mi sono accorto che all'inizio guidava in maniera completamente diversa, e poi ha cominciato a cambiare. Può fare grandissimi cose, come il Dovi. E io con loro".
Petrucci e Redding 
"Lorenzo, un fuoriclasse. Ma Stoner è Maradona" - Petrucci ha potuto confrontarsi anche con un altro campione del mondo che indossa la tuta Ducati: Casey Stoner, collaudatore di lusso per la Rossa. "Lui è qualcosa di speciale, a volte ti girano le scatole quando vedi che ha smesso ufficialmente di correre ma nei test - sul giro secco - va più forte di te". Conia un bel paragone, molto napoletano. "Casey è come Maradona, non ha bisogno di allenarsi: prende la palla - cioè, la moto - e fa quel che vuole. Per me è un grande stimolo, mi dà dei consigli preziosi anche se il suo stile è inimitabile".

"Valentino per me è il favorito" - Dice che i primi 4-5 (Marquez, Valentino e Vinales, Lorenzo, forse Dovizioso) sono irraggiungibili o quasi. "Ma dietro di loro posso trovare il mio spazio. Sto lavorando tantissimo con i pesi e la bilancia, purtroppo sono molto più alto e 10-12 chili in più degli altri piloti. Continuo ad avere una guida 'ignorante' e cioè grintosa, ma ho imparato a ragionare di più. Tre anni fa il mio obiettivo era non arrivare ultimo. Oggi mi sembra di coronare un sogno". Grande amico di Rossi, in inverno non ha avuto l'occasione come negli altri di correre al Ranch di Tavullia. "E non ho neppure parlato molto con Valentino. Credo sia rimasto stupito di quando vada forte Vinales. Ma Vale in gara è sempre un'altra cosa. E per me resta il favorito".
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