MotoGp, Iannone sospeso 4 anni per doping: "Il giorno più brutto della mia vita"
di
Massimo Calandri
Iannone sull'Aprilia
Il Tas inasprisce in appello la sentenza contro il pilota dell'Aprilia, condannato inizialmente a 18 mesi: non è riuscito a provare che gli steroidi trovati nelle sue analisi derivassero dall'ingestione di carne contaminata. Il legale De Rensis ricorrerà al tribunale civile svizzero: "Colpito lo sport italiano"
3 minuti di lettura
Quattro anni di sospensione per Andrea Iannone, colpevole di aver assunto sostanze dopanti (drostanolone): il Tas di Losanna ha confermato oggi la precedente decisione presa dalla Federazione internazionale di motociclismo e accolto la tesi della Wada, l'agenzia antidoping. Il pilota di Vasto - 31 anni - non potrà più correre in moto fino al 17 dicembre del 2023: un arco di tempo così ampio da far pensare che la sua carriera sia finita. Andrea è distrutto: "Il giorno più brutto della mia vita". Ma Antonio De Rensis, il suo avvocato, annuncia ricorso al tribunale civile elvetico (così come era accaduto con Alex Schwazer): "Ho visto delle cose brutte nella mia vita, però questa è terribile" commenta il legale. "Ci sono argomentazioni e ricostruzioni dei fatti palesemente false. Si è voluto colpire tutto lo sport italiano". Tutto per colpa di una bistecca cinese 'gonfiata'.
La decisione è stata presa da un panel composto dal presidente Hamid Gharavi e dai giudici Franco Frattini e Michael Beloff. Iannone, che lo scorso anno correva in MotoGP con l'Aprilia, era stato trovato positivo ad un controllo anti-doping del 3 novembre 2019, durante il fine-settimana dedicato alla gara malese di Sepang. Si era difeso sostenendo di aver mangiato della carne adulterata nel ristorante dell'albergo dove era ospitato insieme alla sua squadra. Ma secondo il tribunale sportivo svizzero, non avrebbe fornito elementi sufficienti per provare questa tesi. "Dicono che abbia preso degli anabolizzanti per rimediare al dolore causato da una brutta caduta a Misano in settembre: è la prima volta che sento una sciocchezza del genere", attacca De Rensis. Secondo il Tas, l'assunzione di drostanolone - steroide androgeno esogeno anabolizzante inserito nella lista proibita dalla Wada - è stata "intenzionale": inevitabile la conferma della decisione presa il 31 marzo scorso dalla Corte Disciplinare della Fim. Niente "contaminazione involontaria", come va giurando da un anno Iannone: "Mi sembra tutto un incubo. Dovrei dire addio a tutto per non aver controllato - eravamo a tavola con mio fratello Angelo e mio padre al Sama Sama di Sepang, vicino al circuito malese - da dove veniva una stupida bistecca ordinata al ristorante. Io su di una moto ci sono salito un secondo dopo che mia madre mi ha partorito. E non voglio scendere, non così. Vi prego: fatemi uscire da questo brutto sogno". In questo periodo l'Aprilia era sempre stata vicina al pilota, sostenendo la sua tesi.
"In questo momento soffro come di più non potrei: oggi ho subìto la più grande ingiustizia che potessi ricevere", scrive Iannone sul suo profilo Instagram dopo la sentenza del Tas di Losanna che lo condanna a 4 anni di stop. "Le motivazioni (dei giudici ndr) sono prove di senso logico e con dati di fatto sbagliati. Per questo ci saranno luogo e tempo opportuni...perché di certo non mi arrendo", continua, confermando l'intenzione - già anticipata dal suo legale - di fare ricorso entro 30 giorni al tribunale civile svizzero. "Sapevo di affrontare i poteri forti, ma speravo nell'onesta intellettuale e nell'affermazione della giustizia".
La Fim lo aveva condannato nel marzo scorso a 18 mesi, accettando l'ipotesi del doping "non volontario". Il Tas ha invece accolto la tesi della Wada. "Chi ha cercato di distruggere la mia vita, presto capirà quanta forza ho dentro al cuore. La forza dell'innocenza, e soprattutto la coscienza pulita. Una sentenza può modificare gli eventi ma non l'uomo". Il suo avvocato, Antonio De Rensis, ha denunciato un "omicidio del diritto sportivo e della principio di difesa". Il pilota si è congedato dai suoi tifosi: "Mi hanno strappato il cuore, separandomi dal mio grande amore".
Aprilia: "Crediamo a Iannone, sentenza che lascia perplessi"
Iannone nella passata stagione correva con l'Aprilia: sabato 3 novembre 2019, giorno del test anti-doping, aveva chiuso le qualifiche con un modesto 17° tempo. Partito la domenica in sesta fila, era caduto dopo 11 giri. In un comunicato, Aprilia Racing ha sottolineato "di aver scelto fin dall'inizio di questa vicenda, di rimanere accanto al suo pilota: per coerenza anche in questo momento gli è solidale, avendo creduto e continuando a credere nella sua buona fede. Rispettiamo le sentenze anche se, questa volta, si tratta una decisione dura, che pare andare oltre quello che le carte, le evidenze scientifiche e persino la precedente sentenza emessa dalla Federazione Internazionale lasciavano presagire". Parole ribadite da Massimo Rivola, ad Aprilia Racing: "Le sentenze si rispettano e si accettano anche se molti elementi di questa decisione destano perplessità, anche dal lato prettamente scientifico. Non siamo pentiti di essere rimasti vicini ad Andrea e, anzi, gli siamo vicini anche in questo momento. Questa vicenda, con i suoi tempi così lunghi, ha danneggiato pesantemente Aprilia Racing e le nostre strategie per questa e le prossime stagioni, ora però dobbiamo guardare avanti e abbiamo il dovere di trovare velocemente una soluzione di alto livello, che sposi il progetto iniziato con Andrea e che ci permetta di continuare la nostra crescita, che c'è ed è evidente".