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Petrucci: "Non dovevamo correre, c’era ancora il sangue di Dupasquier sulla pista"

Danilo Petrucci (ansa)
Intervista al pilota, che accusa: "Se fosse morto un pilota di MotoGp ci avrebbero fermati. Il motociclismo non è diventato più pericoloso, solo meno umano"
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SCARPERIA (FI) - "Almeno hanno avuto la decenza di non stappare lo champagne sul podio".
Danilo Petrucci, lei non voleva correre.
"Per una questione di rispetto. Siamo persone, prima che piloti. Domenica a Barcellona c'è un'altra gara, ma quel ragazzo adesso è all'obitorio e presto sarà sotto terra. Non lo conoscevo personalmente, ma mi sono sentito sporco dentro".
Invece lo spettacolo deve continuare.
"Comandano gli sponsor, il business. Era così difficile correre un giorno dopo? Fermarsi per 24, piccole ore? Nessuno ci ha interpellato, noi piloti dico. Ho saputo che Jason era morto durante la gara di Moto2, ho pensato: me ne vado, per conto mio. Poi mi sono detto che sarei passato quello poco professionale, lo 'stranò del gruppo. Mi era già successo qui al Mugello".

SCARPERIA (FI) - "Almeno hanno avuto la decenza di non stappare lo champagne sul podio".
Danilo Petrucci, lei non voleva correre.
"Per una questione di rispetto. Siamo persone, prima che piloti. Domenica a Barcellona c'è un'altra gara, ma quel ragazzo adesso è all'obitorio e presto sarà sotto terra. Non lo conoscevo personalmente, ma mi sono sentito sporco dentro".
Invece lo spettacolo deve continuare.
"Comandano gli sponsor, il business. Era così difficile correre un giorno dopo? Fermarsi per 24, piccole ore? Nessuno ci ha interpellato, noi piloti dico. Ho saputo che Jason era morto durante la gara di Moto2, ho pensato: me ne vado, per conto mio. Poi mi sono detto che sarei passato quello poco professionale, lo 'stranò del gruppo. Mi era già successo qui al Mugello".


Quando?
"Nel 2011: correvo in Superstock e all'alba abbiamo visto alla televisione morire il Sic, in Malesia. All'inizio eravamo tutti d'accordo a fermarci, poi ognuno ha deciso per conto suo: sono stato il solo a dire no. Gli altri brontolavano, dicevano che era perché tanto avevo già vinto il campionato. Così ho corso pure io. Dopo il traguardo sono scoppiato a piangere".
Dice Mir: 'Dovevamo salire sulla moto, fare il nostro lavoro. E poi pregare per Dupasquier e la sua famiglia'.
"Opinioni. Io poi non sono religioso anche se vengo dall'Umbria, una regione di frati".


Sabato avete corso pochi minuti dopo che l'elicottero è decollato dalla pista col povero Jason. Gli addetti del circuito hanno cercato di lavare il sangue dall'asfalto.
"Ci siamo passati sopra, con le bandiere giallorosse che segnalavano la presenza di liquido. Come se niente fosse. In gara il minuto di silenzio, e di corsa in pit lane: forza, 23 giri da fare a 350 all'ora. È stato orribile. Secondo voi i genitori del ragazzo avrebbero voluto che si corresse? Thomas Luhti, che è svizzero e un loro grande amico, ha scelto di restare al box. Ma Jason era solo un ragazzino di Moto3".
Cioè?
"Se fosse morto un pilota di MotoGp le cose sarebbero andate diversamente. La verità è che si usano pesi e misure diverse: dimenticando che c'è la vita, in gioco. Dupasquier, Salom e Marco Simoncelli erano esattamente come me, Valentino e Mir: ragazzi che facevano la nostra stessa cosa. Inseguivano un sogno".


Rossi sostiene che se vi avessero detto di andare a casa, lui lo avrebbe fatto.
"Forse perché qui siamo i più vecchi, io ho 30 anni e come lui ne ho viste tante. Sabato era già tutto troppo chiaro, purtroppo. I medici per mezz'ora a cercare di rianimarlo, l'elicottero che se lo porta via. Ti chiedi: chi sarà il prossimo, ne vale davvero la pena?"
Questo è sempre stato uno sport pericoloso. Ora lo è di più?
"Dal punto di vista della sicurezza è stato fatto moltissimo. È vero, ogni anno andiamo più veloci. E in prova si formano gruppetti che stanno troppo vicino tra loro: dicono che si potrebbero fare le qualifiche facendo correre uno per volta, però il problema si porrebbe lo stesso durante il gp. Non credo ci siano colpe in questa tragedia, è solo destino. Ma un giorno di stop non avrebbe fatto male a nessuno. La differenza rispetto a un tempo, è che siamo solo diventati meno umani".