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MotoGp, la ' Disgustosa' Dieci spietata con Rossi e Marquez: e ora i giovani non rispettano più i totem

Marc Marquez (ansa)
Entrambi sono finiti a terra in una curva che, nonostante sia stata addolcita, resta maledetta. E' la foto di una situazione di disagio per entrambi, al momento incapaci di tenere il ritmo forsennato delle nuove leve
3 minuti di lettura

BARCELLONA - E’ la curva dove si registra in media il maggior numero di cadute (15) nei fine-settimana di tutto il motomondiale: la Asquerosa Diez, la Disgustosa Dieci del circuito del Montemelò. Tutti i piloti la detestano, dicono porti sfortuna. A marzo ne hanno modificato il tracciato, recuperando la linea originaria di 30 anni fa e mettendo d’accordo MotoGP e F1. “Per renderla più dolce” hanno spiegato gli organizzatori. Illusi. Il primo a cadere oggi è stato Pol Espargarò. Poco dopo è toccato a Marc Marquez e Valentino Rossi. Ed è stato come calare il sipario su due storie tormentate, così diverse ma così simili: il Cannibale e il Doc, 17 titoli mondiali insieme. Un tempo erano re, oggi è festa quando uno di loro riesce a chiudere nei primi 10: chi l’avrebbe detto?

BARCELLONA - E’ la curva dove si registra in media il maggior numero di cadute (15) nei fine-settimana di tutto il motomondiale: la Asquerosa Diez, la Disgustosa Dieci del circuito del Montemelò. Tutti i piloti la detestano, dicono porti sfortuna. A marzo ne hanno modificato il tracciato, recuperando la linea originaria di 30 anni fa e mettendo d’accordo MotoGP e F1. “Per renderla più dolce” hanno spiegato gli organizzatori. Illusi. Il primo a cadere oggi è stato Pol Espargarò. Poco dopo è toccato a Marc Marquez e Valentino Rossi. Ed è stato come calare il sipario su due storie tormentate, così diverse ma così simili: il Cannibale e il Doc, 17 titoli mondiali insieme. Un tempo erano re, oggi è festa quando uno di loro riesce a chiudere nei primi 10: chi l’avrebbe detto?

Valentino: "Il livello si è alzato in maniera incredibile"

“Nelle ultime stagioni il livello si è alzato in maniera incredibile: io giro più veloce rispetto al 2020, però non basta. Nelle qualifiche di 5 anni fa, con mezzo secondo di ritardo dal più veloce partivi comunque in prima fila. Ora non entri fra i primi 10 in classifica”, racconta mesto il pesarese. “I giovani sono diventati molto più forti: non sarà mai più come un tempo, anche se tornassi quello prima dell’incidente”, ammette il catalano, rabbuiandosi. Quartararo (22 anni), Mir (23), Bagnaia (24), Oliveira (26), Binder (25), Morbidelli (26): la nuova generazione, addestrata ad un nuovo stile di guida nelle più recenti battaglie in Moto2 (aggiungete il maturo Zarco (30); e Miller (26), direttamente dalla Moto3), non fa prigionieri.

Le nuove leve non temono i due totem

Non hanno paura dei 2 totem, le cui dichiarazioni a fine gara si assomigliano in maniera sorprendente. Valentino e la sua Yamaha: “Scivolavo dietro, non c’era grip, perdevo troppo in accelerazione. Pensare che in questo week end finalmente stava andando tutto bene, compreso il warm up prima della gara: avevo un buon passo, ho provato la gomma dura e rispondeva alla perfezione. Era una grande opportunità. Però subito dopo il via ho cominciato a perdere 6-7 decimi a giro. Che peccato”. Marquez in sella alla Honda: “All’inizio mi sono messo a sorpassare, sono stati i migliori 7 giri del 2021: ero di nuovo il vero Marc. Ma sono arrivati i problemi in accelerazione, ci mancava il grip in entrata. Eravamo lenti”. Al Cannibale si è chiusa la ruota davanti, il Doc invece è scivolato via solo qualche metro dopo. Entrambi ad impolverarsi nella ghiaia. Poteva essere la corsa del rilancio per entrambi. Addio sogni. “Dietro vibrava tutto, alla fine mi sono steso”. “Era impossibile inclinarsi in curva”. “Non so cosa sia successo, non riesco a capire. “Io non aiuto la moto, però la moto non aiuta me”.

Intrappolati nel momento peggiore

Per motivi diversi, sono intrappolati nel momento peggiore delle rispettive carriere. Valentino, a 42 anni suonati, entro la fine del mese dovrà decidere se continuare ancora fino al 2022: vorrebbe prolungare perché non riesce ancora ad immaginare una vita diversa, e poi sarebbe un delitto dire addio in assenza di pubblico (anche se ieri a Barcellona è stato dato il via libera a 25.000 spettatori). Però, con questi risultati… “Ci vediamo al Sachsenring tra 2 settimane. E non mi importa se qualcuno sostiene che è arrivato il momento di dire basta: l’ultima parola spetta a me”. Marquez (28) sa di aver perso un altro mondiale. Avrebbe bisogno di un po’ di riposo, è il primo ad ammetterlo: “Ma voglio continuare, non posso essere codardo: il film purtroppo non cambierà, non subito. Ho il dovere di essere realista, anche se ci sono dei rischi e l’importante sarà non cadere di nuovo”. L’orgoglio dei grandi. Ma la Asquerosa Diez non ha avuto pietà, con loro.

Quartararo e quell'arrivo a petto nudo

Quartararo fa una smorfia da ragazzino: “Non capisco come abbia potuto aprirsi la tuta”. Gli è successo a 3 giri dal termine, quando stava per attaccare Oliveira e prendersi il quarto successo dell’anno. “La cerniera è scesa giù di colpo, la tuta è diventata un paracadute che mi ha frenato a 340 kmh: non è stato per niente bello, vi assicuro”. La protezione interna gli si è spostata, ha dovuto far scendere ancora la zip e scaraventarla sull’asfalto. Dicono meritasse la bandiera nera: “Dovevano fermarlo, per la sicurezza sua e di tutti noi”, si lamentano gli altri piloti. “Mi hanno dato 3 secondi penalità, ho perso il podio a vantaggio di Miller: credo sia sufficiente, non parliamone più”, taglia corto il francesino, seccato. In seguiro la giuria gli infliggerà altri 3 secondi, retrocedendolo al sesto posto Continua ad essere il leader del campionato, ma il vantaggio sul connazionale Zarco (Ducati Pramac), giunto 2° al traguardo, è sceso a 14 punti: “Mir lo scorso anno si è preso il titolo con tanti piazzamenti, perché non potrei fare anche io lo stesso?”. Ha vinto il portoghese Oliveira con la Ktm, vantava già 2 successi nel 2020. Le moto austriache, insieme alle Rosse di Borgo Panigale, da un paio di stagioni stanno prendendosi una grande rivincita – in termini di sviluppo tecnologico, investimenti, crescita dei piloti – sulle marche giapponesi. E’ una rivoluzione motomondiale.