MotoGp, tuta e polemiche: "Altro che penalità, Quartararo andava fermato". E la Moto3 spaventa
dal nostro inviato Massimo Calandri , dal nostro inviato Massimo CalandriBARCELLONA - A metà degli anni Ottanta, quando vinse tre mondiali in sella alla Honda, l'americano Freddie Fast Spencer si vantava di avere una vista formidabile: "Sono capace di riconoscere i volti dei passeggeri di un treno in corsa". Forse i suoi superpoteri sono andati scemando. Da presidente di quello Steward Panel che ieri sera ha penalizzato di 3 secondi Quartararo "per aver guidato con la tuta in pelle chiusa in maniera non corretta, privo anche della protezione per il petto", è tornato al centro delle polemiche. "Una decisione senza senso, vergognosa. Dovevano fermare il pilota in gara, sventolargli la bandiera nera: invece Fabio ha continuato a correre per almeno 3 giri a 340 kmh, col rischio di cadere - senza protezioni, un air-bag che non si sarebbe aperto! - e coinvolgere altre persone. Poteva essere un'altra tragedia, una settimana dopo la morte di Dupasquier al Mugello": la denuncia di Carlo Pernat, manager da pi&ugrav…
BARCELLONA - A metà degli anni Ottanta, quando vinse tre mondiali in sella alla Honda, l'americano Freddie Fast Spencer si vantava di avere una vista formidabile: "Sono capace di riconoscere i volti dei passeggeri di un treno in corsa". Forse i suoi superpoteri sono andati scemando. Da presidente di quello Steward Panel che ieri sera ha penalizzato di 3 secondi Quartararo "per aver guidato con la tuta in pelle chiusa in maniera non corretta, privo anche della protezione per il petto", è tornato al centro delle polemiche. "Una decisione senza senso, vergognosa. Dovevano fermare il pilota in gara, sventolargli la bandiera nera: invece Fabio ha continuato a correre per almeno 3 giri a 340 kmh, col rischio di cadere - senza protezioni, un air-bag che non si sarebbe aperto! - e coinvolgere altre persone. Poteva essere un'altra tragedia, una settimana dopo la morte di Dupasquier al Mugello": la denuncia di Carlo Pernat, manager da più di 40 anni nel paddock, è condivisa da tutto l'ambiente.
Giornata di test, ma che polemiche
Stamani, giornata di test ufficiali sulla pista catalana, non si parla d'altro: "Il motomondiale fa grandi investimenti nella tecnologia, il livello è sempre più alto, il giro d'affari incredibile: ma in certi settori siamo ancora all'età della pietra". Non è ancora chiaro se ieri pomeriggio la tuta di Quartararo si sia misteriosamente aperta da sola, o sia stato il francese ad abbassare la cerniera per sbarazzarsi della protezione che si era spostata in alto e gli impediva di respirare. "Non so cosa sia successo - ha raccontato il giovane pilota - ma durante la corsa ero già stato penalizzato di 3 secondi. Credevo fosse sufficiente". In realtà i 3 secondi gli erano stati rifilati per aver tagliato la curva ed essere poi rientrato troppo rapidamente: Quartararo, che nel finale stava per sorpassare Oliveira e andare al comando, dopo aver "litigato" con la tuta era finito dietro anche a Zarco e poi si era messo a battagliare con Miller: 3° al traguardo, era stato subito retrocesso al 4° posto. Cinque ore più tardi, a seguito di un ricorso presentato da Ducati e Suzuki, la decisione dello Steward Panel - cui non ha fatto appello - che gli è costata altre due posizioni e in tutto 6 punti da Zarco, che ora lo insegue in classifica a -14. "Ma perché altri 3 secondi e non 30, un minuto o l'ultimo posto?", incalza Pernat. "Quella di Spencer e gli altri è stata una scelta molto 'pilatesca' - togliamogli qualcosa, però non troppo - che alla fine scontenta tutti: Fabio, i suoi avversari e le case motociclistiche".
E in Moto3 sfiorata un'altra tragedia
La sicurezza nei circuiti, 7 giorni dopo la morte di Jason Dupasquier - i funerali del 19enne saranno celebrati domani in Svizzera - resta un tema delicato e irrisolto. Ieri nella gara di Moto3 si sono vissuti ancora momenti drammatici con una terribile caduta che ha coinvolto tre piloti: il giapponese Sasaki, che al Mugello aveva colpito con la sua moto il povero Jason, è finito all'ospedale di Barcellona per accertamenti. La Direzione Gara ha convocato i team manager delle diverse squadre per dire loro che "non saranno più tollerati comportamenti pericolosi e antisportivi". Nella categoria più leggera, dove sono impegnati atleti giovanissimi, si corrono troppi rischi: ieri Valentino Rossi, Bagnaia e Morbidelli hanno rilanciato l'allarme con parole dure.
Valentino: "E' troppo pericoloso, fermateli"
"Hanno fatto i matti fino all'ultimo giro. Ancora una volta c'era da mettersi le mani davanti agli occhi per la paura", ha confessato il Doc. "Stanno tutti attaccati l'uno all'altro a 250 kmh, è troppo pericoloso: io non so cosa si potrebbe fare, però bisogna trovare il modo per tornare a delle gare vere. Prima che sia troppo tardi". E Bagnaia: "Piloti che tagliano la strada, altri che si danno delle botte lungo il rettilineo: una volta in Moto3 chi aveva il passo se ne andava via, oggi sembra una guerra dall'inizio alla fine. Lo spagnolo Alcoba ha avuto un comportamento ridicolo: rallentava, aspettava gli altri e poi tornava a tirare, in questo modo si formavano dei gruppi ed era terribilmente rischioso. Bisogna che si prendano dei provvedimenti, perché questo non è più uno sport". Morbidelli ha aggiunto: "Ci sono dei pazzi furiosi in Moto3: rallentano, accelerano, manovre assurde. Questi ragazzi danno l'anima, però bisogna mettere loro dei limiti. Lo Steward Panel deve concentrarsi di più su questa categoria". Per fortuna c'è 'Fast' Freddie, con la supervista.