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MotoGp, tuta e polemiche: "Altro che penalità, Quartararo andava fermato". E la Moto3 spaventa

Fabio Quartararo con la tuta aperta 
A Barcellona tiene banco il caso del pilota francese della Yamaha, punito con 3" di penalità per aver corso la parte finale della gara con la tuta aperta. Nella categoria più leggera si è rischiata un'altra tragedia, l'allarme lanciato dai big: "E' troppo pericoloso, fermateli"
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BARCELLONA - A metà degli anni Ottanta, quando vinse tre mondiali in sella alla Honda, l'americano Freddie Fast Spencer si vantava di avere una vista formidabile: "Sono capace di riconoscere i volti dei passeggeri di un treno in corsa". Forse i suoi superpoteri sono andati scemando. Da presidente di quello Steward Panel che ieri sera ha penalizzato di 3 secondi Quartararo "per aver guidato con la tuta in pelle chiusa in maniera non corretta, privo anche della protezione per il petto", è tornato al centro delle polemiche. "Una decisione senza senso, vergognosa. Dovevano fermare il pilota in gara, sventolargli la bandiera nera: invece Fabio ha continuato a correre per almeno 3 giri a 340 kmh, col rischio di cadere - senza protezioni, un air-bag che non si sarebbe aperto! - e coinvolgere altre persone. Poteva essere un'altra tragedia, una settimana dopo la morte di Dupasquier al Mugello": la denuncia di Carlo Pernat, manager da pi&ugrav…

BARCELLONA - A metà degli anni Ottanta, quando vinse tre mondiali in sella alla Honda, l'americano Freddie Fast Spencer si vantava di avere una vista formidabile: "Sono capace di riconoscere i volti dei passeggeri di un treno in corsa". Forse i suoi superpoteri sono andati scemando. Da presidente di quello Steward Panel che ieri sera ha penalizzato di 3 secondi Quartararo "per aver guidato con la tuta in pelle chiusa in maniera non corretta, privo anche della protezione per il petto", è tornato al centro delle polemiche. "Una decisione senza senso, vergognosa. Dovevano fermare il pilota in gara, sventolargli la bandiera nera: invece Fabio ha continuato a correre per almeno 3 giri a 340 kmh, col rischio di cadere - senza protezioni, un air-bag che non si sarebbe aperto! - e coinvolgere altre persone. Poteva essere un'altra tragedia, una settimana dopo la morte di Dupasquier al Mugello": la denuncia di Carlo Pernat, manager da più di 40 anni nel paddock, è condivisa da tutto l'ambiente.

Giornata di test, ma che polemiche

Stamani, giornata di test ufficiali sulla pista catalana, non si parla d'altro: "Il motomondiale fa grandi investimenti nella tecnologia, il livello è sempre più alto, il giro d'affari incredibile: ma in certi settori siamo ancora all'età della pietra". Non è ancora chiaro se ieri pomeriggio la tuta di Quartararo si sia misteriosamente aperta da sola, o sia stato il francese ad abbassare la cerniera per sbarazzarsi della protezione che si era spostata in alto e gli impediva di respirare. "Non so cosa sia successo - ha raccontato il giovane pilota - ma durante la corsa ero già stato penalizzato di 3 secondi. Credevo fosse sufficiente". In realtà i 3 secondi gli erano stati rifilati per aver tagliato la curva ed essere poi rientrato troppo rapidamente: Quartararo, che nel finale stava per sorpassare Oliveira e andare al comando, dopo aver "litigato" con la tuta era finito dietro anche a Zarco e poi si era messo a battagliare con Miller: 3° al traguardo, era stato subito retrocesso al 4° posto. Cinque ore più tardi, a seguito di un ricorso presentato da Ducati e Suzuki, la decisione dello Steward Panel - cui non ha fatto appello - che gli è costata altre due posizioni e in tutto 6 punti da Zarco, che ora lo insegue in classifica a -14. "Ma perché altri 3 secondi e non 30, un minuto o l'ultimo posto?", incalza Pernat. "Quella di Spencer e gli altri è stata una scelta molto 'pilatesca' - togliamogli qualcosa, però non troppo - che alla fine scontenta tutti: Fabio, i suoi avversari e le case motociclistiche".

E in Moto3 sfiorata un'altra tragedia

La sicurezza nei circuiti, 7 giorni dopo la morte di Jason Dupasquier - i funerali del 19enne saranno celebrati domani in Svizzera - resta un tema delicato e irrisolto. Ieri nella gara di Moto3 si sono vissuti ancora momenti drammatici con una terribile caduta che ha coinvolto tre piloti: il giapponese Sasaki, che al Mugello aveva colpito con la sua moto il povero Jason, è finito all'ospedale di Barcellona per accertamenti. La Direzione Gara ha convocato i team manager delle diverse squadre per dire loro che "non saranno più tollerati comportamenti pericolosi e antisportivi". Nella categoria più leggera, dove sono impegnati atleti giovanissimi, si corrono troppi rischi: ieri Valentino Rossi, Bagnaia e Morbidelli hanno rilanciato l'allarme con parole dure.

Valentino: "E' troppo pericoloso, fermateli"

"Hanno fatto i matti fino all'ultimo giro. Ancora una volta c'era da mettersi le mani davanti agli occhi per la paura", ha confessato il Doc. "Stanno tutti attaccati l'uno all'altro a 250 kmh, è troppo pericoloso: io non so cosa si potrebbe fare, però bisogna trovare il modo per tornare a delle gare vere. Prima che sia troppo tardi". E Bagnaia: "Piloti che tagliano la strada, altri che si danno delle botte lungo il rettilineo: una volta in Moto3 chi aveva il passo se ne andava via, oggi sembra una guerra dall'inizio alla fine. Lo spagnolo Alcoba ha avuto un comportamento ridicolo: rallentava, aspettava gli altri e poi tornava a tirare, in questo modo si formavano dei gruppi ed era terribilmente rischioso. Bisogna che si prendano dei provvedimenti, perché questo non è più uno sport". Morbidelli ha aggiunto: "Ci sono dei pazzi furiosi in Moto3: rallentano, accelerano, manovre assurde. Questi ragazzi danno l'anima, però bisogna mettere loro dei limiti. Lo Steward Panel deve concentrarsi di più su questa categoria". Per fortuna c'è 'Fast' Freddie, con la supervista.