MotoGp, Quartararo in cima al mondo: la Francia celebra il suo 'Diablo' col sorriso
dal nostro inviato Massimo Calandri , dal nostro inviato Massimo CalandriMISANO - "Bravo Fabio": i complimenti twittati dal presidente Emmanuel Macron. I titoli di apertura dei telegiornali della sera. I manifesti col suo viso sorridente che tappezzano Promenade des Anglais e le altre vie del centro di Nizza. Evviva El Diablo. La Francia celebra Fabio Quartararo, primo pilota transalpino a diventare campione del mondo. Quartararo, senza accento sulla vocale finale: lo dice anche lui, che non rinnega le origini palermitane della famiglia. Anzi. Fabio è siciliano, spagnolo, francese: un arcobaleno di ragazzo, appassionato di moto come il sindaco della sua città - Christian Estrosi, politico di destra, 4 volte campione transalpino e nel motomondiale una pole ad Anderstorp, Svezia -, che ha lasciato da bambino per emigrare in Spagna dove si può correre in moto a qualsiasi età (il limite francese è invece di 14 anni), 'adottato' da un mentore di Valencia che lo ha fatto diventare pilota. "Mi dispiace mam…
MISANO - "Bravo Fabio": i complimenti twittati dal presidente Emmanuel Macron. I titoli di apertura dei telegiornali della sera. I manifesti col suo viso sorridente che tappezzano Promenade des Anglais e le altre vie del centro di Nizza. Evviva El Diablo. La Francia celebra Fabio Quartararo, primo pilota transalpino a diventare campione del mondo. Quartararo, senza accento sulla vocale finale: lo dice anche lui, che non rinnega le origini palermitane della famiglia. Anzi. Fabio è siciliano, spagnolo, francese: un arcobaleno di ragazzo, appassionato di moto come il sindaco della sua città - Christian Estrosi, politico di destra, 4 volte campione transalpino e nel motomondiale una pole ad Anderstorp, Svezia -, che ha lasciato da bambino per emigrare in Spagna dove si può correre in moto a qualsiasi età (il limite francese è invece di 14 anni), 'adottato' da un mentore di Valencia che lo ha fatto diventare pilota. "Mi dispiace mamma, per tutto il tempo in cui io e papà ti abbiamo lasciata sola in casa ad aspettarci", ha chiesto scusa scoppiando in lacrime dopo aver tagliato il traguardo. "I sacrifici sono stati ripagati, tesoro mio", gli ha risposto Martine con un sorriso.
I meriti di mamma Martine
E' tutto merito suo - della madre -, come conferma Fabio: "Da piccolo ero grassottello, mi ha vietato hamburger e patatine: 'Devi fare uno sport', ha ordinato. E io ho scelto la moto". La passione l'ha ereditata dal padre, Etienne, titolare di un negozio di ferramenta che ha corso per qualche stagione a livello semi-professionistico. I bisnonni paterni avevano lasciato Palermo per cercare fortuna in Tunisia, negli anni Sessanta la famiglia s'era trasferita in Costa Azzurra. Qualcuno in casa parla ancora il dialetto.
El Diablo, storia di un predestinato
"Questo titolo non l'ho vinto qui a Misano, me lo sono costruito durante tutta la stagione", racconta orgoglioso. Quartararo nelle 16 gare del 2021 ha sempre raccolto punti, a differenza del suo rivale Bagnaia (caduto ieri e al Mugello). "Sono stato in difficoltà solo a Barcellona, quando ho chiuso 13° e poi mi sono fatto operare per i dolori all'avambraccio destro". Un altro risultato relativamente modesto (8°) quando gli si è aperta la tuta a Barcellona, ma 5 successi e altrettanti podi. "Il segreto è stata la costanza, quella che mi era mancata l'anno scorso". All'inizio del 2020 lo davano per favorito, invece dopo 3 vittorie aveva accusato un impressionante calo di rendimento. Il passaggio nella squadra ufficiale Yamaha, al posto di Valentino Rossi, aveva fatto persino storcere il naso a qualcuno. "Io non ho mai dubitato, delle mie capacità". Era un predestinato, che aveva costretto don Carmelo Ezpeleta - il padre-padrone del motomondiale - a cambiare le regole, facendolo esordire in Moto3 che non aveva ancora compiuto 16 anni. Il soprannome se l'era guadagnato per quel modo "diabolico" di affrontare gare e avversari. Subito due podi nella categoria più leggera, dopo però una lunga serie di prove deludenti che si sono ripetute anche in Moto2. Passavano i campionati, il talento del biondino sembrava essere evaporato. "I momenti peggiori li ho vissuti tra il 2016 e il 2017: finivo ultimo, con la safety car vicina. Quante critiche. Ho cominciato a domandarmi se ne valeva la pena. Ma la famiglia e gli amici veri non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno". Nel 2018, ancora un deludente 22° posto in Argentina. Ma qualche mese dopo il primo successo in Moto2, a Barcellona. E l'anno seguente, la MotoGP nel team satellite di Iwata: subito 7 podi, il campione è sbocciato.
Al Mugello la vittoria-chiave del mondiale
"Mi mancava solo quella continuità di rendimento che ho finalmente trovato", racconta oggi. La gara-chiave di questa stagione? "Sicuramente al Mugello: Pecco era incredibilmente forte, ma è caduto: ho vinto, e ho capito che ero pronto per qualcosa di veramente importante". Era arrivato a Misano con molta fiducia e 52 punti di vantaggio sul ducatista. "Però, che pressione. Dopo 2 giorni di prove sul bagnato, ero spaventato dall'idea di dover correre sotto la pioggia". Domenica si è svegliato che erano le 5 del mattino. "Ho guardato fuori dalla finestra, ho visto che il tempo era buono: e sono tornato a dormire, più rilassato". Dopo il traguardo ha ricevuto i complimenti del suo idolo dell'infanzia, Valentino: "Ad un certo punto ci siamo ritrovati in pista soli, io e lui: è stato un momento speciale". Portimao, Valencia: mancano due gare alla fine del campionato. "Le affronterò più rilassato, voglio divertirmi e basta". Il pensiero va già al prossimo anno. "La moto deve migliorare sotto tanti aspetti, Bagnaia sarà un avversario ancora più difficile. Io e Morbidelli torniamo compagni di squadra: la rivalità farà crescere entrambi. Vedrete che battaglie, con Marquez". Scoppia a ridere. "Ma io non ho paura: sono El Diablo".