Il saluto di Dovizioso: "Non ho mai sprecato il mio talento, questa MotoGp non fa più per me"
di Massimo Calandri , di Massimo CalandriAndrea Dovizioso dice basta, questa volta è per sempre. Correrà ancora un mese: domenica a Silverstone, poi in Austria. Il 4 settembre, al termine della gara di Misano, si ritira. "Ho deciso poco alla volta, e tutto insieme. Dovevo farlo: è la vita, lo sport. Questa vacanza estiva così lunga mi ha tolto gli ultimi dubbi", racconta in esclusiva a la Repubblica. Tornerà al motocross: per gioco, per passione. Ha 36 anni. In 22 stagioni di motomondiale ha vinto un titolo iridato nel 2004, quando la categoria più leggera si chiamava ancora 125 cc, poi per 3 volte ha chiuso al 2° posto in MotoGP alle spalle di Marc Marquez: 341 gran premi corsi, 24 successi, 103 podi. Il Dovi. "Oggi sono un uomo migliore. Sereno, curioso: vivo. E un pilota condannato - come tutti i piloti - ad essere eternamente infelice: perché i successi non sono mai abbastanza: avrei voluto sempre di più". Uno dei campioni più amati da…
Andrea Dovizioso dice basta, questa volta è per sempre. Correrà ancora un mese: domenica a Silverstone, poi in Austria. Il 4 settembre, al termine della gara di Misano, si ritira. "Ho deciso poco alla volta, e tutto insieme. Dovevo farlo: è la vita, lo sport. Questa vacanza estiva così lunga mi ha tolto gli ultimi dubbi", racconta in esclusiva a la Repubblica. Tornerà al motocross: per gioco, per passione. Ha 36 anni. In 22 stagioni di motomondiale ha vinto un titolo iridato nel 2004, quando la categoria più leggera si chiamava ancora 125 cc, poi per 3 volte ha chiuso al 2° posto in MotoGP alle spalle di Marc Marquez: 341 gran premi corsi, 24 successi, 103 podi. Il Dovi. "Oggi sono un uomo migliore. Sereno, curioso: vivo. E un pilota condannato - come tutti i piloti - ad essere eternamente infelice: perché i successi non sono mai abbastanza: avrei voluto sempre di più". Uno dei campioni più amati dal pubblico. "Credo di aver trasmesso qualcosa. Non sarò tra quelli che hanno stravinto, ma dal punto di vista umano salgo sul podio della storia: o no?". Sorride.
Il momento più bello della carriera è il primo successo con la Ducati al Mugello, nel 2017. Anzi: tutti quei sorpassi su Marquez, all'ultima curva.
"No, la stagione più felice è 18 anni fa, il mondiale: il mio primo anno da top, tutte quelle gare vinte, le pole. Che sensazioni: mi sentivo potente. E giovane. Però quegli anni magici (2017-18-19) con la Rossa: i campionati che mi sono giocato con Marc, i tanti successi, la consapevolezza che stai facendo qualcosa di veramente importante. Tensione e botte di adrenalina fortissime".
Chissà quanti rimpianti.
"Pochi: chi conosce il motociclismo sa che ho dato sempre tutto, non ho mai sprecato il mio talento e quello di chi lavorava con me. Né buttato via gare o situazioni. Ho sempre avuto rispetto per il mestiere. L'arte. 'Dopo' è una bella, piccola parola, 4 lettere e 2 sillabe: dopo - ti rendi conto che la gestione e l'approccio di certe situazioni poteva essere più lucido, razionale. In Ducati, momenti complicati da gestire diversamente per avere migliori risultati. Pazienza. Esperienze che mi serviranno in futuro. Ho imparato che l'approccio con le persone è molto importante. E che devi saperti adeguare, per raggiungere il tuo obiettivo".
"Eri del colore dell'asfalto", diceva Luca Cadalora. Poi, rosso fuoco. La fine del rapporto con Ducati, o scorso anno il sabbatico per dedicarsi al motocross e un deludente rientro con la Yamaha satellite: lascia perché era tornato asfalto?
"In questa stagione, nonostante dei risultati non in linea rispetto ai miei ultimi anni, la gente ha continuato a vedermi con gli occhi e le emozioni da ducatista: perché quando fai cose delle cose importanti, non ti dimenticano. Io nel 2012 con Yamaha avevo fatto bene e quella stagione ce l'avevo ancora in testa: se non avessi riprovato, al diavolo quel che pensava la gente, mi sarebbe rimasto il dubbio. Me lo sentivo, ho fatto bene a provare. E nei giorni scorsi, quando ho deciso che era meglio chiuderla qui, mi sono stati tutti molto vicino: Yamaha, WithU, una famiglia".
Honda, Ducati, Yamaha (una parentesi iniziale con Aprilia): dove si sta meglio?
"Ovunque. Dipende anche dai momenti in cui ti trovi in questa o quella squadra. Ma è logico che gli 8 anni in Ducati abbiano rappresentato qualcosa di speciale, unico, soprattutto a livello umano. A volte complicato, ma mi ha portato tantissima gioia: e ancora l'altra sera ero a casa, mia a Forlì, con due meccanici, a parlare di quel tempo bevendo una birra. Ridendo, felici.
La nuova generazione di piloti: bravissimi, e gentili. Niente più guerre tra campioni.
"E' sbagliato dire che il livello tecnico dei piloti si è alzato. Ci sono grandi talenti, ma è cambiata la MotoGP: stiamo assistendo a una evoluzione impressionante, una incredibile spinta ingegneristica. Approccio cambiato, si dà una grande attenzione a mille dettagli. Ci sono tanti ingegneri che controllano quel che accade in pista e fuori. Ducati ha segnato la linea, gli altri si sono adeguati: si va sempre più forte. Tra elettronica e aerodinamica il pilota fa meno errori: addio alla lotta, meno sorpassi".
Però, che equilibrio. E che spettacolo.
"E' vero. Sono tutti al limite, il singolo talento fa la differenza ma non in maniera marcata come un tempo. Meno errori, meno attriti, meno battaglie: i giovani piloti sono fortissimi, però dire che il livello di guida si è alzato non è corretto. Sembrano amici perché le moto sono simili. E poi, basta con questo buonismo: oggi i social hanno modificato l'atteggiamento, i ragazzi sono bugiardi. Ci si preoccupa più di fare bella figura che di dire la verità: dicono di essere amici, la realtà è diversa".
Ah, se Dovizioso fosse rimato con la Ducati: avrebbe vinto questo mondiale?
"Sciocchezze. Oggi Ducati ha diversi piloti che presto potranno giocarsi il titolo. Bagnaia, quando tutto va bene, fa la differenza. Quartararo è un predestinato: quest'anno deve accadere qualcosa di anomalo perché non vinca con la Yamaha".
E il Dovi?
"Quello di sempre: da qui a Misano darò tutto, e vi divertirete: io sono un pilota - e una persona - vera. Serena, felice".