Petrucci: "Nessuno grande come me in Motogp. Peso oltre 80 kg... Il mondiale? lo vince Bagnaia"
di Massimo Calandri , di Massimo Calandri“Sono stato il più grande di sempre, nella storia del motomondiale”, giura Petrux. “Fisicamente parlando, naturalmente. Ma dove lo trovate, in sella a una moto da corsa, uno che pesa più di 80 chili? Sì, sono stato il più grande di tutti”. Una risata. Eccolo di nuovo nel paddock della MotoGP. Che allegria.
Danilo Petrucci da Terni, 32 anni martedì prossimo. Pilota.
“Non un campione, lo ammetto. Però uno bravo. Coraggioso, metamorfico. Quante moto e specialità diverse. Uno che bene sa di essersi lasciato la parte migliore della carriera alle spalle: l’età avanza, conosco i miei limiti. Ma ho ancora voglia di divertirmi un po’”.
A un anno dall’addio alla MotoGP con la Ducati ufficiale, è tornato a sorpresa per sostituire in Thailandia l’infortunato Mir alla guida di una Suzuki.
“Volevo stare senza pensieri, avevo già versato 200 euro per iscrivermi a …
“Sono stato il più grande di sempre, nella storia del motomondiale”, giura Petrux. “Fisicamente parlando, naturalmente. Ma dove lo trovate, in sella a una moto da corsa, uno che pesa più di 80 chili? Sì, sono stato il più grande di tutti”. Una risata. Eccolo di nuovo nel paddock della MotoGP. Che allegria.
Danilo Petrucci da Terni, 32 anni martedì prossimo. Pilota.
“Non un campione, lo ammetto. Però uno bravo. Coraggioso, metamorfico. Quante moto e specialità diverse. Uno che bene sa di essersi lasciato la parte migliore della carriera alle spalle: l’età avanza, conosco i miei limiti. Ma ho ancora voglia di divertirmi un po’”.
A un anno dall’addio alla MotoGP con la Ducati ufficiale, è tornato a sorpresa per sostituire in Thailandia l’infortunato Mir alla guida di una Suzuki.
“Volevo stare senza pensieri, avevo già versato 200 euro per iscrivermi a una gara di enduro a Castiglion Fiorentino. Sentivo il bisogno di staccare, dopo la Dakar e il campionato americano. Livio Suppo, il manager dei giapponesi, è tornato alla carica: era già successo all’inizio di settembre a Misano, ma correvo ancora negli Usa. Questa volta era impossibile, dire di no. Mi sono detto: ma sì, proviamoci, quando mi ricapita, un’occasione così?”.
In 10 mesi è passato dall’asfalto della MotoGP, con una Desmosedici, al deserto dell’Arabia Saudita su di una Ktm, poi la Superbike americana in sella a una Panigale V4 e di nuovo in MotoGP, questa volta con una GSX-RR di Hamamatsu: ma come si fa?
“Con la passione. E la leggerezza, il sorriso. La voglia di vivere, di imparare, di fare esperienza. Buriram forse sarà una sola corsa, l’ultima. Vedremo nei prossimi giorni le condizioni di Joan (Mir). Gli auguro di riprendersi presto, di essere al via in Australia. Altrimenti, sono qui”.
Due vittorie nel motomondiale con la Rossa. Uno storico successo in una tappa della Dakar. Il secondo posto assoluto nel MotoAmerica, dopo aver esordito con una doppietta a Austin. L’Eroe dei Due Mondi.
“Il successo nel deserto, dopo quelli in pista, mi ha dato una gioia incredibile. C’era solo riuscito una leggenda della Formula Uno come Jackie Ickx, mi hanno paragonato a lui: quando l’ho incontrato e mi ha fatto i complimenti non mi sembrava vero. Nella Superbike è andata benissimo. Ma è anche dal punto di vista umano, che ho vinto. Alla Dakar ho scoperto il sapore della solitudine e della libertà, è stata un’esperienza primitiva, quasi trascendente: pensi solo che devi bere, nutrirti, arrivare al traguardo. Quando sei lì, non vedi l’ora di finire. Quando finisci, pensi solo a ricominciare. E negli Usa ho imparato a parlare bene l’inglese, ho visto l’America vera: con quegli spazi immensi, le contraddizioni, la gente tutta diversa e i locali tutti uguali. Non è come in Italia, che a Genova mangi la focaccia e a Rimini la piadina. Lì ci sono le stesse identiche cose, dal Minnesota alla Georgia”.
Un bravo pilota.
“Fortunato, perché ho visto tanti posti diversi. E perché ho corso accanto a dei fuoriclasse come Valentino e Marquez, che il prossimo anno tornerà davanti a tutti ma non sarà così facile, perché nel frattempo i ragazzini sono cresciuti”.
Chi lo vince questo mondiale?
“Io dico Bagnaia, nonostante tutto. Quanto corri con la Ducati ufficiale ti rendi conto che la pressione è fortissima, tutti vogliono il titolo. Ma nella seconda parte della stagione mi sembra si sia sbloccato, ha un grande talento e 7 piloti che possono aiutarlo: io tifo per lui”.