BOLOGNA - Quando “Pecco” taglia il traguardo da campione, suonano a festa anche le campane della chiesa di Borgo Panigale. Don Guido è stato avvisato con un messaggino: “Habemus titolo”. Ma nessuno può sentirle, le campane, perché la pistina interna alla vicina fabbrica Ducati — dov’è stato allestito il maxi-schermo — si è già trasformata in una bolgia resa ancor più infernale dai fumogeni rossi.
Lo scippo ai giapponesi del Mondiale
Arriva da questo quartierone di Bologna lo scippo ai giapponesi del titolo mondiale in MotoGp. Le dimensioni sono impari rispetto a colossi come Honda, Suzuki o Yamaha, anche se Ducati può contare sulle spalle teutoniche di Audi (gruppo Volkswagen) che l’ha comprata dieci anni fa ma si è guardata bene dall’intaccare la genialità tutta italiana che l’anima. Così come l’identificazione stretta con Borgo Panigale, un’area di tradizione operaia incastonata come una gemma nella Motor Valley emiliana che in pochi chilometri concentra marchi come Ferrari, Maserati, Dallara, Pagani e Lamborghini. Un’avventura iniziata nel 1926 per produrre componenti radio, poi virata verso le moto dopo la guerra, quando lo stabilimento fu bombardato dagli alleati. Oggi quella fabbrica è una sorta di chiesa laica, un pellegrinaggio da fare almeno una volta nella vita per migliaia di ducatisti: non semplici appassionati, ma veri e propri devoti alle Rosse di Borgo Panigale.
Appassionati venuti dalla Norvegia
Erano più di duemila, ieri, davanti al maxi-schermo, tra dipendenti Ducati, che potevano portare amici e familiari, e appassionati dei club arrivati da tutta Italia, qualcuno addirittura da Norvegia e Germania. «Oggi non potevamo che essere qui. O qui, o a Valencia» spiega Marco, da Roma, che ha seguito in prima fila la gara, fremendo come tutti alle sportellate iniziali tra Bagnaia e Quartararo e alzando le mani al cielo quando la vittoria è al sicuro. Una frenesia che accomuna tutti: dirigenti in camicia bianca che non guardano nemmeno lo schermo e ingegneri che lavorano allo sviluppo della moto più veloce del mondo, fino agli operai e agli adepti arrivati in sella per l’occasione. «Un sogno inseguito fin da bambino — riconosce Florian, che lavora proprio allo sviluppo motori in Ducati Corse — nell’ultimo periodo abbiamo dato tutto, lavorando fino a notte per strappare un decimo in pista».
Domenicali: "applauditevi da soli"
«È il risultato di tutta l’azienda e di tutti i ducatisti, applauditevi da soli» dice collegato da Valencia l’ad Claudio Domenicali, che aggiunge il titolo a un’annata da incorniciare, con un record di vendite e la previsione di superare per la prima volta nella storia Ducati il miliardo di ricavi. Ma non c’è tempo oggi per questo. Lo striscione è già pronto sulla facciata della fabbrica (“Campioni del mondo — Pecco 63”). E qualcuno ricorda: «Sabato c’è la Superbike». Perché anche lì ci si gioca il titolo.