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Nell’accampamento di Nuvola Rossa, la culla del nuovo re

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La festa a Chivasso, terra della Lancia e di Bagnaia. A tifare Pecco arriva la sindaca di Tavullia
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CHIVASSO – Ci sono paesi minuscoli come i nocciolini, la specialità locale, amaretti a forma di bottone che si raccolgono a manate dal pacchetto rosa. Chivasso, in piemontese Civàss, è una di queste piccole patrie, lo sport italiano ne ha un’intera collezione, margini geografici che nel tempo hanno costruito miracoli e sogni (Ponte a Ema, Castellania, Sequals, Castel D’ario, Settimo Torinese, Barletta, Tavullia, cercate voi i nomi dei giganti che questi luoghi richiamano e suggeriscono). Da ieri, Chivasso vuol dire Pecco Bagnaia, il suo borgo, i portici ad arco di mattoni dove lui passeggia con mamma, papà, sorella e fidanzata, quando non sta a sgasare a Pesaro.

Il tifo per Bagnaia a Chivasso (ansa)

Il numero 63 di Bagnaia dipinto sulle guance

Nella storica piazza D’Armi c’era il Foro Boario, qui si vendevano vacche e galline…

CHIVASSO – Ci sono paesi minuscoli come i nocciolini, la specialità locale, amaretti a forma di bottone che si raccolgono a manate dal pacchetto rosa. Chivasso, in piemontese Civàss, è una di queste piccole patrie, lo sport italiano ne ha un’intera collezione, margini geografici che nel tempo hanno costruito miracoli e sogni (Ponte a Ema, Castellania, Sequals, Castel D’ario, Settimo Torinese, Barletta, Tavullia, cercate voi i nomi dei giganti che questi luoghi richiamano e suggeriscono). Da ieri, Chivasso vuol dire Pecco Bagnaia, il suo borgo, i portici ad arco di mattoni dove lui passeggia con mamma, papà, sorella e fidanzata, quando non sta a sgasare a Pesaro.

Il tifo per Bagnaia a Chivasso (ansa)

Il numero 63 di Bagnaia dipinto sulle guance

Nella storica piazza D’Armi c’era il Foro Boario, qui si vendevano vacche e galline e qui hanno montato il maxischermo per mostrare alla gente le ultime 378 curve spagnole del ragazzo. Sono venuti fin dal mattino: l’accampamento di Nuvola Rossa. Passeggini, bambini con il 63 dipinto sulle guance, cani, alpini in congedo, comitive con i giubbotti da motociclisti, bandiere rosse del Pecco Fan Club e della Ducati, trombette e fischietti, bandane e cappellini. Tanti sono arrivati in moto, è un giorno di rombi nell’aria e marmitte impazzite di gioia, un giorno a manetta. Le storiche Ducati sotto il palco, qualche bizzarro arnese artigianale su due ruote, qualche Vespino. A mezzogiorno regalano bandiere di Bagnaia piccole; per quelle più grosse 15 euro, grazie. Prima però si mangia. Pranzo al sacco oppure una piagella, o un sobrio hamburger di cinghiale proposto da un pub sulla stradale per Torino.

C'è anche la sindaca di Tavullia

I negozi hanno messo ruote di motocicletta in vetrina, e c’è chi si è inventato sconti a tema: il secondo pezzo acquistato costa solo il 63 per cento, 63, il numero magico. Per l’occasione è venuta anche la sindaca di Tavullia, il paese di Valentino Rossi, si chiama Francesca Paolucci e dice: «Sono qui per solidarietà, tifiamo un grande campione che è il nostro grande futuro». Qualcuno ha scritto frasi d’incoraggiamento a pennarello, sui cartoni. Un raduno dove si è cominciato a cantare quasi al canto del gallo, “Olè olè olè/Peccò, Peccòoo” e si è andati avanti fino alla partenza della corsa, dopo un gran smanettare di cavi e spinotti perché lo schermo resta buio ma poi s’illumina. Ovazione, tripudio quando appare la faccia da birba con baffetti di Pecco. Infine, silenzio assoluto. Diecimila occhi fissi su quei 27 ultimi giri, il ragazzo è tattico e prudente ma i tifosi non si fidano. La folla sussulta quando Brad Binder sorpassa Quartararo, il nemico. E tricolori ai balconi, visi che si sporgono, anche le nonne: sanno bene che il figlio di tutti sta cavalcando la bestia fumante e alla fine tornerà qui, a Civàss, dove i motori hanno una storia lunga e perduta. Qui la Lancia aveva lo stabilimento dove nacquero le mitiche Flavia e Fulvia, auto eleganti col nome di donna e poi le meno romantiche Beta, Gamma e Delta, infine più nulla. Restano di quell’avventura un capannone e la torre, un ipermercato al posto della fabbrica, invece la pista di collaudo se la sono ingoiata gli alberi.

Le campane che suonano

Per la festa sono apparse decrepite creature, qualche Punto arrugginita, persino una Fiat 850, è stato come se tutti avessero portato in pellegrinaggio un carburatore, un cilindro, una candela. Tanti indossano felpe commemorative, in questi casi conta esserci per raccontarlo. E poi tutti seduti sul sellino di Pecco, abbracciati al ragazzo quando s’inclina e curva, così si portano a spasso le morose spericolate. Un giro, poi un altro e un altro ancora, l’impresa non è difficilissima ma insidiosa, il destino a trecento all’ora è un organismo fragile, lo tocchi e basta niente per romperlo. Quello di Bagnaia non si romperà.
La gente comincia a gridare quando di giri ne manca uno soltanto e poi si può finalmente ballare e cantare, non pochi piangono e non per colpa dei fumogeni rossi che gonfiano l’aria ed è come respirare Pecco. Le campane suonano a martello come per un allarme o una festa grande. Così si faceva in questi borghi sabaudi quando nasceva un re.