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MotoGp, Bagnaia secondo papà: “Il segreto di Pecco? Osserva e impara tutto”

Francesco "Pecco" Bagnaia

 

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Papà Pietro: “Gli sto vicino quando scende dalla moto. La pista è una cosa tutta sua. È cresciuto grazie a un amico importante come Valentino”
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“Il segreto del mio Pecco è che ha sempre tifato per gli avversari. Fa i complimenti agli altri anche quando perde, ma in lui c’è subito un retropensiero: ‘Che bravo è stato quello! Devo capire come ci è riuscito’. E studia, impara. Ha una serenità dentro che non gli fa mai sentire la pressione”.

Pietro Bagnaia, padre del campione del mondo, non vuole parlare di MotoGp. "Nel senso che non mi va di infilarmi in cose tecniche. Preferisco stare al mio posto: pronto ad applaudire mio figlio o a consolarlo, al termine di una gara. Senza interferire nel lavoro degli altri”. Anche se il vizio delle moto, Pecco, lo ha preso da lui. E dallo zio Claudio, “il ducatista”. “Noi fratelli, da adolescenti, avevamo una moto da trial senza targa, si correva per i campi. In realtà ci piaceva soprattutto l’equitazione. Da grande, ho scelto un’Aprilia 1000. Nel frattempo Claudio si è comprato una 916, e poi una 996, e ancora una 998 e una 999: insomma, con tutte quelle Rosse, il piccolo — che coi cavall…

“Il segreto del mio Pecco è che ha sempre tifato per gli avversari. Fa i complimenti agli altri anche quando perde, ma in lui c’è subito un retropensiero: ‘Che bravo è stato quello! Devo capire come ci è riuscito’. E studia, impara. Ha una serenità dentro che non gli fa mai sentire la pressione”.

Pietro Bagnaia, padre del campione del mondo, non vuole parlare di MotoGp. "Nel senso che non mi va di infilarmi in cose tecniche. Preferisco stare al mio posto: pronto ad applaudire mio figlio o a consolarlo, al termine di una gara. Senza interferire nel lavoro degli altri”. Anche se il vizio delle moto, Pecco, lo ha preso da lui. E dallo zio Claudio, “il ducatista”. “Noi fratelli, da adolescenti, avevamo una moto da trial senza targa, si correva per i campi. In realtà ci piaceva soprattutto l’equitazione. Da grande, ho scelto un’Aprilia 1000. Nel frattempo Claudio si è comprato una 916, e poi una 996, e ancora una 998 e una 999: insomma, con tutte quelle Rosse, il piccolo — che coi cavalli si trovava benissimo — ha finito per innamorarsi”. Un cavaliere in meno, un pilota in più. Un predestinato. “Come papà giuro di non avere mai avuto aspettative di nessun tipo: ero solo contento che mio figlio facesse sport. Al limite, se avesse scelto l’equitazione avrei potuto dargli qualche consiglio. Però va benissimo così”.

Capirai: 2 titoli mondiali vinti (uno in Moto2), e il 26enne piemontese viaggia verso la conferma iridata. "Non lo so chi vince il titolo quest’anno, sto zitto. Succedeva anche quando correva con le minimoto: penso sia poco educativo, quando vedo quei genitori che urlano ai loro ragazzi di andare più forte. Perché se poi il figlio non si dimostra abbastanza bravo, si finisce per colpevolizzarlo: gli fai crollare l’autostima. La vita va affrontata con educazione, gentilezza, rispetto. E col sorriso”. Appunto: qualcuno sostiene che Pecco sia troppo un “bravo ragazzo”. Come fosse una colpa. “Ha sempre vissuto tutto in maniera molto naturale, le vittorie sono una conseguenza di quello che ha imparato negli anni. Dice sempre quello che pensa: in pista non ha paura di nessuno, ma una volta fuori perché essere aggressivo? E comunque, mi spiace per i cacciatori di polemiche ma questi del paddock sono tutti bravi ragazzi. Martin è un grande amico di Pecco, come Rins. Bezzecchi mi piace tanto, Zarco è un tipo speciale”.

Durante questa pausa estiva Luca Marini e Alex Rins si sono sposati, Joan Mir è diventato papà così come Maverick Vinales (seconda volta). Il matrimonio di Pecco è in programma il prossimo anno. "Ma le belle storie c’erano anche in passato, solo che ora coi social non ci sono più segreti”. È finita l’epoca dei piloti col bicchiere di whisky e la sigaretta tra le labbra. “Gli atleti non potrebbero più permetterselo. L’altro giorno nel bar di un aeroporto trasmettevano contemporaneamente, una tv accanto all’altra, due match del Brasile: uno recente, e l’altro di mezzo secolo fa con Pelé. Due mondi diversi. Oggi tutti gli sport viaggiano alla velocità della luce. I motori, poi...”.

Da padre, non ha paura? "Io sono lì, per stargli vicino quando scende dalla moto. La pista è una cosa di Pecco, cresciuto grazie a un amico importante come Valentino. Mio figlio sa cosa fare. È un grande appassionato di F1: ama Hamilton, ma riconosce la determinazione di Verstappen. Sono sicuro che sta già cercando di imparare, anche da lui”.

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