Bagnaia, Martin e Bezzecchi: in tre per un Mondiale. Pregi e difetti dei protagonisti della corsa al titolo
di Massimo CalandriPecco Bagnaia
(afp)Pecco, Martinator, Bez: 3 piloti in 44 punti, a 2 terzi della stagione. Nel calendario MotoGP ci sono ancora 7 week-end, 14 gare tra gp e sprint race, 518 punti in palio. La sola certezza è che a fine novembre, a Valencia, il mondiale lo vincerà una Ducati: ma guidata da chi? Logica, cabala, cuore. Sarà un questione di testa. E di muscoli. Sabato e domenica si corre in Giappone, appuntamento 2 volte delicato. Soprattutto per Bagnaia: il campione del mondo ha tutta la pressione addosso dopo la caduta di ieri, i suoi rivali (per il momento) non hanno nulla da perdere. Dopo una settimana di stop, è poi in programma una ‘tripla’ da togliere il fiato: Indonesia, Australia, Thailandia, 6 corse in 17 giorni. Un altro breve riposo e di nuovo in pista, senza più un attimo di tregua: Malesia, Qatar, Spagna. Tra pista e aeroporti, da un continente all’altro, sfidando pure cambiamenti di clima – quelle algide mattine di Phillip Island, l’umidità di Kuala Lumpur, il caldo soffocante di Doha; e a V…
Pecco, Martinator, Bez: 3 piloti in 44 punti, a 2 terzi della stagione. Nel calendario MotoGP ci sono ancora 7 week-end, 14 gare tra gp e sprint race, 518 punti in palio. La sola certezza è che a fine novembre, a Valencia, il mondiale lo vincerà una Ducati: ma guidata da chi? Logica, cabala, cuore. Sarà un questione di testa. E di muscoli. Sabato e domenica si corre in Giappone, appuntamento 2 volte delicato. Soprattutto per Bagnaia: il campione del mondo ha tutta la pressione addosso dopo la caduta di ieri, i suoi rivali (per il momento) non hanno nulla da perdere. Dopo una settimana di stop, è poi in programma una ‘tripla’ da togliere il fiato: Indonesia, Australia, Thailandia, 6 corse in 17 giorni. Un altro breve riposo e di nuovo in pista, senza più un attimo di tregua: Malesia, Qatar, Spagna. Tra pista e aeroporti, da un continente all’altro, sfidando pure cambiamenti di clima – quelle algide mattine di Phillip Island, l’umidità di Kuala Lumpur, il caldo soffocante di Doha; e a Valencia, alle porte dell’inverno, ci sarà da battere i denti -, fusi orari. Mettete in conto il rischio delle gare del sabato pomeriggio, che continuano a collezionare incidenti. Sì, il motomondiale riparte da zero: rien ne va plus.
Bagnaia, il migliore. Ma se qualcosa non va…
Tecnicamente è quello che interpreta meglio la Gp23: Pecco Bagnaia non ha rivali nella staccata, è il numero 1 in tutti i sensi. Stile pulito e terribilmente efficace, prepara la moto meglio di ogni altro e sembra avere un altro passo. Se tutte le cose sono al loro posto. Ma se manca qualche piccola tessera del mosaico, allora sono guai. Non ci sono alternative, col campione del mondo: o vince, o finisce gambe all’aria. Il doppio terzo posto di Misano è un’eccezione: era reduce dal terribile incidente di Barcellona, finalmente ha fatto prevalere la testa invece del cuore. Perché Pecco sembra freddo e razionale, in realtà si lascia ancora un po’ troppo influenzare dalle emozioni. Era successo nella stagione passata quando aveva incrociato la strada di Bastianini, sta accadendo anche quest’anno. Ieri al Buddh Circuit ha passato un Martin che non ne aveva più: poteva provare a controllare, al limite accontentarsi di un terzo posto. Al contrario: ha spinto, è caduto. Per la quinta volta, nel 2023. Se da qui alla sprint race di Motegi riesce a resettare, vince per distacco. Però guai, se gli resta un’ombra dentro.
Jorge Martin
Martin è sbocciato con Gino Borsoi
“Ha trovato equilibrio e serenità interiore”, dice di lui Paolo Campinoti, team principal di Pramac Racing, cantera Ducati: smaltita la delusione dello scorso anno, quando sognava di passare nella squadra ufficiale di Borgo Panigale accanto a Pecco, lo spagnolo ha fatto un impressionante salto di qualità. Il talento non è mai stato in discussione, il problema erano i continui alti e bassi insieme alle troppe cadute. Martinator ha trovato finalmente una costanza di rendimento. E’ fortissimo sul giro secco, questo gli permette di partire in gara quasi sempre davanti a tutti. Gli piacciono i corpo a corpo, si esalta nella battaglia, predilige ancora la potenza alla guidabilità: riesce a ottenere il massimo dalla Gp23, nessuno è reattivo come lui al via. E’ reduce da 4 successi consecutivi, ha recuperato 53 lunghezze in 3 settimane (è a -13), in stato di grazia: “Non sono mai andato così forte in tutta la mia carriera”, dice. Si trova a meraviglia col nuovo team manager della squadra, Gino Borsoi, strategicamente un Napoleone della pista. Ora però non può più nascondersi, è in lotta per il titolo mondiale: riuscirà a restare lucido e concreto?
Marco Bezzecchi
Bezzecchi sembra il Sic: talento, riccioli e sorrisi
Riccioli, sorrisi, incoscienza e talento: sembra il Sic. Lo scorso anno è stato premiato come miglior esordiente della MotoGP, fa terribilmente sul serio: Marco Bezzecchi la domenica ha già vinto 3 gare (più una sprint race ad Assen) in sella alla moto del 2022 – quella che guidava Bagnaia, tanto per intenderci -, sulla pista di New Delhi ha chiuso con 9 secondi di vantaggio. Ci siamo concentrati sulla caduta di Pecco e il ritorno di Martin, ma il vero fenomeno è stato ancora una volta il ragazzo di Rimini, sbocciato nel ‘nido’ del Mooney Vr46. Allievo-gioiello dell’Academy di Valentino, si trova a meraviglia nella squadra del Doc: i consigli di Uccio Salucci, il lavoro nel box con Maio Meregalli, una “famiglia” che lo coccola e lo spinge a migliorarsi. In questo momento è il più in forma di tutti, fisicamente sembra il più attrezzato per affrontare il terribile calendario dei prossimi 2 mesi. Sulla carta ha la Ducati meno performante, ma la fa girare a meraviglia. Può recuperare in fretta i 44 punti di gap da Bagnaia. Quando parla dell’amico fraterno, scherza ma non troppo: “Pecco è il più migliore. Ma mi soffre terribilmente, se vado in testa”. Attenti al Bez.