La MotoGp e un Mondiale all’ultima staccata. Bagnaia prudente, Martin lepre: perché vince chi sa frenare meglio
di Massimo CalandriMartin, Bagnaia e Binder durante il Gp della Thailandia
(reuters)Meglio lepre o tartaruga? Chiedete a Esopo di raccontare questa MotoGp. In Thailandia, Martin ancora una volta è partito dalla pole e ha chiuso davanti a tutti: l’impressionante rimonta di Bagnaia – 7° dopo il primo giro – stava per completarsi con quell’incredibile sorpasso alla curva 12. Che peccato, Pecco. Ma la settimana prima, in Australia, era stata la “tartaruga” piemontese ad avere la meglio sul rivale, 2° dietro a Zarco al termine di un’altra rincorsa emozionante: e tanto peggio per la “lepre” Jorge, crollato nel giro finale. Il segreto? Le “staccate”, e la gestione delle gomme. È il paradosso di un motomondiale a 360 kmh, sempre più veloce: vince chi va più piano al momento giusto. Chi sa frenare meglio.
Pecco il prudente, Jorge la lepr…
Meglio lepre o tartaruga? Chiedete a Esopo di raccontare questa MotoGp. In Thailandia, Martin ancora una volta è partito dalla pole e ha chiuso davanti a tutti: l’impressionante rimonta di Bagnaia – 7° dopo il primo giro – stava per completarsi con quell’incredibile sorpasso alla curva 12. Che peccato, Pecco. Ma la settimana prima, in Australia, era stata la “tartaruga” piemontese ad avere la meglio sul rivale, 2° dietro a Zarco al termine di un’altra rincorsa emozionante: e tanto peggio per la “lepre” Jorge, crollato nel giro finale. Il segreto? Le “staccate”, e la gestione delle gomme. È il paradosso di un motomondiale a 360 kmh, sempre più veloce: vince chi va più piano al momento giusto. Chi sa frenare meglio.
Pecco il prudente, Jorge la lepre: chi ha ragione?
A Buriram, il campione del mondo in carica ha cambiato la misura dei dischi Brembo, ritrovando un feeling nelle frenate che gli mancava dal gp del Sachsenring: si è però mosso con più prudenza all’inizio del week-end, e in qualifica gli è costato quel posto in prima fila che avrebbe cambiato la storia della corsa thailandese. Martinator, invece. Sempre a gas aperto, come non ci fosse un domani: record del circuito, pole. Vittoria. Anche a Phillip Island lo spagnolo era andato forte: troppo forte. Primato della pista, ancora al primo posto in griglia, una fuga che gli aveva permesso di accumulare in pochi giri un vantaggio di 6 secondi. “Noi glielo avevamo detto, che sarebbe stato troppo rischioso mettere dietro una gomma morbida”: Gigi Dall’Igna si era arrabbiato. Il responsabile del Reparto Corse Ducati è naturalmente un ingegnere. Gli ingegneri non credono alle favole, credono ai numeri. “I numeri hanno un senso”, dice. “Il crollo di Jorge era inevitabile. Non ha voluto ascoltarci”.
Bagnaia: “Noi lavoriamo nell’ombra”
Alla fine, è sempre l’ultimo giro che conta: ma chi ha ragione, la lepre o la tartaruga? Bagnaia è un gran pilota e un ragazzo intelligente, capace di adattarsi: “In Thailandia ho pensato meno alla gestione delle gomme per stare più vicino a quelli davanti”. Non è bastato. “Capisco che Jorge faccia più impressione: ha costanza e esplosività incredibili. Noi lavoriamo più nell’ombra. In gara, le prestazioni si equivalgono: negli ultimi tempi quello che ci manca è andare forte nelle qualifiche, con le gomme medie e morbide”. Il piemontese sa che con una posizione migliore in griglia, poteva essere un altro gp. “Era una grande occasione, mi spiace. Ma il 2° posto è comunque un risultato importante, restiamo positivi”. Pure Jorge Martin, che, come tradizione, ha spaccato il parabrezza della sua Gp23 per festeggiare il successo, ha imparato a essere metamorfico. Da una settimana all’altra, un pochino meno lepre. “Questa volta ho fatto più attenzione a non esagerare, però partire davanti è stato fondamentale. E quando Binder mi ha superato, ho saputo rigirare la situazione come si fa cucinando una tortilla”.
Pecco Bagnaia
Dall’Igna: “Il segreto è la frenata, non la potenza”
Ancora una volta la chiave è stata la capacità di ‘staccare’ al momento giusto. Dall’Igna lo riassume bene: “La frenata è diventata fondamentale. Negli ultimi 7-8 anni, noi della Ducati abbiamo cambiato in maniera drastica la maniera di guardare all’impianto frenante”. Per Borgo Panigale, parlano i risultati: sorpresa, uno pensava che a fare la differenza fosse la potenza selvaggia del motore Desmodromico. “E’ un discorso molto complesso, perché ci sono tante possibili combinazioni tra tipologie di disco, pastiglie, pinze. E poi c’è da considerare il sistema di raffreddamento dell’impianto: ci sono device aerodinamici che possiamo aggiungere o meno, in parti della moto dove è possibile fare ancora qualche briciola di ‘ragionamento’. Ci siamo evoluti perché c’è più conoscenza, la banda di massima prestazione è sempre più vicina: ma per quello che sappiamo oggi, in questo settore siamo davvero al livello più alto”.
Tra 2 settimane in Malesia, circuito per ‘staccatori’
La Brembo fornisce impianti frenanti e cerchi a tutti i piloti della MotoGP. Andrea Pellegrini, altro ingegnere, è il responsabile di pista per l’azienda bergamasca. “Noi diamo indicazioni sull’uso, poi ci sono squadre che hanno perfezionato una metodologia di lavoro che permette loro di sfruttare al 100% l’impianto”. Ducati, appunto. Pecco e Jorge corrono con due Rosse identiche. Alla fine, la differenza la fa ancora il pilota. Dati ufficiali alla mano, Bagnaia fino a Barcellona era il più efficace nelle ‘staccate’. Poi Martinator ha imparato la lezione. Dopo 8 mesi e 34 gare, sono divisi da 13 punti appena. Tra due settimane si corre in Malesia. Lepre o tartaruga? Che sfida.