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Bagnaia, la fidanzata Domizia Castagnini, la sorella Carola, i libri e la cucina: ritratto del campione del mondo MotoGp

Secondo titolo iridato consecutivo per il pilota torinese
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VALENCIA - L’Apprendista Dottore. Da ragazzino, lo chiamavano così. Di tutti gli allievi piloti dell’Academy di Tavullia, l’esclusivo “collegio” di Valentino Rossi, era quello coi voti migliori. Sulla pista sterrata del Ranch come in palestra: il primo ad arrivare, l’ultimo ad andarsene. Educato, modesto. E felice. Anche se a 16 anni, per inseguire un sogno, aveva dovuto lasciare la sua Chivasso: la famiglia, la scuola, i pomeriggi con gli amici in centro a Torino, le partite della Juventus. Ma lo aveva già confessato alla maestra Raffaella, proprio sui banchi delle elementari ‘Mazzucchelli’: “Cosa voglio fare quando sarò grande? Correre con Valentino: imparare da lui come si fa, a vincere”. Francesco ‘Pecco’ Bagnaia, 26 anni, campione del mondo. Prima di lui, da mezzo secolo un italiano non trionfava su una moto italiana: l’ultimo era stato un certo Giacomo Agostini, in sella alla MV Agusta. Ha vinto nel 2022, si è ripetuto oggi. Sì, l’Apprendista ha imparato. “Mi piace fare le cose …

VALENCIA - L’Apprendista Dottore. Da ragazzino, lo chiamavano così. Di tutti gli allievi piloti dell’Academy di Tavullia, l’esclusivo “collegio” di Valentino Rossi, era quello coi voti migliori. Sulla pista sterrata del Ranch come in palestra: il primo ad arrivare, l’ultimo ad andarsene. Educato, modesto. E felice. Anche se a 16 anni, per inseguire un sogno, aveva dovuto lasciare la sua Chivasso: la famiglia, la scuola, i pomeriggi con gli amici in centro a Torino, le partite della Juventus. Ma lo aveva già confessato alla maestra Raffaella, proprio sui banchi delle elementari ‘Mazzucchelli’: “Cosa voglio fare quando sarò grande? Correre con Valentino: imparare da lui come si fa, a vincere”. Francesco ‘Pecco’ Bagnaia, 26 anni, campione del mondo. Prima di lui, da mezzo secolo un italiano non trionfava su una moto italiana: l’ultimo era stato un certo Giacomo Agostini, in sella alla MV Agusta. Ha vinto nel 2022, si è ripetuto oggi. Sì, l’Apprendista ha imparato. “Mi piace fare le cose senza fretta, serenamente: mai forzare. E so di avere ancora tanta strada davanti. Questo è solo l’inizio”, dice. Suona più di una promessa.

Pietro, il papà: “Io speravo montasse a cavallo”

Pecco vive a Pesaro con la fidanzata e il cane, Turbo, un simpaticissimo bassotto: il Ranch di Tavullia, dove continua ad allenarsi con gli altri ragazzi, è così vicino. Ma se potesse, tornerebbe oggi stesso a Chivasso. E per sempre. “Ci vado comunque, appena posso. A parte Domizia (e Turbo), i miei affetti sono tutti lì”. Il papà si chiama Pietro, come quello di Max Biaggi: imprenditore, titolare di un’azienda di ascensori a Mappano, ha lavorato per una stagione anche come team manager della squadra Vr46 nel Civ, il Campionato Italiano Velocità. E’ un appassionato di equitazione, avrebbe voluto che quel figlio talentuoso montasse a cavallo: “Invece il giorno che per curiosità l’ho portato a vedere una gara di motociclismo è impazzito di gioia”, ricorda Pietro, e forse ci soffre ancora un pochino. “Gli ho preso una mini-moto, all’inizio lo facevo girare su piazzali privati a Chivasso e in qualche piccolo circuito. Aveva 7 anni, con una tuta usata siamo andati su una pista di Alessandria: correva così forte che un amico mi ha consigliato di farlo partecipare alle gare della Federazione, perché così sarebbe stato più sicuro”.

In estate sposerà la sua Domizia

La mamma è Stefania, anche lei grande sportiva (un passato nell’off-shore), curiosamente lo stesso nome di quella di Valentino Rossi. Un fratellino sedicenne, Filippo. E la sorella Carola, 20 mesi più adulta. Pecco l’accarezza con lo sguardo: “Da piccoli le facevo mille dispetti, lei sopportava sempre. Col passare degli anni è stata costretta a seguirmi nei circuiti di tutta Italia, col resto della famiglia. Sono sicuro che avrebbe voluto andarsene in giro con le sue amiche. Invece”, sorride il pilota. Carola dal 2017 lo assiste ufficialmente nel paddock, e oggi cura i suoi profili Twitter, Instagram, Facebook: i follower complessivi – per ora - sono 2 milioni. Certo non paragonabili ai 22 del Dottore, nonostante il ritiro dalla MotoGP (adesso Valentino corre con le auto nel campionato Gran Turismo). Bagnaia, come al solito, non ha fretta: “E’ giusto rendere i tifosi partecipi della tua vita. Dobbiamo aprirci, comunicare: cosa c’è di male? Tik Tok è divertente: lo uso, però non faccio balletti. Un altro ragazzo di Chivasso come me, Khabi Lame, ha 142 milioni di follower. Non ci arriverò mai: anche se Carola fa un gran lavoro, sui social. Non ne sono ossessionato: altrimenti rischia di diventare una palude da cui poi è difficile uscire. Negli anni passati facevo troppa attenzione a quello che la gente diceva di me: certi commenti mi hanno ferito ed è stato qualcosa che mi ha limitato, dal punto di vista mentale. Ora basta, non è più il caso di perdere energie”.

Carola, la sorella: “Timido, ma quando si arrabbia…”

Carola dice, di Pecco: “Come me è timido, riservato, fatica ad aprirsi, ha bisogno di qualcuno su cui contare. Insomma: ci aiutiamo a vicenda. Quando s’arrabbia diventa intrattabile, guai a contraddirlo. Meglio lasciare che gli passi. È una persona intelligente, sa cambiare idea. Perfezionista, anzi: precisino”. Pecco dice, di Carola: “E’ paziente, preziosa. La domenica della gara vive in simbiosi con Domizia: un po’ per la tensione, e un po’ per superstizione, quel giorno non mangiano neanche una briciola. Pazze”. Domizia è Domizia Castagnini, anche lei naturalmente torinese, fashion buyer: il nonno era Gianfranco Leoncini, giocatore della Juventus. Fidanzata di Pecco: “Mi sono innamorato di lei nel 2011, avevo 14 anni. Ma ne ho impiegati 5, prima di conquistarla”. Al primo vero appuntamento è andato a prenderla con la macchina, neopatentato. “E a Torino, in piazza Castello, ho toccato il marciapiede con l’auto: che figuraccia. Oramai, era già cotta di me”. Il 24 dicembre scorso cosa è successo? “Le ho dato l’anello, le ho chiesto la mano. Alla chiesa del Monte dei Cappuccini. Ha detto sì”. La data delle nozze? “La prossima estate”. In casa, cucina quasi sempre lui. “Stare ai fornelli mi rilassa. Mi diverte. E mi piace vivere con calma, lentezza, serenità: sarà che in pista vado troppo veloce. L’inverno passato è stato il periodo più bello di tutta la mia vita: a casa con la famiglia, prima a tavola e poi leggendo un buon libro in poltrona”. C’è una bellissima fotografia che ha scattato in cucina, vigilia dell’ultimo Natale, con diversi cabaret di gnocchi appena preparati insieme a nonna Luciana. “Noi la chiamiamo Uci: il nome lo ha storpiato mia sorella Carola da bambina, lo faceva con tutti. Secondo voi perché invece di Francesco mi chiamano Pecco?”.

E’ sbocciato quando il Doc ha detto addio

Forse non a caso, è sbocciato nella stagione in cui Rossi ha detto addio alle moto: il vecchio re ha abdicato, viva il re! Però che diversità, tra quei due. Quando abbassa la visiera del casco, Bagnaia diventa un animale da gara: sceso dalla moto, ritrova una naturale, misurata eleganza. Un modo di porsi sincero e discreto. Uno stile molto piemontese, lontanissimo dai canoni romagnoli di Valentino. “Mi ha insegnato tutto, o quasi. Caratterialmente siamo diversi, in qualche modo ne sono orgoglioso: non avrebbe avuto senso provare a copiarlo, meglio continuare essere me stesso”. Dimenticatevi allora le pantomime del pesarese al traguardo: tipo il passaggio dato a una bambola gonfiabile che rappresentava Claudia Schiffer (per prendere in giro il rivale Biaggi, fidanzato con Naomi Campell), i sette nani, la corsa in bagno, Robin Hood e il Pollo Osvaldo, i vigili urbani che gli fanno una multa per eccesso di velocità. No: se Pecco vince – ed è successo la bellezza di 11 volte, nell’ultimo anno e mezzo – al massimo stringe forte il pugno, in segno di gioia. “Valentino è esuberante, simpatico, aperto, divertente. La battuta pronta, gli scherzi, le risate. Io sono più chiuso, riservato. Non parlo molto. Timido? Un pochino. La parola giusta potrebbe essere: torinese. Preferisco stare zitto, osservare. Riflettere”. In 26 stagioni di motomondiale, Rossi ha fatto collezione di ‘nemici’ e battaglie: Biaggi, Gibernau, Stoner, Lorenzo, Marquez e mille altri. Bagnaia, invece. “In gara non mi tiro mai indietro: non ho paura di nessuno, farei tutto pur di vincere. Però, una volta tagliato il traguardo è finita. Noi piloti torniamo ragazzi che condividono la stessa passione. Amici che si rispettano”.

Bagnaia, un selfie per festeggiare il Mondiale

 (afp)

I momenti difficili: “Poi sono arrivati quei due”

Confessa di avere vissuto dei momenti difficili. “E’ successo prima di incontrare Valentino. Dieci anni fa, nella stagione motomondiale d’esordio, avevo chiuso con zero punti. Dopo solo 5 gare, il mio capotecnico mi aveva preso da parte e mi aveva fatto capire che lì non avrei mai avuto un futuro. Il mondo mi stava per crollare addosso. Ero poco più di un bambino che faceva sacrifici enormi: pieno di speranze, cocciuto. I professori del liceo ‘Martinetti’ di Caluso insistevano: ‘Cosa perdi tempo con le motorette, pensa al tuo futuro. Studia, ché sei bravo coi libri’. Però non ho mai dubitato. E poi, all’improvviso sono arrivati loro due”. Valentino Rossi e Uccio Salucci, che del Doc è l’amico d’infanzia e oggi cura la sua squadra nel paddock. Gli hanno parlato per la prima volta sulla pista di Brno, in Repubblica Ceca: “In sostanza il loro consiglio è stato: ‘Sorridi di più, ragazzo’. Non sono mai stato un tipo musone, ma chi aveva voglia di sorridere in quel momento? Poi hanno incontrato papà Pietro, che mi aveva seguito nella corsa australiana di Phillip Island: e – incredibile! - gli hanno detto che avrebbero voluto portarmi nella loro Academy di Tavullia”. E’ stato il momento-chiave della sua carriera: negli occhi di Bagnaia si accende una strana luce, quando lo racconta. “Valentino mi ha salvato la vita”. Dieci anni insieme, passati in fretta.

Libri, cucina. E Turbo, il bassotto

Gli piace leggere libri. “Romanzi, meglio se a tema sportivo. L’Arte della Vittoria di Phil Knight. E la biografia di Roger Federer, un personaggio che mi ha sempre ispirato”. A proposito: il tennista svizzero dice che il segreto è fare le cose con calma. “Ma la verità è che lui ha sempre saputo di essere il più forte, ecco perché è così sereno. Io? Ci sto provando: cerco di essere sempre me stesso, di dare il massimo rispettando tutti. E la notte, dormo profondamente”. Alcuni film lo ispirano, dice. “Uno in particolare, americano: Coach Carter, storia di un allenatore che ha dovuto soffrire e lottare per far crescere la sua squadra. E alla fine, ce la fa. Diciamo che il mio è un contesto sociale e familiare migliore del suo, però ci vedo delle similitudini”. Anche fisicamente, tra il Maestro e l’Allievo c’è una bella differenza. Valentino, capelli chiari, un paio di centimetri sopra il metro e 80, costretto a fare i conti con un’altezza e un peso che lo hanno sempre un po’ penalizzato. Pecco si è fatto crescere la barba, è bruno, 1,75 per 65 chili: sembra disegnato per la nuova Ducati, un gioiello di genio e stile italiano. Guarda un po’: il Dottore a un certo punto aveva provato vincere il titolo iridato con la moto emiliana, lasciando la Yamaha. Furono due sciagurate stagioni, senza neppure un gran premio vinto. Che delitto. “Momenti diversi. Quando sono arrivato io, la Rossa era in crescita. Però aveva problemi con le gomme, non girava bene in curva. Mi sono subito messo a dialogare con meccanici e ingegneri: perché il successo è sempre una combinazione di cose, un gioco di squadra. In fondo, sono solo quello che porta la moto all’arrivo. E’ andata bene, o no?”.

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