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Borsoi: “Martin un mix di tanti campioni. Che duello con Bagnaia, ma Jorge merita questo Mondiale”

Gino Borsoi con Jorge Martin 

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Intervista al team manager della Pramac, mentore del pilota spagnolo che a Barcellona – partendo da +24 su Pecco – si gioca il titolo iridato: “L’ho convinto ad affidarsi ad un mental coach e i progressi sono stati evidenti”
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Tre vertebre fratturate, la fuoriuscita del midollo spinale: sulla pista del Montmelò, Gino Borsoi nel 1996 rischiò la paralisi dopo una terribile caduta in gara. Oggi team manager della Pramac, mentore di Jorge Martin, torna sul circuito di Barcellona insieme al pilota spagnolo, che si gioca il mondiale partendo da +24 su Bagnaia: vincendo la sprint del sabato, Jorge potrebbe essere già campione.

Un fine-settimana speciale, quasi trent’anni dopo il suo drammatico incidente.
“Non sono superstizioso. E poi, quell’esperienza terribile – non smetterò mai di ringraziare il dottor Costa, che si oppose all’operazione chirurgica – mi ha segnato, ma soprattutto insegnato: a reagire alle avversità, ad affrontare la vita, a capire quali sono le cose davvero importa…

Tre vertebre fratturate, la fuoriuscita del midollo spinale: sulla pista del Montmelò, Gino Borsoi nel 1996 rischiò la paralisi dopo una terribile caduta in gara. Oggi team manager della Pramac, mentore di Jorge Martin, torna sul circuito di Barcellona insieme al pilota spagnolo, che si gioca il mondiale partendo da +24 su Bagnaia: vincendo la sprint del sabato, Jorge potrebbe essere già campione.

Un fine-settimana speciale, quasi trent’anni dopo il suo drammatico incidente.
“Non sono superstizioso. E poi, quell’esperienza terribile – non smetterò mai di ringraziare il dottor Costa, che si oppose all’operazione chirurgica – mi ha segnato, ma soprattutto insegnato: a reagire alle avversità, ad affrontare la vita, a capire quali sono le cose davvero importanti. Si rivelò una grande opportunità. Un po’ come l’anno scorso, con Jorge”.

In che senso?
“Abbiamo lottato con Bagnaia per il titolo fino all’ultimo. E’ andata male, purtroppo. Ma ci siamo subito messi a lavorare sodo, per capire che cosa non aveva funzionato. Perché il potenziale c’è sempre stato”.

Ha convinto Martin a lavorare con un mental coach.
“Ci avevo già provato nel 2023, senza successo. Non è facile, convincere qualcuno a farsi aiutare da uno psicologo: ‘Non sono mica matto!’. Allora gli devi far capire che con la testa è a posto, ma che il confronto con uno psicologo può migliorare la tua prestazione sportiva. L’aspetto mentale mi ha sempre affascinato: quest’estate ho partecipato a un corso che mi ha fatto scoprire cose molto interessanti”.

Gino Borsoi nel box Pramac 

Alla fine Jorge ha accettato di incontrare un professionista.
“I progressi sono evidenti. Ci prepariamo prima, durante e dopo ogni gara. Il mental coach quest’anno è venuto in un solo circuito – proprio a Barcellona, era maggio -: vorrei fosse qui anche in questo week-end, lui preferirebbe evitare di dare troppa enfasi all’evento, con la sua presenza. Vedremo”.

Chissà che tensione, in questi giorni.
“No, niente di speciale. Abbiamo un sacco di lavoro da fare: Pramac dal 2025 comincia una nuova avventura con Yamaha, di fatto si parte il giorno dopo la gara, ci sono così tante cose in ballo che quasi non c’è tempo per pensare al campionato in corso”.

Una squadra italiana che fa vincere uno spagnolo.
“Abbiamo tantissimi tifosi in tutto il mondo, in particolare italiani: gente che ama il nostro team, Jorge, il motomondiale”.

Se l’aspettava una stagione così?
“All’inizio abbiamo pensato solo a fare il nostro compito. Sono arrivate le vittorie, i podi, le certezze. Jorge è un talento straordinario, è un piacere vederlo correre: bello da innamorarsi perdutamente. Riesce a rendere semplici le cose più complicate. A chi assomiglia? A Jorge Martin: un mix di tanti altri campioni, con uno stile speciale”.

Che sfida, con Bagnaia. Paolo Campinoti, il titolare della Pramac, diceva a Repubblica: “Diamo un premio a tutti e due, ex aequo”.
“Sì, ma qualche settimana fa. Jorge e Pecco sono due titani, è stato un campionato straordinario. Però lo vince uno solo, e adesso (sorride) scusate ma mi tengo stretti i 24 punti di vantaggio”.

E da lunedì prossimo si azzera tutto.
“Con Yamaha comincia una storia interessante, obiettivi diversi: i giapponesi vogliono tornare ai tempi in cui dominavano, con Valentino e Lorenzo. Ci vorrà grande impegno e pazienza, punteremo a salire sul podio prima possibile. Le condizioni per fare bene ci sono tutte”.

Confessi: Jorge, che martedì prossimo sale su una Aprilia, le mancherà.
“Mi mancheranno lui e la Ducati, che con noi si è comportata in maniera incredibile. Se ci stiamo giocando il titolo è perché Borgo Panigale non ha privilegiato il suo team ufficiale, rispetto al nostro. E’ la prima volta che succede una cosa del genere. Per il 2025, hanno preferito Marquez a Martin che si meritava il box rosso: ma conosco solo parte degli elementi, non sarebbe giusto giudicare la decisione”.

Lei vive da 19 anni a Valencia con sua moglie, che è originaria di questa terra devastata.
“Stiamo ad Alzira, verso sud, un po’ in collina: una terra che fortunatamente è stata solo sfiorata dal disastro. Garage allagato, muri umidi. Ma pochi chilometri più in là, sembra sia passata la guerra. Intere zone che non esistono più: centri commerciali, concessionarie d’auto che rappresentavano il 33% del pil locale, spazzate via”.

Gino Borsoi è ricordato per un’altra storia sorprendente: sul circuito di Sepang, in Malesia, nel ’98 uccise accidentalmente un cobra che aveva invaso la pista, colpendolo con un ginocchio durante le prove.
“Infatti. Me lo ricordano sempre, si vede che come pilota non c’era molto altro da dire”. Ride. “Domenica sera spero di parlare di altri argomenti”.

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