La promessa è di vedersi tutti e tre insieme, prima possibile, per andare a correre coi kart. Jannik, Kimi e il Bez, gli amici geniali. Tre ragazzi sul tetto del mondo. Marco Bezzecchi è tornato sulla pista di Austin insieme a Jorge Lorenzo, provando le moto da strada insieme ad alcuni clienti americani di Aprilia e del Gruppo Piaggio. Poi il rientro in rientra in Italia. Si è già rivisto gli highlights del successo di Sinner, e la corsa di Antonelli. “Che fenomeni!”. Li racconta a modo suo, con una spontaneità – anche nelle espressioni – che vale un tesoro.
Ma come siete diventati amici, voi tre?
“Con Kimi è una lunga storia, ci conosciamo da qualche anno. Tutto parte da Valentino: insieme agli altri ragazzi dell’Academy di Tavullia, seguiamo tutti i tipi di motorsport. E di questo Antonelli si sentiva parlare da molto tempo: non era ancora in Formula Uno, ma già volava. Così, siamo andati a girare un paio di volte col kart, e lui ci è venuto a vedere. Siamo rimasti in contatto, è pr…
La promessa è di vedersi tutti e tre insieme, prima possibile, per andare a correre coi kart. Jannik, Kimi e il Bez, gli amici geniali. Tre ragazzi sul tetto del mondo. Marco Bezzecchi è tornato sulla pista di Austin insieme a Jorge Lorenzo, provando le moto da strada insieme ad alcuni clienti americani di Aprilia e del Gruppo Piaggio. Poi il rientro in rientra in Italia. Si è già rivisto gli highlights del successo di Sinner, e la corsa di Antonelli. “Che fenomeni!”. Li racconta a modo suo, con una spontaneità – anche nelle espressioni – che vale un tesoro.
Ma come siete diventati amici, voi tre?
“Con Kimi è una lunga storia, ci conosciamo da qualche anno. Tutto parte da Valentino: insieme agli altri ragazzi dell’Academy di Tavullia, seguiamo tutti i tipi di motorsport. E di questo Antonelli si sentiva parlare da molto tempo: non era ancora in Formula Uno, ma già volava. Così, siamo andati a girare un paio di volte col kart, e lui ci è venuto a vedere. Siamo rimasti in contatto, è proprio un bel tipo”.
Un giorno Kimi si è presentato nel paddock a Misano.
“Ha cominciato a venire alle nostre gare e da allora, quando può, non manca mai. È stra-mega-appassionato, mi chiede sempre mille cose su come si guida, e le moto, e gli avversari. Divertente. Anche io faccio lo stesso con lui. Poi ora siamo anche vicini di casa, perché lui è venuto a vivere a San Marino e io abito a Rimini: quindi, ci sentiamo spesso. Ora stiamo organizzando per beccarci, appena torniamo dall’America e siamo entrambi liberi”.
Non sarà facile, per due leader dei rispettivi mondiali.
“Però, dai, non facciamola più grande di quello che è: siamo due ragazzi, niente di incredibile. Siamo semplicemente amici”.
E con Sinner?
“Bella storia, ma parlare di amicizia in questo caso forse è troppo. Io chiaramente sono sempre stato un suo tifoso. Dopo la mia vittoria in Brasile dell’altra settimana mi ha contattato. Per farmi i complimenti: lui, a me. Diobò. Non me l’aspettavo, soprattutto non mi aspettavo che fosse così: stragentile, straumile, strasimpatico. Semplicissimo. Mi ha fatto veramente piacere che una star a livello stramondiale – non so neanche che parole usare, scusate – un idolo per tutti, abbia pensato di cercarmi”.
Veramente il ‘Bez’ è qualcuno, eccome: 5 vittorie consecutive nel motomondiale, battendo un certo Marc Marquez e la Ducati, il primato di giri al comando.
“Andiamoci piano, per favore. L’importante è che ci siamo scambiati i numeri di telefono. In questi giorni che lui giocava ed eravamo tutti e due negli Stati Uniti, io e tutta la mia squadra siamo molto appassionati di tennis e di Jannik, gli mandavamo dei messaggi per caricarlo e dirgli in bocca al lupo, fargli i complimenti. Tutto molto naturale, spontaneo. Lui ha fatto altrettanto con me, è un grande appassionato di motori”.
Avete cominciato voi con Valentino a invitare Kimi ai kart e alle gare. Poi Kimi ha invitato Jannik nei circuiti e lo ha fatto girare in pista. Sinner è anche amico di Giovinazzi e Pier Guidi, che gli hanno fatto provare i kart. Ora il cerchio si chiude.
“La cosa che piace a tutti e tre sono i motori, in particolare il kart. Kimi chiaramente anche quando guida quello è un fenomeno, Jannik mi dicono sia veramente bravo. Io ci vado solo ogni tanto, e sicuramente sarò il più scarso: però, dai, proviamoci”.
Kimi ha 19 anni, Jannik ne ha 24, Bezzecchi 28. “Giovani”, vi dicono. Ma quando si diventa “adulti”, in Italia?
“Noi tre lo siamo già da parecchio, adulti: o no? Abbiamo imparato presto a prenderci delle responsabilità, a fare delle scelte decisive per il nostro futuro. Si può crescere in fretta, dipende anche dalle opportunità che ti danno. Poi, naturalmente, l’anagrafe è quella: Kimi, non per screditarlo (dice proprio così, e gli scappa un sorriso ndr) ma è ancora un “ragazzino”. Ed è incredibile quello che sta facendo, per la sua età. Anche Jannik, quando ha cominciato a vincere per davvero, era ancora un ragazzino: nel senso buono, s’intende. Sono una generazione incredibile. Io non ce la faccio a paragonarmi a loro”.
Troppo modesto, Bez.
“Ma no, diciamo che sono più “vecchierello” di loro. Però mi sembra di portarli bene, gli anni in più”.
Quando l’Italia del calcio vinse il suo ultimo mondiale, nel 2006, Marco Bezzecchi aveva ancora 7 anni. Jannik Sinner doveva compierne 5. Kimi Antonelli era nella pancia della mamma.
“È bello sapere che tutti quei bei momenti da condividere, quella felicità da vivere insieme, agli italiani oggi glieli regaliamo noi. Speriamo di continuare a far parte del gruppo, come dice Jannik. Ma che a noi si aggiunga anche la Nazionale, e altri campioni azzurri. Più siamo, meglio è”.