Quel gran genio di Ross Brawn. Con un cacciavite in mano, fa miracoli. Storia dell’inglese che entrò in una officina come semplice meccanico e diventò uno dei grandi (silenziosi) protagonisti della Formula Uno: ingegnere, direttore tecnico, capitano, comandante. “The strategist”. Ventidue titoli iridati vinti, con le squadre e i piloti del paddock. Otto mondiali solo con Michael Schumacher, tra Benetton e Ferrari. Il capolavoro del 2009, quando con una simbolica sterlina acquistò la squadra Honda Racing, trovò dei motori Bmw e riuscì a mettere insieme la Brawn GP, prendendosi il titolo costruttori e quello piloti con Jenson Button (che correva in sieme a Ruben Barrichello). Anche nei successi odierni della Mercedes c’è la sua impronta.
La carriera di Brawn
Settantuno anni, laurea in honoris causa in ingegneria meccanica all’Università delle Marche, dopo essere stato responsabile del progetto Formula 1 dal 2017 al 2022, e aver spento il sogno di quanti lo rivolevano in Ferrari come dir…
Quel gran genio di Ross Brawn. Con un cacciavite in mano, fa miracoli. Storia dell’inglese che entrò in una officina come semplice meccanico e diventò uno dei grandi (silenziosi) protagonisti della Formula Uno: ingegnere, direttore tecnico, capitano, comandante. “The strategist”. Ventidue titoli iridati vinti, con le squadre e i piloti del paddock. Otto mondiali solo con Michael Schumacher, tra Benetton e Ferrari. Il capolavoro del 2009, quando con una simbolica sterlina acquistò la squadra Honda Racing, trovò dei motori Bmw e riuscì a mettere insieme la Brawn GP, prendendosi il titolo costruttori e quello piloti con Jenson Button (che correva in sieme a Ruben Barrichello). Anche nei successi odierni della Mercedes c’è la sua impronta.
La carriera di Brawn
Settantuno anni, laurea in honoris causa in ingegneria meccanica all’Università delle Marche, dopo essere stato responsabile del progetto Formula 1 dal 2017 al 2022, e aver spento il sogno di quanti lo rivolevano in Ferrari come direttore tecnico, si era ritirato a vita privata. Invece. Brawn a sorpresa torna a respirare motori, questa volta sono quelli della MotoGP: è entrato come “consulente strategico” nel cda della Pramac di Paolo Campinoti, team che dai primi anni Duemila è protagonista del motomondiale, a lungo come cantera ducatista (titolo iridato vinto solo 2 anni fa con Jorge Martin) e oggi con la Yamaha. «Sono molto felice di far parte del Cda di Pramac Racing con un incarico non esecutivo», ha detto Brown. «Il motorsport è questione di persone, lavoro di squadra e miglioramento continuo: spero di poter sostenere Paolo e il team, apportando la mia esperienza dove possa essere utile. Pramac ha dato vita a una struttura impressionante con grande spirito e ambizione e sono felice di far parte del suo futuro».
Campinoti: “Gli basterà dare un’occhiata”
Il patron Paolo Campinoti spiega quale sarà il ruolo del nuovo arrivato: «Avete presente Michelangelo quando entra in una bottega di pittori? Ecco. Gli basterà dare un’occhiata. Da lui ci aspettiamo scelte strategiche, la capacità di analizzare e dare valore al progetto, di ispirare e portare nuovo entusiasmo». Il prossimo anno la MotoGP vivrà una rivoluzione tecnica. «E a noi serviva qualcuno che sapesse esaltare le qualità umane del gruppo, per portare Pramac e la Yamaha al livello che meritano. Una missione “impossibile”, che un vecchio amico come lui – con l’occhio che conserva – renderà semplice, naturale. Oltre a darci ancora maggiore visibilità».