Domenica era all’Aquafan di Riccione, a festeggiare i vent’anni dell’amico Kimi Antonelli. «Peccato, ero ancora un po’ zoppo. Ma c’è stato un gemellaggio tra le nostre rispettive compagnie. Ci siamo divertiti». In queste settimane si è messaggiato a lungo con Jannik Sinner: «Mi spiace non vada a New York. Abbiamo imparato entrambi che il corpo a volte ti presenta il conto, quando lo spingi al limite». Kim, Jannik e Bez: «Tre ragazzi normalissimi. Semplici. Che amano il loro lavoro, e il sacrificio quotidiano. Consapevoli di essere fortunati». Marco Bezzecchi ora è in Aragona, è un fine settimana di MotoGp e il campione di Rimini insegue il titolo mondiale. Secondo in classifica a 31 punti dal compagno di squadra in Aprilia, Jorge Martin. Dopo una prima parte della stagione dominata, con 4 successi e 2 secondi posti nelle prime 7 domeniche, è incappato in una serie di sfortunatissimi eventi ed è finito sotto i ferri dopo una caduta al Sachsenring, con conseguenti problemi a spalla e gi…
Domenica era all’Aquafan di Riccione, a festeggiare i vent’anni dell’amico Kimi Antonelli. «Peccato, ero ancora un po’ zoppo. Ma c’è stato un gemellaggio tra le nostre rispettive compagnie. Ci siamo divertiti». In queste settimane si è messaggiato a lungo con Jannik Sinner: «Mi spiace non vada a New York. Abbiamo imparato entrambi che il corpo a volte ti presenta il conto, quando lo spingi al limite». Kim, Jannik e Bez: «Tre ragazzi normalissimi. Semplici. Che amano il loro lavoro, e il sacrificio quotidiano. Consapevoli di essere fortunati». Marco Bezzecchi ora è in Aragona, è un fine settimana di MotoGp e il campione di Rimini insegue il titolo mondiale. Secondo in classifica a 31 punti dal compagno di squadra in Aprilia, Jorge Martin. Dopo una prima parte della stagione dominata, con 4 successi e 2 secondi posti nelle prime 7 domeniche, è incappato in una serie di sfortunatissimi eventi ed è finito sotto i ferri dopo una caduta al Sachsenring, con conseguenti problemi a spalla e ginocchio.
Ma a Silverstone, Bezzecchi, è tornato due volte sul podio. Nonostante il dolore.
«Però non parliamo di sorte avversa: ci sono stati degli errori, li ho pagati. In Inghilterra l’altra settimana la squadra mi ha sostenuto, è andata meglio di quanto sperassi. Bellissimo e difficile: che fatica. Nei giorni seguenti ho sofferto tanto, il ginocchio si è gonfiato di brutto. La spalla adesso va meglio, ma non sono ancora a postissimo».
Un titolo che sembrava già vinto, poi è scivolato come sabbia tra le dita. Adesso?
«Sarebbe una cavolata dire che non ci penso e che non lotterò fino alla morte per vincere il mondiale. Ma ora, in queste condizioni, il primo obiettivo è tornare in forma e provare a vincere una gara. Alla classifica penseremo dopo. Siamo in tanti a giocarcela, vanno tutti forte».
Qualcuno sostiene che tra lei e Martin i rapporti siano tesi. Tutta colpa di quella sciagurata partenza in Ungheria, quando lo spagnolo l’ha buttata giù. E da lì è cominciato il calvario.
«Niente di più falso. La relazione con Jorge è molto buona, andiamo d’accordo e si lavora insieme: le sere, dopo la pista, ci scambiamo i dati. Mi trovo benissimo con la sua squadra. Poi, è ovvio: quando abbassi la visiera del casco diventa un avversario come gli altri».
Marc Marquez non molla mai, implacabile. Dicono che il suo segreto sia che ti entra nella testa.
«Il vero “problema” è che Marquez è molto forte in pista: è veloce, ed è questo che fa la differenza. Poi gli altri sono anche loro forti, però Marquez in questo momento è il campione in carica, ha vinto tanto, e come pilota ha obiettivamente qualcosa in più».
“Kimi, Bez, Italia”: così scriveva Sinner alla fine di marzo dopo aver vinto a Miami per celebrare i trionfi azzurri in giro per il mondo. Poi però lei e Jannik avete avuto qualche problema fisico.
«Ci siamo sentiti spesso, in questo periodo. È sempre bello parlare con lui. Sono molto dispiaciuto non possa giocare gli Us Open, è uno Slam importante però credo ci abbia pensato tanto prima di prendere la decisione di non andare a New York. Da tifoso è un peccato, ma sono sicuro lo abbia fatto per tornare ancora più forte».
Cosa vi hanno insegnato questi infortuni?
«Che c’è sempre un rischio, quando nello sport porti il tuo fisico all’estremo per arrivare al massimo della prestazione. Ma siamo entrambi consapevoli della fortuna che abbiamo a fare del nostro sport un lavoro. E sappiamo che è fondamentale trattare bene il nostro fisico, averne rispetto: perché quando finisce la carriera sportiva, c’è ancora una vita davanti».
Il calcio è in crisi profonda, avete cambiato il volto dello sport italiano. Kimi, Bez, Jannik: cosa vi accomuna?
«Forse è il modo di essere: tre ragazzi normalissimi. Semplici. Che pensano al lavoro, disponibili a sacrificarsi. Tre ragazzi che seguono le loro passioni e cercano di dare tutto. Ma che, famosi o no, rimangono normalissimi. E poi, ci sono tanti atleti italiani che vanno bene. Penso a quelli dell’atletica leggera, o ai risultati fantastici delle ultime Olimpiadi invernali: ho la fortuna di conoscere Federica Brignone, è fantastica».
Ma in Formula 1 lei tifa Kimi o Ferrari?
«Come faccio da italiano a non tifare Ferrari? È la nostra storia, il nostro orgoglio. E poi ha due piloti che mi piacciono moltissimo. Però Kimi è un amico vero e gli voglio bene: ci conosciamo da un bel po’ di anni, tramite i kart e Valentino, nel corso del tempo questo rapporto è cresciuto. È simpaticissimo, stra-umile, veramente un bravo ragazzo. Al Mugello ho conosciuto la mamma, che bella famiglia. Insomma, se vince sono stra-contento».
E quando torna a vincere, il Bez?
«Speriamo presto. Ma la vittoria non deve essere un’ossessione: l’importante è dare tutto quello che hai dentro, sempre».