ROMA - Un viaggio nel Texas hold'em che, paradossale per un gioco apparentemente statico, viene visto quasi come un fatto agonistico. E' questo il messaggio che trasmette ''Dal Texas Hold'em a Las Vegas'', un libro di Claudio Zecchin e Paolo Franci in cui Luca Pagano si racconta, dagli inizi fino alla massima onorificenza, la nomina a 'Player of the year' nel 2008 agli European poker tour awards di Barcellona. Quel 'winner is... Luca Pagano' è un punto di arrivo ed al tempo stesso di partenza per un ragazzo che non si è accontentato della tranquilla gestione di una discoteca nella provincia di Treviso, ma che ha avuto il coraggio di puntare al massimo, arrivando al picco nel professionismo del poker.
Tornando al fatto agonistico, è interessante come Pagano paragoni in un certo senso il giocatore di poker con il pugile. Nessun ambiente ovattato dove la crescita avviene quasi di diritto, ma la legge della strada, la voglia di emergere dai bassifondi proprio come avviene nel mondo della boxe. Il libro è un viaggio di Pagano che parte dalla casualità, da un viaggetto con gli amici a Nova Gorica. Qui la folgorazione: c'è Janosch, il primo dealer della sua carriera che ne individua, pur nella sconfitta, delle notevoli qualità; c'è Janos e la sua bella Lotus, il primo navigato giocatore che fa scattare in Luca la scintilla per la scelta drastica di mollare tutto e partire per l'avventura americana.
Qui torna il paragone con la boxe: gli inizi stentati, il tremendo ambiente del Bicycle Casinò di Bell Garden a Los Angeles, con i giocatori orientali che sembrano invasati, le urla, le chips unte che scivolano tra le mani. Insomma, una straordinaria palestra di vita, che forgia Pagano che, una volta arrivato finalmente all'Mgm Grand di Las Vegas, si sente un po' come Ray Sugar Leonard che in quegli alberghi combatteva incontri mitici per il titolo Mondiale. Oltre che di sport, grande appassionato di cinema, Pagano si concede numerose citazioni cinematografiche per spiegare le caratteristiche curiose del poker. Dall'individuazione del 'pollo', al fattore scaramantico. Allo stesso campione è capitato di sentirsi come il ragionier Ugo Fantozzi quando è costretto a toccare il sedere al Mega Direttore al tavolo verde: stava dominando un avversario, poi alle presentazioni scopre trattarsi del figlio del proprietario di PokersStars, diventa piccolo piccolo e muta atteggiamento. Inoltre ci sono consigli, anche comportamentali, per chi vuole iniziare, la ricerca di uno stile, magari nella speranza che a quel 'the winner is...'' un giorno possa seguire il proprio nome.
Tornando al fatto agonistico, è interessante come Pagano paragoni in un certo senso il giocatore di poker con il pugile. Nessun ambiente ovattato dove la crescita avviene quasi di diritto, ma la legge della strada, la voglia di emergere dai bassifondi proprio come avviene nel mondo della boxe. Il libro è un viaggio di Pagano che parte dalla casualità, da un viaggetto con gli amici a Nova Gorica. Qui la folgorazione: c'è Janosch, il primo dealer della sua carriera che ne individua, pur nella sconfitta, delle notevoli qualità; c'è Janos e la sua bella Lotus, il primo navigato giocatore che fa scattare in Luca la scintilla per la scelta drastica di mollare tutto e partire per l'avventura americana.
Qui torna il paragone con la boxe: gli inizi stentati, il tremendo ambiente del Bicycle Casinò di Bell Garden a Los Angeles, con i giocatori orientali che sembrano invasati, le urla, le chips unte che scivolano tra le mani. Insomma, una straordinaria palestra di vita, che forgia Pagano che, una volta arrivato finalmente all'Mgm Grand di Las Vegas, si sente un po' come Ray Sugar Leonard che in quegli alberghi combatteva incontri mitici per il titolo Mondiale. Oltre che di sport, grande appassionato di cinema, Pagano si concede numerose citazioni cinematografiche per spiegare le caratteristiche curiose del poker. Dall'individuazione del 'pollo', al fattore scaramantico. Allo stesso campione è capitato di sentirsi come il ragionier Ugo Fantozzi quando è costretto a toccare il sedere al Mega Direttore al tavolo verde: stava dominando un avversario, poi alle presentazioni scopre trattarsi del figlio del proprietario di PokersStars, diventa piccolo piccolo e muta atteggiamento. Inoltre ci sono consigli, anche comportamentali, per chi vuole iniziare, la ricerca di uno stile, magari nella speranza che a quel 'the winner is...'' un giorno possa seguire il proprio nome.