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Poker online, operazione Fbi
arresti e conti sequestrati

I fondatori dei maggiori siti mondiali del tavolo verde digitale accusati di frode bancaria, riciclaggio di denaro e gioco d'azzardo illegale. Oltre ai domini dei provider, sequestrati 75 conti bancari utilizzati per le transazioni delle poker room. Rischiano sino a 30 anni di carcere di GIANLUCA MORESCO
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IL MONDO del gioco Usa sotto shock. L'FBI ha infatti sequestrato i domini di cinque operatori di poker online negli Stati Uniti. Si tratta di veri e propri colossi del poker on line, aziende che stanno monopolizzato il mercato mondiale del gioco gestendo transazioni per miliardi di dollari. Tra questi anche Pokerstars.com, Fulltiltpoker.com e Absolutepoker.com. "L'accusa - spiega Fabio Felici, direttore dell'agenzia specializzata sul gioco Agicos - è di aver violato la legge americana sull'online. I fondatori dei maggiori siti di poker online sono stati accusati infatti di frode bancaria, riciclaggio di denaro e gioco d'azzardo illegale. Oltre ai domini dei provider, sono stati sequestrati 75 conti bancari utilizzati per le transazioni delle poker room.

L'operazione è stata portata avanti dal Dipartimento di Giustizia Americano. Il Pubblico Ministero del distretto Sud dello Stato di New York e l'FBI hanno spiccato i mandati d'arresto per i manager. Al centro dell'inc…
IL MONDO del gioco Usa sotto shock. L'FBI ha infatti sequestrato i domini di cinque operatori di poker online negli Stati Uniti. Si tratta di veri e propri colossi del poker on line, aziende che stanno monopolizzato il mercato mondiale del gioco gestendo transazioni per miliardi di dollari. Tra questi anche Pokerstars.com, Fulltiltpoker.com e Absolutepoker.com. "L'accusa - spiega Fabio Felici, direttore dell'agenzia specializzata sul gioco Agicos - è di aver violato la legge americana sull'online. I fondatori dei maggiori siti di poker online sono stati accusati infatti di frode bancaria, riciclaggio di denaro e gioco d'azzardo illegale. Oltre ai domini dei provider, sono stati sequestrati 75 conti bancari utilizzati per le transazioni delle poker room.

L'operazione è stata portata avanti dal Dipartimento di Giustizia Americano. Il Pubblico Ministero del distretto Sud dello Stato di New York e l'FBI hanno spiccato i mandati d'arresto per i manager. Al centro dell'inchiesta la violazione dell'UIGEA l'Unlawful Internet Gambling Enforcement Act voluto nel 2006 dal governo Bush. La legge era stata studiata per sradicare il gioco d'azzardo online proibendo alle banche Usa e alle compagnie che gestiscono carte di credito,  di trasferire fondi tra siti web di casinò registrati all'estero e i giocatori residenti in America. I reati contestati sono infatti "Cospirazione per violare l'UIGEA", "Violazione dell'UIGEA", "Gestione di gioco online illegale", "Riciclaggio illegale di Denaro". In sintesi il rischio non è solo di una salata ammenda, i manager messi sotto accusa possono infatti subire condanne fino a trent'anni di prigione.
 
I primi passi dell'operazione condotta dall'Fbi risalgono a due anni fa, quando le poker room avrebbero architettato un efficace sistema per aggirare i regolamenti statunitensi in materia di transazioni. Al centro della frode sarebbero infatti finiti piccoli istituti di credito in difficoltà, disposti a chiudere un occhio in cambio di investimenti. E' questo il caso della banca SunFirst dello Utah che avrebbe dato il via  a operazioni i cui bonifici erano consapevolmente frutto di gioco on line, in cambio di un reinvestimento di parte del denaro nella stessa banca. "Questi imputati, ben sapendo che i loro affari con i clienti statunitensi e le banche degli Stati Uniti erano illegali, hanno provato a truccare le carte", ha spiegato il Vice Direttore dell'FBI Janice Fedarcyk. Una truffa colossale ai danni del governo Usa che proprio in queste settimane sta discutendo un nuovo progetto di legge che regolamenti il gioco on line. E proprio mentre si sbandieravano accordi tra alcuni dei maggiori casinò di Las Vegas come il Wynn e le piattaforme di gioco digitali, le autorità hanno spazzato via in una notte il gioco di milioni di americani.

Collegandosi ai siti messi sotto sequestro, i giocatori statunitensi hanno trovato le spiegazioni del blocco ai siti, fornite dalle stesse autorità. Attimi di smarrimento, seguiti da una furiosa corsa ai rispettivi conti, per paura di vedere bloccati i propri fondi. In alcuni casi si parla di milioni di dollari giocati quasi ogni notte. Molto distanti da quanto al contrario avviene in Italia, considerata, una volta tanto, all'avanguardia nella legge studiata e applicata dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato in materia di "Gioco a distanza".

Il procuratore di Manhattan Preet Bharara ha spiegato dettagliatamente il sistema che ha visto protagoniste le società specializzate nel poker on line. Le aziende di fatto accettavano pagamenti da giocatori americani e poi facevano risultare che quel traffico di denaro fosse da ricondursi a operazioni commerciali in realtà inesistenti. Evidente la preoccupazione dei manager che non pensavano a un'azione di tale portata da parte del governo Usa, soprattutto in vista dei prossimi accordi sul gioco on line. Nella dichiarazione di Full Tilt Poker si legge come "... il gioco con soldi veri sia stato sospeso. Tuttavia, Full Tilt Poker continuerà a fornire servizi di poker online usuali al di fuori degli Stati Uniti...". Tra gli indagati dell'azienda Usa Ray Bitar e Nelson Burtnick. Tra i primi giocatori a reagire all'azione dell'Fbi, Tom "Durrrr" Dwan, giocatore tra i più famosi al mondo e conosciuto anche dagli appassionati italiani che abitualmente seguono le sue partite nei programmi televisivi specializzati: "Sarei preoccupato di non essere pagato..." il laconico commento lasciato su Twitter.

La polizia federale americana venerdì notte ha arrestato nell'ambito della stessa inchiesta John Campos, vice presidente di un piccolo istituto di credito che avrebbe accettato transazioni legate al gioco on line, in cambio di un compenso personale di 20mila dollari e di un investimento di dieci milioni sulla banca. In manette anche Chad Elie, che sempre secondo l'accusa, avrebbe fatto da intermediario tra la banca e le poker room. Francia e Italia ora potrebbero intensificare i controlli su alcuni operatori di poker operanti nei propri paesi e coinvolti dalla vicenda Usa. Le verifiche tenderebbero al controllo del rispetto della normativa che prevede che gli operatori non abbiano pendenze con la giustizia.

Negli Usa un precedente simile, relativo all'intervento del Dipartimento di Giustiza nei confronti del gioco on line, è legato all'arresto dell'indiano Anurag Dikshit cofondatore di PartyGaming. Nel 2009 riuscì a evitare un lungo periodo di detenzione, in cambio di una multa da 300 milioni di dollari. Alla fine, solo una questione di prezzo.