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Alle World Series
è sfida tra epoche

A Las Vegas di grinder moderni giocheranno contro miti dei primi anni settanta come Doyle Brunson e Amarillo Slim. Non manca la truppa italiana, Max Pescatori l'uomo di punta

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ROMA - Un mondiale con Pelè, Maradona e Piola a darsi battaglia insieme a Messi e Cristiano Ronaldo. Roba da fantacalcio. Nel poker, però, un campionato simile è possibile e andrà in scena fino alla metà di luglio, per concludersi dopo la pausa estiva con la finale di novembre. Sono le World Series of Poker, la grande competizione che ogni anno porta a Las Vegas l'intero mondo del gioco. Al tavolo player di ogni età e nazione, con la possibilità anche di sfidare i campioni che stanno sulle foto in bianco e nero degli almanacchi. I vari Doyle Brunson e Amarillo Slim saranno fronteggiati dai grinder moderni, che storpiano la propria identità con buffi nickname on line e che hanno stravolto le vecchie strategie del poker con un gioco più aggressivo e spregiudicato. Tutte le generazioni si confronteranno in una festa della Sin City, che l'anno scorso portò l'Italia a un passo dal podio, grazie a Filippo Candio. Il sardo, quarto in un Main Event giocato da oltre seimila giocatori, tornò con un montagna di milioni di dollari e la fama paragonabile a quella di un campione Nba, con tanto di giorni e giorni di interviste.

Il torneo che nel 1970 iniziò con solo sei giocatori al tavolo e mise sul piatto una semplice coppa si è infatti evoluto. E si è trasformato in un grandioso spettacolo del gioco, in grado di offrire una sfida pokeristica di un livello impressionante. Qualche numero della passata edizione può aiutarci a far capire di cosa stiamo parlando: oltre 70.000 iscrizioni, con premi per più di 180 milioni dollari, che sono frusciati sotto l'occhio attento delle telecamere di tutto il globo. Il palinsesto della 42a edizione delle Wsop prevede 58 tornei distinti in tutte le varianti del poker, con quote d'iscrizione che vanno da 500 a 50.000 dollari per evento. Il teatro di questo spettacolo sarà ancora il Rio, mitico casinò della Sin City dove 380 tavoli saranno occupati 24 ore su 24. Mancano solo i player, che arriveranno da ben 115 nazioni e, purtroppo per loro, saranno costretti per regolamento a parlare solo inglese.

E adesso tocca anche agli italiani, che hanno l'ennesima chance di far vedere che in questo gioco la sanno lunga. Lontani dalle vicende del "Black Friday" e dal conseguente blocco del poker su internet messo in atto negli Usa, la truppa azzurra può giocarsi le proprie carte concentrandosi solo sul tavolo. L'American dream ha già fatto attraversare l'oceano a decine dei nostri migliori player, e tra i primi a salpare c'era anche il Pirata, Max Pescatori. Dovendo puntare un dollaro su quale italiano potrebbe portarsi a casa un braccialetto (il prestigioso premio che viene assegnato a chi vince uno degli eventi delle Wsop) il capitano del team GDpoker sarebbe senza dubbio la scelta più sensata. Forte di un'esperienza decennale Pescatori ha già strappato due successi alle World Series e dopo sette anni vissuti nel Nevada ormai è uno di casa. Da buon player ha cominciato la sua preparazione già qualche settimana fa, con qualche scambio nei tavoli cash per tenere a buon rodaggio i suoi colpi migliori. Tra un Doyle Brunson, che sotto le rughe da settantenne nasconde dieci titoli mondiali, e la massa di giovani grinder che dominano sempre di più queste competizioni, il Pirata deve sfoderare il meglio del suo repertorio.
 
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