ROMA - Ha ventitré anni il giocatore che l'Italia del poker attendeva come il Messia. Rocco Palumbo piazza il primo vero colpo per la spedizione azzurra alle World Series of Poker di Las Vegas, vincendo quel braccialetto che non riuscivamo a indossare dal 15 giugno del 2008. E' stato il giorno del bis centrato da Max Pescatori, quando il poker in Italia non era ancora un gioco così popolare e ai Campionati del Mondo eravamo sempre "pochi ma buoni". In quattro anni la stessa parola "poker" ha assunto un significato molto diverso, passando dal classico circolo di quartiere alle tv nazionali per finire nei documenti dei parlamentari italiani ed europei.
Quattro anni di boom che però non hanno portato risultati altrettanto importanti nei campionati del mondo di Las Vegas. Per carità, da Candio ad Isaia, da Limongi a Baldassari, c'è stato senza dubbio chi ha fatto sognare gli appassionati di questo gioco, ma per vedere la vittoria di un italiano è stato necessario attendere fino all'evento 44 di questa edizione delle Wsop. Palumbo era uno dei circa 3.000 iscritti al torneo, uno dei tanti ad ambire ai 464mila dollari messi in palio al Rio Hotel, sede dei campionati.
La legge dei grandi numeri vuole che in eventi del genere la fortuna abbia un ruolo nella favola che ti porta a vincere il torneo della vita, ma "Roccoge", questo il suo nickname, ha mostrato di essere uno con le caratteristiche del "combattente da tavolo". Il giovanissimo papà ha infatti tenuto psicologicamente quando nel day2 (con la strada verso la vittoria lontana ancora una vita) ha messo in gioco la sua strategia aggressiva con due bluff andati male. Due brutti colpi, di quelli che solitamente fanno "tiltare" i giocatori. E proprio in questa fase Palumbo ha mostrato la sua pelle dura tenendo fino all'heads up conclusivo contro lo statunitense Robinson.
"E' un po' una sua caratteristica - ci spiega Carlotta Ceccatelli, sua compagna di squadra nel team Winga -. Ho giocato spesso contro di lui e ho capito che se crede in una mano si gioca il piatto fino in fondo. Ma è anche vero che buttarlo giù moralmente è impossibile". Giovane, coraggioso, ma con la testa sulle spalle. Ecco le prime caratteristiche del campione che salva una spedizione finora un po' avara di emozioni per la truppa italiana, fatta eccezione per i due final table di Longobardi e Baldassari. Ma con quasi una ventina di eventi ancora da giocare si può osare ancora di più. Il torneo più atteso è il final table, quello che mette in palio decine di milioni di dollari. Gli italiani ovviamente saranno "pochi ma buoni", e grazie a Palumbo avranno molta più fiducia.
Quattro anni di boom che però non hanno portato risultati altrettanto importanti nei campionati del mondo di Las Vegas. Per carità, da Candio ad Isaia, da Limongi a Baldassari, c'è stato senza dubbio chi ha fatto sognare gli appassionati di questo gioco, ma per vedere la vittoria di un italiano è stato necessario attendere fino all'evento 44 di questa edizione delle Wsop. Palumbo era uno dei circa 3.000 iscritti al torneo, uno dei tanti ad ambire ai 464mila dollari messi in palio al Rio Hotel, sede dei campionati.
La legge dei grandi numeri vuole che in eventi del genere la fortuna abbia un ruolo nella favola che ti porta a vincere il torneo della vita, ma "Roccoge", questo il suo nickname, ha mostrato di essere uno con le caratteristiche del "combattente da tavolo". Il giovanissimo papà ha infatti tenuto psicologicamente quando nel day2 (con la strada verso la vittoria lontana ancora una vita) ha messo in gioco la sua strategia aggressiva con due bluff andati male. Due brutti colpi, di quelli che solitamente fanno "tiltare" i giocatori. E proprio in questa fase Palumbo ha mostrato la sua pelle dura tenendo fino all'heads up conclusivo contro lo statunitense Robinson.
"E' un po' una sua caratteristica - ci spiega Carlotta Ceccatelli, sua compagna di squadra nel team Winga -. Ho giocato spesso contro di lui e ho capito che se crede in una mano si gioca il piatto fino in fondo. Ma è anche vero che buttarlo giù moralmente è impossibile". Giovane, coraggioso, ma con la testa sulle spalle. Ecco le prime caratteristiche del campione che salva una spedizione finora un po' avara di emozioni per la truppa italiana, fatta eccezione per i due final table di Longobardi e Baldassari. Ma con quasi una ventina di eventi ancora da giocare si può osare ancora di più. Il torneo più atteso è il final table, quello che mette in palio decine di milioni di dollari. Gli italiani ovviamente saranno "pochi ma buoni", e grazie a Palumbo avranno molta più fiducia.