Aprile è il più crudele dei mesi, d’accordo. Ma che cosa vogliamo dire di gennaio, per i tifosi di calcio? Del vento freddo che solleva di nuovo le loro fantasie verso il cielo? In un tempo che facciamo fatica a ricordare dopo il mercato estivo era quasi fatta. C’era quello “di riparazione” a novembre, ma una cosa veloce, limitata a giocatori non ancora scesi in campo. Ora si riaprono tutti i banchi, i portafogli, i cuori alla speranza. Si sente dire: Fiorentina e Genoa possono ancora salvarsi, se ne cambiano sette. Milan e Roma agganciare e superare le rivali se inseriscono un centravanti. Ora: può darsi, ma bisognerebbe considerare che a scegliere saranno gli stessi che avevano quasi confezionato il lussuoso scambio Gimenez-Dovbyk (detti anche Poteto-Potato), incuranti della regola per cui invertendo i gatti di marmo il prodotto non cambia. E che, per rimediare, hanno portato Nkunku e Ferguson. Adesso pare tocchi a Füllkrug (Ferguson al quadrato) e a quel gran nove e mezzo di Zirkze…
Aprile è il più crudele dei mesi, d’accordo. Ma che cosa vogliamo dire di gennaio, per i tifosi di calcio? Del vento freddo che solleva di nuovo le loro fantasie verso il cielo? In un tempo che facciamo fatica a ricordare dopo il mercato estivo era quasi fatta. C’era quello “di riparazione” a novembre, ma una cosa veloce, limitata a giocatori non ancora scesi in campo. Ora si riaprono tutti i banchi, i portafogli, i cuori alla speranza. Si sente dire: Fiorentina e Genoa possono ancora salvarsi, se ne cambiano sette. Milan e Roma agganciare e superare le rivali se inseriscono un centravanti. Ora: può darsi, ma bisognerebbe considerare che a scegliere saranno gli stessi che avevano quasi confezionato il lussuoso scambio Gimenez-Dovbyk (detti anche Poteto-Potato), incuranti della regola per cui invertendo i gatti di marmo il prodotto non cambia. E che, per rimediare, hanno portato Nkunku e Ferguson. Adesso pare tocchi a Füllkrug (Ferguson al quadrato) e a quel gran nove e mezzo di Zirkzee.
L’ansia di cambiare
Quel che rileva non è il caso particolare, ma la tendenza generale. Non si sta fermi, si cambia continuamente, tutto e tutti. In campo come nella vita. Le sostituzioni, per dire. Nel monolitismo anni Sessanta, soltanto per infortunio. Per coincidenza, insieme al divorzio è arrivata la possibilità di portare in panchina il quattordicesimo uomo, sancendo il legittimo diritto di non vincolarsi a uno sbaglio. Poi si è passati a tre subentri, ora siamo a cinque. Si dice che un allenatore è bravo perché “sa leggere le partite” e “operare i cambi”. Da un altro punto di vista è uno che sbaglia la formazione iniziale. Dare l’opportunità di correggere una scelta errata è un bene. Poter modificare tutto, a ogni passo, un vizio che non stimola l’attenzione.
Il gioco dei pacchi
Che sia la società ad avere spinto il calcio in questa direzione è più probabile del contrario. Una piccola riprova è lo straordinario successo di un gioco a premi, Affari tuoi, dove il concorrente ha in dote un pacco e gli viene offerta di continuo la possibilità di cambiarlo, cosa che spesso accetta. Molte volte finisce che se avesse tenuto ciò che aveva, se tutto il gran via vai di scelte che in apparenza modificano il destino non fosse neppure iniziato, l’esito sarebbe stato identico. Ecco, il mercato di gennaio può cambiare le sorti di una squadra, magari non con l’algoritmo o il pendolino, ma con l’intelligenza naturale. O può essere un frenetico spostamento di pacchi che lascia squadre diversamente imperfette, rimette il risultato alla fortuna e arricchisce gli agenti. Affari loro.