Ha ragione Maurizio Sarri. Stavolta. Bisognerebbe lasciare in pace gli allenatori alla vigilia delle partite, invece di tormentarli con i microfoni: il giorno prima e addirittura un’ora prima. Fermereste un chirurgo mentre si prepara nell’anticamera della sala operatoria per sapere che sensazioni ha sull’intervento? Che ferri intende usare? Se il paziente attraversa un momento buono o difficile? Che cosa poterebbe mai dire? E l’allenatore? Idem. Senza neppure verificare le dichiarazioni del fine settimana in corso, eccole, immaginabili: «L’abbiamo preparata bene, ma ora si tratta di vedere sul campo». «Rispettiamo l’avversario, è una squadra che sa sempre rendersi pericolosa. No, non saprei quale giocatore togliere loro, sono tutti bravi». «Il mercato? Lo fa la società. Io alleno i ragazzi che ho e questo è un buon gruppo, che sta lavorando seriamente, nessuno escluso. Poi, certo, se si presenta qualche occasione per rinforzare la rosa, la coglieremo, di comune accordo». Nel dopoparti…
Ha ragione Maurizio Sarri. Stavolta. Bisognerebbe lasciare in pace gli allenatori alla vigilia delle partite, invece di tormentarli con i microfoni: il giorno prima e addirittura un’ora prima. Fermereste un chirurgo mentre si prepara nell’anticamera della sala operatoria per sapere che sensazioni ha sull’intervento? Che ferri intende usare? Se il paziente attraversa un momento buono o difficile? Che cosa poterebbe mai dire? E l’allenatore? Idem. Senza neppure verificare le dichiarazioni del fine settimana in corso, eccole, immaginabili: «L’abbiamo preparata bene, ma ora si tratta di vedere sul campo». «Rispettiamo l’avversario, è una squadra che sa sempre rendersi pericolosa. No, non saprei quale giocatore togliere loro, sono tutti bravi». «Il mercato? Lo fa la società. Io alleno i ragazzi che ho e questo è un buon gruppo, che sta lavorando seriamente, nessuno escluso. Poi, certo, se si presenta qualche occasione per rinforzare la rosa, la coglieremo, di comune accordo». Nel dopopartita si sbrocca, si «accompagnano i morti» e si maledice il Var. Prima, la fiera del nulla.
Comunicare bene
Eppure la dichiarazione è il feticcio di questo tempo, non si passa la frontiera dell’attenzione pubblica se non si ha qualcosa da dichiarare. Si sta perdendo il conto degli elogi a Chivu perché «comunica bene». Non vince gli scontri diretti, però li spiega, prima e dopo. Si esige un’affermazione qualsiasi da chiunque e in qualsiasi momento: dai presunti responsabili di una strage si pretende di sapere se si scusano, dai parenti delle vittime se perdonano, dagli inquirenti se ne terranno conto. E il processo alle intenzioni è fatto. Si vuole un risultato prima che la gara cominci, almeno un pronostico, un’impressione. Come intende fermare Yildiz? O un’eventuale emorragia? E una stretta sui manifestanti iraniani? Ci sono allenatori più propensi a rispondere alla 2 o alla 3, altri che abbassano la testa e caricano con un interminabile e poco comprensibile discorso sui minimi sistemi, altri ancora che si fanno squalificare pur di mandare il vice al posto loro. Ai giornali bastava un titolo l’indomani, alle tv uno per edizione dei notiziari, il web lo reclama ogni dieci secondi. In assenza di fatti, opinioni, anche vaghe o fuori luogo. Ci sono disponibili fornitori. Se uno chiede a Italo Bocchino, per dire, sicuramente gli verrà detto se sia meglio cedere Lucca o Lang, oppure se sia opportuna una laparoscopia prima dell’intervento. Sulla possibile scissione a destra, va da sé. Tormentate lui, ma per favore lasciate in pace Sarri, che deve lavorare.