Come altri prima di me, ma con un cambio di lettera finale, sogno la Rivoluzione Liberali. Scriveranno poi gli storici che prese il nome da Mattia, ala-fantasista sbolognata dal Milan (quale destino per Silvio: l’ennesima promessa non realizzata) e approdata, dopo un brillante passaggio al Catanzaro in serie B, al Como europeo.
L’avamposto italiano
Di quella squadra esterofila rappresentò l’avamposto italiano destinato a fare scuola, esempio, classifica. Non per sovranismo, ma perché la solfa del ritorno al calcio di strada, riapertura degli oratori, chiusura delle frontiere, responsabilità degli agenti, nostalgia delle proprietà nostrane e lasciateli dribblare con la chitarra tra le mani sono ragazzi italiani, doveva pur essere messa a tacere. Lo capirono, incredibile se non ci fossero immagini d’archivio a mostrarlo, anche i media e la gente. Gli stessi che, ancora nel 2026, all’alba della Rivoluzione Liberali, davano di matto per equivalenti come Mora (garantisce Mourinho) o Mastan…
Come altri prima di me, ma con un cambio di lettera finale, sogno la Rivoluzione Liberali. Scriveranno poi gli storici che prese il nome da Mattia, ala-fantasista sbolognata dal Milan (quale destino per Silvio: l’ennesima promessa non realizzata) e approdata, dopo un brillante passaggio al Catanzaro in serie B, al Como europeo.
L’avamposto italiano
Di quella squadra esterofila rappresentò l’avamposto italiano destinato a fare scuola, esempio, classifica. Non per sovranismo, ma perché la solfa del ritorno al calcio di strada, riapertura degli oratori, chiusura delle frontiere, responsabilità degli agenti, nostalgia delle proprietà nostrane e lasciateli dribblare con la chitarra tra le mani sono ragazzi italiani, doveva pur essere messa a tacere. Lo capirono, incredibile se non ci fossero immagini d’archivio a mostrarlo, anche i media e la gente. Gli stessi che, ancora nel 2026, all’alba della Rivoluzione Liberali, davano di matto per equivalenti come Mora (garantisce Mourinho) o Mastantuono (scartato da Mourinho); carichi di masochista passione per Alajbegovic («ci ha buttati fuori dal mondiale») e pronti a incoronare Oulai («ho visto un re, ah beh, sì beh»).
Le ragioni di Maldini e Fabregas
Fu l’ultimo anno in cui si concepirono partite di giro come dare in prestito Raimondo e prendere in prestito Dovbyk. Venne il sospetto che gli ottimi risultati delle varie Under fossero dovuti alla presenza di talenti e che quelli non dovessero essere sotterrati per non perderli, ma usati per non perdere. Per divertirsi, Fabregas si fece comprare una Next Gen e, anziché farla a brandelli e plusvalenze, le cucì uno scudetto sulle maglie. Fu chiaro che a quei giovani bisognava dare fiducia e insistere, fino a farli diventare uomini. Che il timore di bruciarli era stato un alibi per non accenderli. Che andavano capiti: anche Pirlo fu spostato avanti e indietro, primo violino o trequartista, prima di issarlo sul podio a dirigere l’orchestra. Venne il sospetto che Maldini, se non aveva tutte le ragioni, non aveva di certo tutti i torti. Basterebbe non confondere brutti caratteri e belle idee. Quando abbiamo cominciato a giocare, facendo le parti sceglievamo la creatività, non l’affidabilità. E davamo palla ai migliori. Quando abbiamo fatto finta di dimenticarcene?
Poi, come spesso in epoche precedenti, venne la Restaurazione, con affermazioni tipo: «A 38 anni si è Acerbi» e: «I campionati, come le elezioni, si vincono al centro» (del campo), con passaggi laterali soprattutto indirizzati a destra. O forse questo successe nel 2026 e la rivoluzione Liberali la fece, come molti, da anziano.